Come sottrarre la Calabria e altre regioni del sud – terre spesso confinate ai margini della narrazione nazionale – alla prigione degli stereotipi? La risposta potrebbe celarsi nel cuore pulsante dei loro riti, custodi di un’anima profonda che attende solo di essere riscoperta.

Un’impresa che richiede sguardi capaci di penetrare la superficie del folclore per giungere all’essenza di una cultura millenaria.

Un’eredità preziosa in questo senso ci giunge da Feste Religiose in Sicilia di Leonardo Sciascia e Ferdinando Scianna. Un volume forse dimenticato, eppure fondamentale per chiunque voglia addentrarsi nella complessità del Sud.

Un libro da affiancare alle pionieristiche ricerche di Ernesto de Martino, per decifrare la stratificazione di significati che innervano le tradizioni del meridione.

Ma perché questi riti, a volte arcaici, persistono con tale tenacia?

E perché la Pasqua, tempo di sacralità e rinnovamento, ne acuisce la risonanza, rendendo ogni sguardo superficiale un rischio?

I riti, sopravvivenze

Nel meridione e in Calabria in particolare, i riti non sono solo pittoresche sopravvivenze. I riti in Calabria ancorano il tempo, scandiscono lo spazio, offrono ancora un’identità tangibile a un presente altrimenti fluido e incerto.

Vivere il presente, ci ricorda De Martino, è un “esserci” attivo, una risposta consapevole che attinge alla memoria e all’esperienza.

E il rito è il ponte che connette questo “esserci” al passato e al futuro, un veicolo di simboli che plasmano la nostra comprensione del mondo, che ci orientano.

In Calabria la Naca di Catanzaro, i Vattienti di Nocera Terinese, la festa delle “Pupazze” o delle “Persephoni” di Palmi sono riti che resistono.

Svolgono ancora un ruolo fondamentale, ancorandoci al presente e, al contempo, creando ponti con il passato e il futuro, facendosi carico di simboli e archetipi del contesto socio-culturale.

Ma quale strumento di registrazione e rielaborazione può rivelarsi più efficace della fotografia?

La fotografia, certo. Ma, come ci insegna Scianna, essa è un’arma ambigua. Congela l’attimo sacro, lo sottrae al fluire del tempo ma rischia di ucciderne l’anima viva, riducendolo a un’immagine muta.

Se dietro all’obiettivo c’è uno sguardo curioso che cerca di comprendere e non solo di consumare, in quel caso la fotografia può svelare, non svuotare.

“Fotografo la vita per salvare la memoria”. In queste parole di Ferdinando Scianna risiede l’essenza del suo lavoro e di quello di Sciascia.

La foto di Scianna svela, non consuma.

La foto di Scianna non è una cartolina, ma una chiave che apre le porte al senso, che invita alla partecipazione interiore, non alla sterile contemplazione.

Ed è proprio con questo spirito che un gruppo di studio organizzato da Caffè Fotografici studio di fotografia con sede a Napoli e Catanzaro, ha intrapreso a Catanzaro un viaggio visivo nel cuore della processione della Naca, tradizione religiosa radicata nel profondo della Calabria da secoli.

Un rito denso di storia, incastonato nel paesaggio culturale come un monito silenzioso. Sciascia, Scianna, De Martino: le loro opere sono state la bussola teorica di questo percorso.

L’obiettivo: riscoprire e valorizzare le specificità del Sud con uno sguardo socio-antropologico e documentario, evitando le derive folkloristiche o le spettacolarizzazioni.

L’esperienza del gruppo di studio ha ribadito un’urgenza: preservare la purezza dell’atto di documentazione, trasformando l’indagine in un dialogo autentico tra immagini e vissuti.

Urge, dunque, una riscoperta. Non solo dei riti che ancora plasmano l’anima del Sud, ma anche degli sguardi acuti che hanno saputo decifrarli.

Sciascia e Scianna

Sciascia e Scianna, un binomio fecondo, ci hanno lasciato in eredità opere preziose, oggi troppo spesso silenti. “Feste religiose in Sicilia”, certo, ma anche “I Siciliani”, “Les Siciliens” – il passaporto di Scianna per la Magnum, testimonianza di un’intuizione visiva capace di varcare i confini –attendono una riedizione che li restituisca al dibattito culturale.

Far tornare disponibili questi volumi non è solo un atto di giustizia verso due maestri, ma un’opportunità per le nuove generazioni di lettori e studiosi di confrontarsi con una narrazione del Sud scevra da retorica e stereotipi, capace di illuminare la complessità di un patrimonio che continua a vivere nei suoi riti pasquali e oltre.

Libri consigliati:

Sciascia & Scianna

“Feste religiose in Sicilia” Un classico che ci insegna a leggere i riti attraverso l’obiettivo.

“I siciliani” Un’opera che cattura l’anima di un popolo, un modello di narrazione visiva.

“Sulla fotografia” di Susan Sontag (Einaudi): Un’analisi imprescindibile per chiunque voglia comprendere il potere e la responsabilità dell’immagine.

Le radici antropologiche dei riti:

Sud e magia” (Einaudi) di Ernesto de Martino: un testo fondante per comprendere la permanenza dei culti magici nel sud Italia.

“Il mondo magico” (Einaudi) di Ernesto de Martino: Una profonda analisi sul mondo magico e le sue connessioni con il mondo reale.

Morte e pianto rituale nel mondo antico” (Einaudi) di Ernesto de Martino: Uno studio sui rituali di morte nel mondo antico, per analizzare il tema della morte e il rito che lo circonda.

“L’eredità di Leonardo Sciascia: Atti dell’incontro di studi, Napoli, 6-7 maggio 2010” (Universita degli studi di Napoli l’orientale): per chi voglia approfondire il tema dell’influenza di sciascia nel sud.

Un grazie, in calce a questo viaggio tra riti e sguardi, a chi ha partecipato, rendendo la ricerca viva, pulsante.

Ogni presenza, una lente nuova sul Sud. E un grazie speciale all’Arciconfraternita “Maria SS.ma Immacolata” di Catanzaro, custode silenziosa di una tradizione che continua a interrogare il nostro presente.

Senza la loro apertura, la loro memoria viva, questo tentativo di rileggere il Sud sarebbe rimasto muto.

Un ringraziamento per averci permesso di avvicinarci, con rispetto e curiosità, al cuore di una storia che è ancora tutta da raccontare

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