Nel parte settentrionale del deserto della Giordania si erge Petra, l’antica città nabatea che fino al IV sec. a.C. è stata la capitale di un fastoso impero, crocevia dei mercati più importanti dell’epoca, come quelli dell’incenso e della mirra, che dal lontano Oriente giungevano al Mediterraneo.

Nel cuore della città, si trova l’Al-Khazneh al Farou, un’antica costruzione di 45 metri incastonata nella roccia, la cui unicità e bellezza è avvolta ancora da mistero. È una tappa obbligata per ogni viaggiatore che percorre questi luoghi.

C’è la possibilità di optare per una visita notturna di Petra, solo però nei giorni di lunedì, mercoledì e giovedì. Fortunatamente, sono arrivato di mercoledì e ho potuto visitare Petra di notte (denominata la Città Rosa), godendomi uno degli spettacoli più indimenticabili.

L’Al-Khazneh al Farou di notte

Immaginatevi di entrare nel Siq, il lungo canyon di roccia, unico accesso alla città rosa, illuminato nel buio della notte solo da un percorso di candele, il cielo incredibilmente stellato e infine di vedere apparire la sagoma di Al-Khazneh, il Tesoro, uno dei monumenti più belli e più suggestivi del mondo antico, illuminato da un tappeto di luci disseminate nello spazio antistante con un beduino locale che suona un flauto su musiche antiche che richiamano antichi mercanti in viaggio, e riuscirete a farvi un’idea dell’emozione che si può provare.

Il giorno dopo, alle prime luci dell’alba accedo di nuovo al lungo canyon per rivedere il sito illuminato dal sole; nel ripercorrerlo il mio sguardo è attratto da imponenti pareti di roccia che si snodano una dopo l’altra in tutta la loro bellezza e suggestione, con un susseguirsi di colori dal rosa al giallo ocra fino al rosso fuoco.

In totale percorro 12 km per arrivare al Monastero di Petra (Al Deir), uno dei monumenti funebri simbolo di Petra.

Monastero di Al Deir

Il silenzio mette ancor di più in rilievo un paesaggio arido, privo di fauna e con rare piante. Percorro in solitudine lo stretto passaggio, seguendo di tanto in tanto con lo sguardo i segni lasciati nella roccia dal vento e dal tempo o dalle numerose carovane di beduini che anticamente arrivavano a Petra. Alcuni di questi segni sono più marcati e continui e indicano una diversa storia: sono le tracce dei canali che portavano l’acqua nella città.

Canali scavati nella roccia

In un passato piuttosto lontano la civiltà nabatea era florida e Petra ne era il fulcro nevralgico, centro vitale ed attivo nei commerci. Al culmine del suo splendore, circa 2000 anni fa, la città ospitava circa 30.000 persone ed era ricca di vegetazione grazie ad un complesso e articolato sistema idrico e di incanalamento dell’acqua, costituito da acquedotti, dighe e vasche.

Questa terra oggi è oramai ritornata all’aridità del deserto che la circonda, e solo un’eco lontana racconta delle sue famose fontane, dei rigogliosi giardini e dei campi di orzo, di grano e di alberi da frutta.

Alla fine del lungo sentiero, improvvisamente mi appare in tutta la sua maestosità un’antica costruzione nella roccia, soprannominato dagli abitanti del luogo Al-Khazneh il Tesoro, il monumento più conosciuto di Petra, forse un palazzo oppure una tomba reale dove fu girata la scena finale di Indiana Jones e l’ultima Crociata.

Grazie alla particolare composizione della pietra, prodotta dalla sedimentazione e dall’accumulo di piccoli granelli di sabbia, l’arenaria policroma è resistente ma facile da lavorare in strati.

In questo luogo l’imponenza della natura si unisce alla maestria dell’uomo, che nel corso dei secoli ha scolpito nella roccia possenti colonne, capitelli e fregi architettonici dalle perfette geometrie, ed è riuscito anche a penetrare in profondità nella roccia per aprire nudi spazi di pietra.

L’influsso di quasi tutte le culture che si sono susseguite nelle varie epoche è ben testimoniato dai numerosi monumenti del sito, da quella greca ed egiziana fino a quella romana e della lontana India, alla quale Petra era collegata dalla via delle spezie.

Teatro romano

Petra è stata considerata patrimonio dell’UNESCO solo il 6 dicembre 1985, e nel 2007 il Tesoro è stato annoverato tra le 7 meraviglie del mondo.

Dopo il declino dei Nabatei, fu usata strategicamente dai romani, per poi essere dimenticata e abbandonata per secoli, prima di essere riscoperta nel 1812 da un esploratore svizzero. La sua riscoperta, tenuto conto della sua lunga storia, può essere, quindi, considerata abbastanza recente.

A rendere unico questo luogo contribuisce la particolare atmosfera che in esso si percepisce, e attraverso cui riecheggia una storia antica. Nella quiete del silenzio fra le tante domande che si affollano nella mente del visitatore ce n’è una che spicca in modo insistente: “Cos’era il vero tesoro a Petra? Quale messaggio ci lascia questa civiltà dalla notte dei tempi?”

Con il suo attuale arido aspetto, dovuto alla mancanza dell’acqua, un tempo prezioso e fondamentale elemento su cui si basava la sua prosperità e vita, Petra è una rivelazione e allo stesso tempo un monito indirizzato al viaggiatore attento che attraversa questi luoghi.

Un avamposto di antichità sulla strada del futuro che attraverso le domande che riguardano il suo passato, implicitamente ci fornisce le risposte riguardanti il nostro futuro.

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