Nosso Lar: la via spirituale oltre il tabù della morte
Un viaggio oltre il tabù della morte con "Nosso Lar" di Chico Xavier. Tra letteratura, spiritismo e la riscoperta del dialogo interiore.

Un viaggio oltre il tabù della morte con "Nosso Lar" di Chico Xavier. Tra letteratura, spiritismo e la riscoperta del dialogo interiore.

Nosso Lar: la nuova dimora, il luogo dei disincarnati o, se preferite, dei defunti. Di coloro che furono e non sono più, poiché l’anima – per molti – vive tante esistenze; maschere che, quando sopraggiunge la morte, si frantumano per sempre in vista di una nuova “e miglior vita”.
Concetti, questi, che chi vive un’esistenza incentrata sul materialismo ed è devoto unicamente al dio (o demone) del consumismo tende a biasimare e deridere. D’altronde li si associa a una mentalità arcaica, vittima dell’ignoranza di un’epoca e di pensieri religiosi anacronistici. Ma coloro che, al contrario, scelgono la via spirituale nonostante una tecnologia e un progresso che sembrano metterla in ombra, come affrontano il grande tabù della morte e il suo fantomatico oltre?
Prima di provare a rispondere a questa domanda, parliamo del libro Nosso Lar e del suo autore: Chico Xavier, uno dei più importanti medium brasiliani dello scorso secolo. Xavier comunicava con le anime attraverso la psicografia (la scrittura automatica). Il suo romanzo è infatti una lunga scrittura automatica guidata da un disincarnato, André Luiz, che parla della colonia spirituale dove la sua anima è giunta. Il romanzo, pubblicato nel 1944, divenne un best-seller: ne sono state vendute oltre 25 milioni di copie ed è stato tradotto in 17 lingue. Nosso Lar è il primo e più noto libro della collana “La vita nel mondo spirituale”, composta da 13 titoli.
L’oltre di André Luiz è sorprendentemente simile al mondo umano. Vi si trovano ospedali, uffici e persone che lavorano svolgendo mansioni varie, proprio come nella nostra realtà. Questo tipo di rappresentazione dell’aldilà ci fu raccontato, in Italia, anche da Dino Buzzati ne “Lo strano viaggio di Domenico Molo”, un breve racconto del 1933 in cui un dodicenne caduto in coma si ritrova dall’altra parte, immerso nella vita di sempre, con tanto di tribunale pronto a giudicarlo.
Un’atmosfera analoga si respira anche nel celebre film incompiuto di Federico Fellini, “Il viaggio di G. Mastorna”, dove il protagonista si risveglia in una dimensione del tutto simile a quella dei vivi. È come se il nostro stesso mondo venisse riproposto alle anime, seppur purificato dai limiti della materia e governato da una concezione spirituale più rigorosa, etica e giusta.

L’illuminazione dell’anima, sia attraverso le prove dell’esistenza terrena che nell’aldilà, resta l’obiettivo principale. È il percorso di André Luiz: un medico che in vita non ha saputo sfruttare adeguatamente l’occasione dell’esistenza terrena e si ritrova, inizialmente, nell’Umbral. Questa dimensione inferiore – una sorta di purgatorio – lo costringe a espiare le proprie colpe insieme ad altre anime ribelli e ignave. Solo in un secondo momento, grazie a un primo barlume di reale presa di coscienza dei propri errori, Luiz viene salvato e accolto a Nosso Lar dalla sua guida spirituale.
Il romanzo, fortemente influenzato dallo spiritismo e in particolare dal celebre “Il libro degli spiriti” di Allan Kardec, si muove costantemente tra filosofia e metafisica. Il suo obiettivo è dare risposte concrete, riproducendo sulla pagina scritta ciò che lo stesso Chico Xavier faceva per le tantissime persone che lo consultavano nel tentativo di comunicare con i propri cari.
Quella di Xavier resta una figura controversa, esattamente come lo sono state molte personalità simili agli occhi dell’opinione pubblica e della scienza: da Gustavo Rol a Roberto Setti, solo per citarne alcuni. Il Novecento è stato un periodo fertile per sensitivi e medium, tanto che oggi sembrerebbe quasi che figure di questo tipo siano scomparse. Scrivo “sembrerebbe” perché, in realtà, il web ha fatto emergere nuove personalità capaci di destare un enorme interesse. Su tutte, spiccano i nomi di Susi Gallesi e Sonia Benassi. Entrambe raccontano di comunicare con le anime sin da bambine e di scorgere negli animali esseri spiritualmente elevati, particolarmente cari al divino. Le innumerevoli testimonianze concordano su un punto: hanno aiutato tantissime persone a riconnettersi con i propri cari, offrendo un supporto fondamentale soprattutto a quei genitori devastati dalla perdita di un figlio.
Questo tipo di realtà genera da sempre accesi dibattiti sulla reale natura di simili facoltà, interrogativi che hanno affascinato anche grandi maestri della nostra cultura, come Franco Battiato, da sempre attenti alla ricerca e alla saggistica spirituale. Per esperienza personale, ho avuto modo di conoscere Susi Gallesi e ne sono rimasto profondamente colpito. Attraverso una canalizzazione con la figura di mio padre, è riuscita a descrivere alla perfezione una mia delicata situazione personale e il mio stato d’animo di allora, riferendomi dettagli e indicazioni sul futuro che si sono poi verificati con una puntualità straordinaria.

Esperienze del genere suggeriscono che la consultazione di persone dotate di reali capacità medianiche possa essere legittima, a patto che agevoli una crescita interiore e rechi conforto a chi è intrappolato nel dolore di un lutto. Resta inteso che queste figure vadano selezionate con estrema cura e messe alla prova, vista la marea di sciacalli e imbroglioni che, purtroppo, popola da sempre questo settore.

Ritornando alla domanda iniziale: chi intraprende una via spirituale, che sia religiosa o meno, come vive la morte e il contatto con l’aldilà? Come si approccia a chi non c’è più?
Spesso lo fa non rivolgendosi necessariamente a un medium, ma maturando un proprio dialogo interiore. È la propria anima a fungere da mezzo, da canale per comunicare nel modo più autentico non solo con la nostra interiorità, ma anche con chi ci ha lasciato e continuiamo ad amare. Non sarà un esperimento scientifico che dimostra la vita oltre la morte, ma resta un modo potente per resistere al distacco e alla perdita, per trovare risposte in una realtà odierna spietata che sembra voler mettere a tacere l’anima, se non addirittura annientarla.
Questo non voltarsi dall’altra parte dinanzi alla fine, questo credere che esista una vita nuova oltre la morte, non è follia né mancanza di accettazione della perdita. È, al contrario, la scoperta di un universo interiore che – benché molti deridano – vive in noi. Attraverso sensazioni, emozioni e visioni, questa dimensione riesce a tranquillizzarci e a farci camminare nella nostra verità, offrendo un conforto profondo al nostro essere che, prima di ogni altra cosa, chiede solo di essere liberato dal soffocamento dell’ego.
