Sono io l’altra metà del cielo: la mia guarigione dalla prigione dell’amore
Una riflessione lucida e senza filtri sulla dipendenza affettiva, sul mito tossico dell'altra metà del cielo. Il libro "Fedeltà" di Marco Missiroli.

Una riflessione lucida e senza filtri sulla dipendenza affettiva, sul mito tossico dell'altra metà del cielo. Il libro "Fedeltà" di Marco Missiroli.

Cronaca di un’émancipation: da schiavo della dipendenza affettivo-relazionale a innamorato lucido e sovrano della propria esistenza.

“Mi inonda la tua umidità
fino a tramutarmi in acqua
Ma solo tu evapori”
— Oscar Hahn, Mal d’amore
Nella società odierna, i grandi mali del suddetto amore romantico sono la possessività scambiata per romanticismo, l’illusione narcisistica confusa come autenticità e la dipendenza affettiva. Quest’ultima non è altro che una mistificazione dei fatti in funzione del sentimento amoroso: l’esigenza di ottenerlo porta a giustificare e negare qualsiasi forma di abuso o sopruso pur di conservare quell’amore — o presunto tale — che si richiede a gran voce.
I rapporti umani stanno degenerando a causa di un mix letale tra mentalità patriarcale, narcisismo, sudditanza (o schiavitù) affettiva, masochismo, crudeltà e ignoranza emotiva. L’amore è stato svuotato del suo senso autentico per diventare niente più che un riempimento di vuoti, un passatempo, un bollino di garanzia che ci permette di essere accettati e “invidiati” dal prossimo.
Serve a collocarci nella cosiddetta “normalità” di una società che si professa aperta, ma che in realtà esercita sulle vite individuali condizionamenti sconcertanti: fidanzarsi e sposarsi ad ogni costo, fare figli per procura, rientrare nell’ottica che la vita di coppia sia la risoluzione di tutti i problemi. Spinte che la famiglia impone a volte in maniera esplicita, altre volte in modo più sottile, assecondata da un contesto culturale che suggerisce subdolamente di condividere la propria esistenza a tutti i costi, lasciandoci credere che essere single sia una condizione accettata a patto che sia temporanea, perpetuando pratiche e concezioni relazionali e romantiche uniformi e a senso unico. Quando, in molti casi, la coppia i problemi non solo non li risolve, ma li aggrava, finendo per seppellirci vivi tra le mura domestiche dei nostri peggiori incubi.

Nel romanzo Fedeltà di Marco Missiroli, ad esempio, vengono messe in evidenza con estrema accuratezza le crepe di questo sentimento. Si racconta una dipendenza affettiva che porta allo straniamento dalla realtà e all’autodistruzione mentale; il bisogno folle e disperato di conferme dall’esterno; l’idea errata che tutto il resto — l’amicizia, la famiglia d’origine, le proprie passioni — debba essere messo in secondo piano in nome della coppia. Tutto questo porta i partner a viversi male e a falsificare i fatti dentro una prigione di non-detti e gelosie logoranti.
L’amore non dovrebbe essere la ragione primaria della propria esistenza, ma un completamento reciproco, un’aggiunta alla propria crescita personale senza rinunciare a tutto il resto in nome di un legame che tende all’asfissia e all’isolamento.
Questo sentimento in Occidente è stato snaturato del suo significato originale ed è diventato un prodotto di consumo venduto alle masse senza specificarne le controindicazioni. La principale? La totale rinuncia alla scoperta di sé pur di evitare il ricatto del partner, pronto ad accusarci di non amarlo abbastanza se non immoliamo i nostri sogni in nome del suo “grande” amore . Un legame dove non si è più individui ma si diventa cose.
In una società in cui le patologie servono a tenere la gente nell’ignoranza e nelle ossessioni insane, l’amore diventa spesso nevrosi, trappola, immobilismo intellettuale e politico, depressione e nel peggiore dei casi morte. Una droga come l’eroina a cui può essere difficile sottrarsi: le prime volte può darti benessere, euforia, esaltazione, rendendo la vita diversa e donandole apparentemente un senso, salvo poi presentare un conto salato e molto amaro. Col tempo il nostro inconscio recrimina le sue verità scomode, spesso attraverso profondi crolli interiori e un rancore incontenibile, poiché l’amore non ha mantenuto le sue promesse — come quella suggestione tossica di essere la “fiamma gemella” dell’altro — ma ci ha fatto solo perdere delle occasioni, e soprattutto la nostra vita.

