La vita è strana, la vita può essere sempre dura. Anche nei meravigliosi anni ’80 c’era chi era infelice. Io, da adolescente, ad esempio, ero mediamente infelice. Anche perché ascoltavo poco Battisti.

Oggi che l’ho scoperto, oggi che so che ogni nota di ogni singolo disco è perfetta è dà felicità, quando mi girano le BIP (capita spesso) non faccio che aprire le orecchie… e ovviamente canticchiare.

La cosa più divertente, pensando a Battisti, è che soprattutto negli anni ’80 (negli anni ’70 c’ero, ma ero bambino, per cui non mi ricordo), c’era ancora chi diceva che non cantava tanto bene. Certo che non cantava bene. Come ogni genio, arrivava, arriva ed arriverà sempre al cuore della musica, perché è semplice togliere tutto ciò che non serve, per cantare dal cuore. E il suo era unico, irripetibile. E ovviamente non stonava mai, mai. Ma queste cose gli espertoni non le possono sentire né capire.

E allora, cosa ho fatto, in questa maledetta / benedetta primavera 2021, con la legislazione anti Covid-19 sugli spostamenti, sulle vacanze, sul lavoro (…) che cambia ad ogni istante, veramente ad ogni istante?

Invece di prenotare per Ibiza o la Spagna, dove già ci sono i concerti, mi sono messo ad ascoltare Battisti, che nella vita serve sempre, come imparare a ballare il tango (Ok, ok, questo era Carboni, ma sempre musica è). Ascoltare musica è molto meglio che arrabbiarsi pensando a cose che tanto non puoi cambiare. La musica ha la sua logica, che logica non ha.

E visto che su Spotify sto seguendo con Nu Zone, le playlist di ReWriters (le trovate tutte qui), ho fatto soprattutto per me, ma pure per tutti gli altri membri della razza umana (isole comprese) Italian Groovers. E’ una bella playlist dedicata ai due più grandi geni del pop italiano, ovvero Lucio Dalla e Lucio Battisti.

Ok, ok, ok. Che è bella me lo dico da solo, io che l’ho compilata. Quindi togliamolo. E’ una playlist come tante. Forse un filo più originale? Questo è necessario mi sia riconosciuto. Eh si, assolutamente necessario.

Perchè sì, di geni ne abbiamo anche tanti altri, ma loro due, i due Lucio (Battisti & Dalla), sono riusciti a mettere insieme melodia e ritmo. E di questo si parla troppo poco. Si parla tanto delle loro ballate, ma chi ama la house ritiene che Il Veliero di Battisti sia un pezzo al 100% house. E fa bene.

E che dire di Washington di Dalla, che infatti suonava clarinetto e sax, gli strumenti base del soul, mica solo il moscio pianoforte? Verso la fine della playlist, trovate pure una splendida versione demo, ovvero una bozza di Stella di mare, con Lucio che dà gli attacchi ai musicisti.

Darei semplicemente una mano per poter dire di averne scritta solo la strofa. L’inciso vale entrambe le mani. Se ci metti insieme anche il testo, che in questa versione non trovate, perché Dalla semplicemente canta in finto inglese… si arriva a 15 anni di vita, o una vita intera.

Il bello della musica è che però non c’è nessun bisogno di sacrificarsi. Se anche una cosa non l’hai scritta tu, diventa tua. Non importa suonare: basta aprire le orecchie del cuore. A volte, se ascolti, è più tua che di chi la sta suonando. Ricordo perfettamente quando ero tecnico di palco a Milano per un’orchestra… e mi ritrovavo a spiegare ai musicisti perché la loro stessa musica non fosse banale quando sul podio c’era Carlo Maria Giulini, indimenticabile. E infatti ancora me lo ricordo (e senz’altro se lo ricorda anche mia mamma, che venne apposta da Torino, e che ci guarda e ascolta Mozart da qualche parte).

Ma sto, come sempre, divagando e devo almeno raccontarvi un altro po’ del ritmo italiano che trovate su Spotify in Italian Groovers: c’è il napoletano più internazionale di sempre, Renato Carosone. C’è l’elettronica di Gino Soccio, c’è il funky di Enzo Avitabile, Eugenio Finardi e Pino Daniele. E vuoi che non ci sia il più pazzo di tutti, Pino D’Angiò?

E poi c’è un artista oggi quasi dimenticato come Enzo Carella, che lavorò al lungo con il paroliere Pasquale Panella (come Battisti)….

Buona primavera & buon ritmo a tutti, che ce n’è bisogno, parecchio. Se lo si perde del tutto, rientrarci dentro non è mica facile.

PS

Se quello italiano non vi basta, cliccate (bello forte!) su quello internazionale ed altrettanto forte degli Underworld. Costanza Alessandri in Kòlibri racconta proprio qui su Rewriters.

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