Alcuni cimiteri sono itinerari di lunghi viaggi. I loro vialetti sono altrettanti cammini da scegliere, ogni tomba è una tappa. Proprio come quando ci si addentra in una città antica, il viaggio è anche nel tempo.

L’Antologia di Spoon River di Lee Masters ha fissato un canone delle voci che ci giungono in un camposanto, e molti cimiteri si prestano a rivivere un’esplorazione personale, nel silenzio, attraverso i nostri passi, la visione dei monumenti – eloquenti, enfatici, magnifici, eccessivi o ingenui – e la lettura delle lapidi. Soprattutto quelle a cavallo tra Otto e Novecento, che si libravano in un ultimo breve messaggio da conservare.

Cimiteri monumetali e di campagna

Ognuno potrà trovare vicino a casa grandi cimiteri monumentali o piccoli cimiteri di campagna dove scoprire quello che è il caposaldo di una civiltà. I nostri borghi, le nostre campagne ne sono pieni. Uno si trova a Bosco ai Frati, vicino a Scarperia in Mugello, vicino all’omonima chiesa e monastero, dove è conservato un crocifisso di Donatello, ai margini, appunto, di un “bosco”.

Oltre un’inferriata nuova e sempre aperta, si accede a un cimitero rettangolare, senza alcuna pretesa, racchiuso da un muretto restaurato e illuminato a da lampioni con pannelli solari. Sessanta tombe a terra e venticinque sui muri raccontano, attraverso queste morti, la vita della piccola comunità rurale delle case circostanti.

Si legge sulle lapidi la storia di una comunità

Il commento finale di mio figlio è stato: “Ci sono troppi bambini morti”, perché precaria era la vita per chi non era ricco. Anzi, qui era povero, ma acquistava dignità proprio attraverso il dedicarsi al lavoro, come molte lapidi testimoniano:

“L’amore della famiglia

Il lavoro dei campi

La pratica sincera della religione

Furono la virtù che adornarono

La vita umile e modesta di

Michele Magherini

n. 5.8.1878       m.10.3.1958

il ricordo di lui vivrà perenne

nel cuore dei figli e dei parenti tutti

per il fulgido esempio dato loro

di viva fede in dio

di rassegnazione cristiana

nella sua dolorosa infermità

sia pace all’anima sua benedetta

una prece”.

Casa & lavoro, come si dice:

“Alla memoria

sempre cara e benedetta

di Antonio Danti

che presiedendo con rettitudine

con amabile semplicità

alla numerosa famiglia colonica

dette i più splendidi esempi

di onestà veramente antica

derivante da religione e domestiche virtù

i patenti

in segno di stima profonda

e di sentito rimpianto

q.r.p.

n. il 12 settembre 1852    m. il 17 febbraio 1921”

In alcuni casi si leggono tratti di informazioni aggiuntive, come questo quasi ottantenne deceduto “quasi improvvisamente”:

“Giovacchino Danti

dopo  aver trascorso 77 anni

da buon cristiano

ed ottimo lavoratore

decedeva quasi improvvisamente

il 29 gennaio 1927

compianto da tutti i parenti

requiem”.

Per altri, si ricordano delle vicissitudini dolorose:

“dopo quattro anni

di grandi sofferenze

il 12 ottobre 1925

un nuovo attacco apoplettico

toglieva alla terra

il sessantaduenne

Giovanni Danti

colono attivo faceto

sposo e padre affezionato

la moglie i figli

ed i fratelli

invocanti per il caro congiunto

l’eterna pace

o.m.p.”

Appaiono a tratti espressioni singolari ed efficaci, come un “militante tra i mortali”, che

“dal 26 novembre 1879

al 27 dicembre 1945

lavorando pregando

soffrendo

in serena letizia

esulti il suo spirito in dio

e conforti

l’addolorata famiglia restata a combattere

nella valle delle lacrime”.

Tra tutti questi coloni, improvvisamente c’è anche un accademico:

“Qui riposa

nella luce silente del suo Mugello

Mario Aiazzi Mancini

28 marzo 1887         4 marzo 1980

scienziato insigne

maestro di farmacologia

nell’università di Firenze

la sua terra gli sia lieve”.

Diversi sono i cimiteri di città della stessa epoca, altre erano le cose da dire. Al cimitero delle Porte Sante di Firenze, nella galleria dove c’è una tomba di famiglia, leggo ad esempio del “Marchese ufficiale degli alpini”, al “Marchese Cav. Ingegnere, del censo avito restauratore indefesso, ahimè troppo presto rapito all’affetto della famiglia, alle speranze del suo comune al quale come assessore consacrò pur con sacrifizio di sé il cuore gentile e la mente elegante”.

Accanto, riposa il “segretario del principe Demidoff “, morto “improvvisamente a Wiesbaden all’età di 70 anni quando gli si apriva il ben meritato riposo”. Poco oltre,

“Clemente Cocchi

incarnazione esemplare

per gagliardia fierezza lealtà

dell’avvocato instancabile

che per dar pace agli altri

non ha mai pace

anche morente

nel consapevole strazio paterno

degli addii alla famiglia

si doleva del patrocinio interrotto

come se più del suo stesso respiro

gli fosse cara

la lotta per l’altrui diritto”.

In città, sono molto meno le tombe dei bambini, invece ricorrenti tra i vialetti di Bosco ai Frati. Come il:

 “fiore appena sbocciato

alla luce del mondo

si è spento

per riaprirsi

nella gloria dei beati

nata l’8 aprile 1939

morta il 15 marzo 1940”.

E gli angioletti, come il

“rapito di soli due anni

all’affetto dei genitori

per essere trasportato

fra gli angioli

in cielo”.

Si prova un’immediata simpatia per la piccola Marisa, figlia probabilmente di analfabeti, ancora più anonima con il cognome prima del nome, di cui non si lascia scritto nulla:

“Tattini Marisa

nata 21  6  1936

morta 21  3  1937”

Quando poi ci s’imbatte nelle tombe più recenti, tutta la poesia scompare:

“Marta Sampaolesi

17.11.1938

6.11.2000”.

È un altro segno dell’epoca?

Poco importa se per qualcuno non si dice nulla, perché tanto il  cimitero è a suo modo un coro, come in

“Faustina Azzini

nei Magherini

n. 6.5.1877       –        m. 14.5.1954

in umiltà e semplicità

effuse nella famiglia

i tesori del grande cuore

tesori resi più preziosi

dalla lunga malattia

accettata con profonda fede

con mirabile generosità

mamma carissima

tu ci hai tanto amati

vegli su di noi

il ricordo della tua bontà

ci segni la via del dovere

la tua preghiera ci sostenga

nell’aspro cammino”.

In questo percorso le storie s’intrecciano, come in Spoon River:

“qui accanto alla sua tomba

del novenne suo figlio

Guido

a soli 22 giorni di distanza

fu inumata la salma

di Maria Magherini nei Danti

vissuta e morta cristianamente

il 6 agosto 1928

in età di anni 34

lasciando nella preghiera e nel pianto

il consorte i figli i genitori ed i parenti tutti

che sentono attenuato il loro dolore

al solo pensiero

di rivedere e di riabbracciare

questi loro cari nel cielo”

Ecco, in questa piccolo quadrante dei destini, in mezzo a un bosco, ma anche nei cimiteri monumentali delle nostre grandi città, c’è chi va avanti e aspetta gli altri, e chi resta, ma solo per poco.

Condividi: