“Dieci minuti” per parlare di Margherita Buy
Nella lunga carriera cinematografica di Margherita Buy, Premio Rewriters 2025, ci sono tre film che mi piace ricordare: "Saturno contro", "Viaggio sola" e "Dieci minuti".

Nella lunga carriera cinematografica di Margherita Buy, Premio Rewriters 2025, ci sono tre film che mi piace ricordare: "Saturno contro", "Viaggio sola" e "Dieci minuti".

Nella lunga carriera cinematografica di Margherita Buy ci sono tre film che mi piace ricordare e che, a mio giudizio, segnano tre tappe importanti della storia e dell’evoluzione artistica dell’attrice romana.
Il primo è un film che ha riscosso un grande successo ai botteghini: si tratta di “Saturno contro“, per la regia di Ferzan Özpetek. In questa pellicola del 2007 la Buy veste i panni di Angelica, psicologa e moglie del bancario Antonio (Stefano Accorsi). Ma Angelica, al contrario della sua professione, pare una donna insicura e timida, incapace pure di accorgersi del tradimento del proprio marito con un’altra donna. Eppure, proprio nel film, sarà la stessa Angelica a porsi come figura di riferimento per tutti i suoi amici, Antonio compreso, quando la loro comunità verrà sconvolta dalla morte di uno di loro, dopo essere caduto in coma in seguito a un malore durante una cena, e la compagnia di amici si farà forza l’un con l’altro, pur nella disperazione del lutto, per la ricomposizione del loro mondo affettivo. In questo quadro, dunque, il ruolo di Angelica sarà cruciale.
Sulla scia di questo personaggio, a me è venuto in mente un altro film che mette in primo piano la “duplicità” della Buy nel sapersi calare in personaggi fragili e forti al tempo stesso.
Il film è “Viaggio sola” del 2013 ed è diretto da Maria Sole Tognazzi. In questa commedia, forse meno conosciuta al grande pubblico, Margherita Buy è Irene, una donna di quarant’anni che ha scelto di condurre una vita senza legami stabili dal punto di vista sentimentale e senza una dimora vera e propria come focolare domestico. Infatti, Irene è una ispettrice che, “di nascosto”, alloggia negli alberghi di lusso per giudicarne gli standard di qualità e di eccellenza.

In questa pellicola, la protagonista si ritrova a fare i conti con le proprie scelte di vita, specialmente quelle che riguardano una donna che ha deciso di non crearsi una famiglia né di avere una relazione stabile: uniche eccezioni sono l’ex compagno (ancora interpretato da Stefano Accorsi) e la sorella minore, con i quali si confida al ritorno dai suoi viaggi in incognito. Anche questa pellicola mette in luce l’aspetto double-face della Buy: una donna apparentemente fragile che cammina per le hall dei principali alberghi di lusso della nostra penisola, con aria un po’ dimessa, e al tempo stesso una figura di professionista decisa e determinata, inflessibile nell’evidenziare i difetti delle strutture e le mancanze del personale degli hotel dove lei è alloggiata.
Proprio per questo, mi sembra ancora più significativo il terzo film che ho scelto. Si tratta di “Dieci minuti“, lungometraggio dell’anno scorso e sempre diretto da Maria Sole Tognazzi. In questo caso, la Buy veste i panni di una psichiatra di tipo cognitivo-comportamentale che ha in cura una donna (interpretata da una brava Barbara Ronchi) con un forte disagio psichico. La trasformazione artistica della Buy sembra aver trovato ora una destinazione: infatti questa psichiatra è un medico sicuro e risoluto che assegna alla sua paziente una terapia d’urto: ogni settimana la sua paziente dovrà dedicare “dieci minuti” della propria vita a compiere gesti che non ha mai fatto o per i quali ha sempre provato ribrezzo e disgusto.
Sembra quasi che questo film abbia portato a un rovesciamento dei ruoli: Barbara Ronchi è la paziente debole e sempre cauta verso la vita, come i personaggi dei film precedenti della Buy. Quest’ultima invece, nei panni della pischiatra Giovanna Brabanti, è assurta infine al ruolo di forza e punto di riferimento che la Buy ha sempre nascosto all’interno dei suoi precedenti ruoli fragili.
La terapia alla fine funziona: la paziente (Barbara Ronchi) scopre un lato di sé che non aveva mai valorizzato, cioè quello di non essere mai stata veramente interessata agli altri.
E in piccolo questo sembra quello che ha fatto Margherita Buy in molte delle sue pellicole e in tanti anni di carriera: imparare a essere meno concentrata su sé stessa e sulle proprie ansie, a costo di apparire deboli agli occhi cinici degli altri, e imparare invece a osservare il mondo intorno a sé, perché solo così ci si può veramente prendere cura dell’altro e pure della propria persona.
Sembra anche quello che io dico ai miei allievi a scuola: la persona forte e combattiva nella vita non è quella che si mostra più aggressiva agli occhi degli altri. Anzi, è spesso il contrario: le personalità più spiccate e le vere persone di valore sono quelle che non amano apparire. Proprio il contrario della civiltà dell’immagine e dei social che noi stiamo vivendo.
Per questo ritengo particolarmente opportuno il riconoscimento che tra qualche giorno verrà dato all’attrice, ovvero il premio ReWriters 2025. La motivazione, per l’appunto, riassume in modo sintiteco ma efficace anche il percorso che io ho mostrato attraverso la scelta dei miei tre film:
“Quest’anno, il Premio ReWriters 2025 va a Margherita Buy perché, lavorando con i suoi personaggi e come regista su paure, fragilità, ansie e fobie, ha contribuito alla riscrittura dell’immaginario sulla salute mentale, aiutando a rendere visibili disagi spesso stigmatizzati”.

