“Again, on the road”. Un Pino Daniele inedito
A dieci anni dalla scomparsa di Pino Daniele esce l'inedito "Again". Grazie per averci restituito un po’ della nostra adolescenza

A dieci anni dalla scomparsa di Pino Daniele esce l'inedito "Again". Grazie per averci restituito un po’ della nostra adolescenza

L’idea delle opere postume non mi affascina, forse a farmi storcere il naso è il pensiero che qualcun altro – anche la persona più vicina – abbia potuto mettere le mani (anche se è vero che oggi su un’opera le mani le posano in molti). L’inedito di Pino Daniele mi ha spiazzato, ero scettico, prevenuto, poi è partita la sua chitarra, gli accordi, la sua sottile e potente voce, e il rimuginio è evaporato. Perché la poesia è così, spazza via ogni dubbio, ti porta indietro nel tempo, ti parla, è reminiscenza, memoria, uno schiaffo in faccia. Perciò ora dico: quanto mi è mancato Pino, quanto mi manca, ci manca.
Questo suo inedito ha un valore altissimo, ora me ne rendo conto, ora che ho visto un intero stadio ammutolito dalla sua voce, ragazzi che non l’hanno mai visto suonare e che ascoltavano attenti.
È questa la chiave, il segreto, il valore di cui parlavo: oltre alla bellezza della canzone, il fatto che Pino Daniele possa essere proposto – a dieci anni dalla scomparsa – al pubblico di oggi, ai giovani con i quali la nostra generazione non sa più parlare, alla quale più non sa come trasmettere i propri riferimenti culturali, ciò che ha amato, ciò che l’ha formata.
La vita è tramandare, di generazione in generazione, gli insegnamenti, le esperienze, la memoria, è trasportare i nostri idoli, farli continuare a vivere nei nostri figli, che un giorno ascolteranno un pezzo o leggeranno un libro e ci ritroveranno nell’aria, lì accanto a loro. Io sono cresciuto con i registi che amavano i miei genitori, mi sono innamorato dei loro film preferiti, ho ascoltato la musica che li aveva fatti ragazzi. Oggi provo a fare altrettanto con mio figlio, gli regalo Battiato, Vasco, Pino, i fumetti, ma non sempre è facile, perché il mondo cambia veloce, muta il linguaggio, gli strumenti di comunicazione, e il tempo sembra non esserci (anche se è una bugia, il tempo c’è, ma lo usiamo malissimo).
Dico grazie allora alle figlie, a chi ha voluto pubblicare – tra l’altro senza metterci le mani – il pezzo così com’era stato registrato. Grazie per averci restituito un po’ del nostro Pino, la nostra adolescenza, la memoria, grazie per aver fatto quello che forse noi più non riusciamo: far emozionare i nostri figli con ciò che ha fatto emozionare noi, un tempo. Un tempo, che da qui sembra lontanissimo.