Nella favola di Amore e Psiche, contenuta nelle Metamorfosi di Apuleio, l’amore è un percorso spirituale in cui diventa il faro della nostra conoscenza interiore. Ma oggi si tende a cercare una merce anziché una persona: deve avere un determinato aspetto, un titolo, uno status economico, certi atteggiamenti, potere. L’amore diventa così l’esatto contrario di quel mito: un bene di consumo che appaga temporaneamente i nostri bisogni, salvo poi tradirci perché il prodotto si rompe, scade o si rivela difettoso.
In un Occidente in cui gran parte delle persone vede il legame affettivo nell’ottica di una compravendita o di un mutuo soccorso, molti amori non sono altro che una colossale presa per i fondelli verso la nostra intelligenza e il nostro cuore. A questo punto, prima di investire in un rapporto sentimentale, non sarebbe meglio fare un lavoro su se stessi e sui propri reali bisogni in modo da capire come vogliamo stare in coppia o se vogliamo stare soli perché inadatti a “ti amerò per tutta la vita?” Da ex dipendente affettivo sento il dovere di dirvi una cosa: il giorno in cui ho smesso di cercare l’amore in modo ossessivo — riscoprendomi circondato dall’affetto autentico degli amici, delle persone, degli animali, e imparando ad amare profondamente la vita e ciò che faccio — mi sono finalmente liberato dalle catene di un meccanismo lacerante. Ho smesso di avvertire quella necessità viscerale di stare in coppia pur di ottenere una legittimazione sociale, un riconoscimento da parte del mondo.
A chi mi si avvicina con quello sguardo intriso di preoccupazione e d’angoscia, domandandomi: “Ma non vorresti fidanzarti? Non hai conosciuto ancora nessuno?”, oggi rispondo con una serenità che prima mi era estranea. Certo, resto aperto all’eventualità di un incontro e di una relazione autentica. Se l’amore arriva, accoglierlo sarà una scelta consapevole; se non dovesse arrivare però, non sarà un fallimento, perché ho finalmente compreso quale direzione dare alla mia esistenza. Non sono più disposto a permettere che la ricerca compulsiva di un legame affettivo mi metta in gabbia, riaprendo le porte a quella sofferenza e a quella malattia mentale che mi hanno segnato in passato facendomi sentire fuori posto perché sembravo anomalo. Ho scelto di investire le mie energie nel realizzarmi come essere umano sul piano personale e professionale, di spendermi come uomo e come artista: è esattamente lì, nella pienezza della mia autonomia e della mia vocazione, che riconosco e celebro la forma più grande, libera e pura di amore.
È come se avessi tolto il Velo di Maya e avessi capito che, qui e ora, con o senza un partner, non importa. Ciò che conta è il dialogo sincero con me stesso e la mia pancia.
I dolori del giovane Werther sono stati riposti in un cassetto, perché la vera rivoluzione per un essere umano è vedere l’amore nella sua totalità e nell’abbattimento di ogni barriera. Io sono innamorato della vita. Non ho più bisogno dell’altro per curare i miei demoni: a quelli ho pensato da solo. Sono io l’altra metà del cielo. O meglio: lo è la mia anima, finalmente in pace con il mondo e perfino con le sue menzogne, che ormai mi fanno solo tanta tenerezza.
