Posso serenamente affermare, almeno dalle notizie che ci arrivano, che non mi piace nulla dell’amministrazione Trump, tranne le nuove Linee Guida sull’alimentazione, uno dei pochi elementi di ottimismo con cui il 2026 è iniziato.

A seguito della pubblicazione di questo documento si è sollevato un vespaio di polemiche e sono stati pubblicati molti articoli anche in Italia. Ha colpito molto il fatto che l’immagine della piramide alimentare, quella oramai obsoleta (e da sempre nutrizionalmente scorretta) con i carboidrati alla base, elemento portante della cosiddetta “dieta mediterranea”, sia stata rovesciata, per ridare dignità ad alimenti veri e vari come carne, latticini, uova, insieme ai grassi sani e sempre con verdura e frutta in “pole position”.

L’influenza USA nella alimentazione italiana

Lo scalpore è stato dato anche dal fatto che siamo consapevoli di come, anche in fatto di alimentazione, in Italia si sia molto influenzati da ciò che succede nel panorama statunitense. Ci si aspetta quindi che queste nuove linee guida siano di impatto anche da noi e alcuni temono che possano sdoganare l’uso di cibi “poco sani” come la tanto demonizzata carne rossa.

Eppure, secondo la revisione attuata dal governo americano (con il quale, lo ripeto, mi sento di dissentire su molte faccende):

“Poiché mancano evidenze sperimentali tali da escludere le carni trasformate da un modello alimentare sano, non dovrebbe essere stabilita una quantità specifica in questo momento. Tuttavia, una raccomandazione più appropriata è quella di dare priorità al consumo di carne rossa, pollame e prodotti ittici non processati o minimamente processati, come parte di un modello alimentare sano in tutte le fasi della vita, e di consumare le versioni processate occasionalmente e con moderazione”.

Notare la dicitura che mancano le evidenze sperimentali, sottolineando come tutta la narrazione della carne, quella rossa in particolare, come qualcosa da evitare sia basata su studi epidemiologici che, in particolare quando si tratta di cibo, contengono dei fattori confondenti ineludibili.

Già nel 2024 scrivevo nel mio libro Riscoprire lo stile di vita originario:

“Numerosi studi dimostrano che non è tanto il consumo di carne a causare problemi di salute, quanto semmai il tipo di carne. Spesso gli allarmi si basano su studi che non distinguono tra tipi di carne consumata, ad esempio se processata industrialmente o meno. Questo fa un’enorme differenza in termini di risultato. Le carni processate contengono tutta una serie di conservanti e di sostanze che possono aumentare il rischio di alcune patologie, il che non è vero per la carne in sé, soprattutto quella di animali allevati o vissuti in libertà, di cui l’umanità si è cibata per millenni. E anche qui sorge spontanea la domanda: ma se la carne ci fa male, com’è possibile che la specie Homo sapiens sia sopravvissuta così a lungo? Ricordiamoci sempre che l’agricoltura esiste da poco più di diecimila anni; e tutto il resto del tempo cosa abbiamo mangiato?”.

Nuove linee guida, l’impatto sulla popolazione

Queste nuove linee guida sono importanti perché prendono atto in maniera molto diretta del fatto che il modo in cui si mangia ha un enorme impatto sulla salute della popolazione, un impatto che deve andare oltre fattori politici come l’accessibilità al cibo consigliato, infatti in un documento allegato alle nuove linee guida si legge:

“Riconosciamo e condividiamo le preoccupazioni riguardanti la convenienza economica e l’accessibilità del cibo sano, in particolare per le popolazioni svantaggiate. Tuttavia, queste sfide si affrontano meglio stabilendo innanzitutto una guida scientifica chiara e imparziale sulla dieta ottimale per gli americani. Tale scienza potrà poi fungere da fondamento per efficaci soluzioni politiche a valle. Sebbene permangano ulteriori ricerche e dibattiti nelle scienze della nutrizione, esiste un ampio consenso: la dieta americana dovrebbe enfatizzare i cibi integrali e minimamente trasformati; dare priorità a proteine di alta qualità, frutta, verdura, grassi sani e cereali integrali; ed evitare i cibi altamente trasformati.”.

Riconoscere, come aveva fatto l’amministrazione Biden che ci sono molti che non possono permettersi di acquistare cibo vero (attualmente il junk food può costare meno di frutta e verdura fresca in USA ed è anche per questo che gli strati sociali meno abbienti sono quelli più colpiti da obesità), non vuol dire sdoganare l’uso di alimenti processati o grassi di scarsa qualità, come nelle linee guida precedenti. Significa dover lavorare duro per rendere il cibo vero alla portata di tutti. Ci riuscirà questa amministrazione? Su questo ho dei dubbi al momento attuale.

“Io ho cambiato modo di mangiare intorno ai quarant’anni e non sono più tornata indietro. Sono certa che anche questo mi abbia consentito di arrivare alla menopausa senza prendere peso e sentendomi decisamente bene nel complesso. Sono passata da quella che ancora viene considerata erroneamente «dieta mediterranea» (poiché oggi, ahimè, ne resta ben poco, data «l’invasione» sulle nostre tavole di junk food, cibi pronti e/o ultraprocessati, cereali e farine raffinate, zuccheri ecc.) a uno stile alimentare della quotidianità più in linea con quello di cui probabilmente ci siamo nutriti per gran parte della nostra esistenza sul Pianeta e che ci ha permesso di prosperare: cibo vero e meno industriale possibile, con proteine di origine animale di buona qualità, verdura, frutta a basso indice glicemico, semi oleosi, modiche quantità di cereali, legumi e latticini.” scrivevo nel mio libro.

Potete quindi immaginare la mia soddisfazione nel vedere che finalmente si prendono in considerazione fattori nutrizionali che hanno un profondo impatto sulla salute della popolazione e si mettono nero su bianco in modo semplice e accessibile in dieci pagine di grande importanza. Stiamo a vedere cosa succederà.

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