Psoriasi, scoperto un nuovo “interruttore” dell’infiammazione
La ricerca italiana apre la strada a terapie più mirate per la psoriasi. Uno studio individua il meccanismo molecolare che alimenta l'infiammazione cronica e come bloccarne la risposta.

La ricerca italiana apre la strada a terapie più mirate per la psoriasi. Uno studio individua il meccanismo molecolare che alimenta l'infiammazione cronica e come bloccarne la risposta.

Una scoperta tutta italiana potrebbe cambiare il modo in cui viene affrontata una delle più diffuse malattie infiammatorie della pelle. I ricercatorǝ hanno individuato un nuovo meccanismo molecolare che alimenta l’infiammazione cronica della psoriasi e, soprattutto, hanno dimostrato che bloccarlo riduce in modo significativo la risposta infiammatoria. Un risultato che non solo amplia la conoscenza delle basi biologiche della malattia, ma apre anche la prospettiva di nuove strategie terapeutiche, sfruttando persino un farmaco già studiato per il trattamento dell’Alzheimer.
La ricerca, pubblicata sul British Journal of Dermatology, è stata coordinata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), attraverso l’Istituto di farmacologia traslazionale (Cnr-Ift) e l’Istituto per le applicazioni del calcolo (Cnr-Iac), in collaborazione con l’IDI-IRCCS, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Stanford University.
La psoriasi colpisce circa il 2-3% della popolazione mondiale e in Italia sono tra 1,5 e 2 milioni le persone che ne soffrono. Non è soltanto una patologia della pelle, ma una malattia infiammatoria cronica complessa, nella quale il sistema immunitario resta costantemente attivato provocando la comparsa di placche cutanee, arrossamento, desquamazione e prurito. Comprendere i meccanismi molecolari che sostengono questa infiammazione è uno degli obiettivi principali della ricerca, perché significa individuare nuovi bersagli su cui intervenire con terapie sempre più efficaci e selettive.
Lo studio ha acceso i riflettori su una proteina recettoriale, chiamata p75NTR, che si lega al Nerve Growth Factor (NGF), il Fattore di Crescita Nervoso scoperto dal Premio Nobel Rita Levi-Montalcini. Sebbene l’NGF sia noto soprattutto per il suo ruolo nello sviluppo e nella sopravvivenza dei neuroni, negli ultimi anni è emerso come sia coinvolto anche nei processi infiammatori.
Analizzando biopsie cutanee di pazienti e modelli cellulari, il gruppo coordinato da Luisa Bracci-Laudiero e Alessandra Magenta del Cnr-Ift ha dimostrato che l’attivazione di p75NTR amplifica una delle principali vie molecolari responsabili dell’infiammazione cutanea, quella mediata dal recettore Toll-like 4 (TLR4). Questo determina un aumento della produzione delle cosiddette “allarmine”, molecole rilasciate dai tessuti danneggiati che fungono da veri e propri segnali di pericolo, richiamando e attivando ulteriormente il sistema immunitario e alimentando così il circolo vizioso dell’infiammazione.
La scoperta nasce anche da un sofisticato lavoro di bioinformatica. Attraverso l’analisi di grandi banche dati biologiche e delle reti di interazione tra proteine, il gruppo guidato da Paolo Tieri del Cnr-Iac aveva ipotizzato, su base teorica, che p75NTR potesse rappresentare un nodo centrale nella regolazione di diversi processi infiammatori. Gli esperimenti condotti successivamente hanno confermato questa intuizione, rivelando un ruolo finora sottovalutato del recettore nella patogenesi della psoriasi.
L’aspetto forse più promettente riguarda però le possibili applicazioni cliniche. I ricercatorǝ hanno infatti osservato che il blocco farmacologico di p75NTR interrompe in maniera significativa la cascata infiammatoria, riducendo sia il rilascio delle allarmine sia quello delle citochine coinvolte nello sviluppo della malattia. Una dimostrazione che identifica questo recettore come un nuovo bersaglio terapeutico.
In questo scenario assume particolare interesse LM11A-31, un inibitore sviluppato dal gruppo della Stanford University già sperimentato in studi clinici per la malattia di Alzheimer. Sebbene siano necessari ulteriori studi per valutarne efficacia e sicurezza nella psoriasi, il composto potrebbe rappresentare un candidato promettente per trattare non solo questa patologia, ma anche altre malattie infiammatorie croniche.
“La psoriasi è ormai riconosciuta come una malattia sostenuta non soltanto dalle cellule immunitarie, ma anche dall’attivazione di vie nervose che amplificano la risposta infiammatoria“, spiegano i ricercatori. In questo contesto, p75NTR emerge come un vero e proprio “sensore” dell’infiammazione, capace di mettere in comunicazione sistema nervoso e sistema immunitario e di contribuire al mantenimento della malattia.
Uno studio che conferma ancora una volta come la comprensione dei meccanismi più profondi delle malattie possa tradursi, nel tempo, in nuove opportunità terapeutiche. Per i milioni di persone che convivono con la psoriasi, individuare un nuovo “interruttore” dell’infiammazione significa avvicinarsi a trattamenti sempre più precisi, capaci non solo di controllare i sintomi, ma di intervenire sulle cause biologiche che alimentano la malattia.
