Avete mai sentito parlare di musica noise? Di quel genere che sfida le convenzioni, che trasforma il rumore in arte, che vi fa mettere in discussione cosa sia la musica stessa?

Se la risposta è sì, o se siete curiosi di scoprirlo, allora Christian Fennesz è un nome che dovete assolutamente conoscere. Come l’arte astratta, che scompone la realtà visiva per rivelarne l’essenza, il noise destruttura il suono, lo frammenta, lo trasforma in un’esperienza sensoriale intensa e spesso destabilizzante.

E, proprio come un pittore astratto che ha padroneggiato le tecniche figurative prima di abbracciare l’astrazione, molti artisti noise provengono da una solida formazione musicale che permette loro di manipolare il suono con precisione e consapevolezza.

Fennesz per Auditorium 900, Napoli © Ljdia Musso

Il noise di Christian Fennesz

Christian Fennesz è un esempio lampante di questa commistione tra rigore tecnico e sperimentazione audace. Risulta che i paesaggi sonori del noise possano risultare alienanti, ostici per chi non è avvezzo a sonorità estreme. In alcuni casi, la ricerca sonora sembra prevalere sull’emozione, la sperimentazione sull’esperienza sensoriale.

Ma è proprio questa tensione tra rigore e azzardo, tra tecnica e emozione, a rendere il noise un genere così affascinante e controverso.

Chi è Fennesz?

Fennesz, produttore e sound designer autodidatta. Partito dalla scena techno viennese degli anni ’90, ha poi intrapreso un percorso solitario, esplorando le potenzialità della chitarra attraverso l’elaborazione digitale.

La release dell’album Hotel Paral.lel (1997) stabilisce immediatamente la sua impronta distintiva, caratterizzata da un approccio ibrido che integra sintesi digitale, field recordings e manipolazione di segnali provenienti da chitarre elettriche.

Un pioniere del suono, Fennesz è considerato uno dei padri fondatori della glitch music, un genere che utilizza i glitch (errori e malfunzionamenti) come elementi musicali.

L’elemento peculiare della sua prassi compositiva risiede nell’utilizzo di chitarre modificate attraverso una catena di effetti digitali e analogici, generando glitch, saturazioni e artefatti sonori che definiscono il suo trademark sonoro.

Il risultato? Un suono unico, inconfondibile, che fonde elementi di ambient, glitch e noise in paesaggi sonori di rara intensità. Questa metodologia, fondata sulla non-linearità e sull’aleatorietà, si estende all’intero dominio della sua produzione, conferendogli lo status di figura di culto nel panorama della musica elettronica sperimentale.

Fennesz per Auditorium 900, Napoli © Ljdia Musso

Fennesz ha collaborato con alcuni dei più grandi nomi della musica contemporanea, da David Sylvian a Ryuichi Sakamoto, creando opere di rara bellezza e intensità.

In Italia Fennesz si è da poco esibito presso Auditorium 900, Napoli, spazio partenopeo dedicato alla musica underground nato dalle ceneri della Società Fonografica Napoletana, in seguito Phonotype Records, ossia la prima casa discografica italiana.

Durante la serata ha presentato il suo nuovo lavoro, Mosaic.

Fennesz per Auditorium 900, Napoli © Ljdia Musso

Christian Fennesz è un riscrittore che ha ridefinito i confini della musica elettronica, un esploratore del suono che vi porterà in territori inesplorati.

Ma attenzione, il viaggio potrebbe non essere per tutti: il noise non è per i deboli di cuore. Questa musica, infatti, pone interrogativi profondi sui confini della sperimentazione artistica, sfidando le nostre orecchie e le nostre aspettative.

Alcuni potrebbero trovare la sua musica troppo cerebrale, troppo distante dalle emozioni. Ma è proprio questo il bello di Fennesz: la sua capacità di farci riflettere, di metterci in discussione, di spingerci a esplorare nuovi orizzonti sonori.

Perché, in fondo, l’arte è un dialogo aperto, un invito a esplorare le infinite possibilità di espressione della nostra identità.

La sperimentazione artistica, quando genuina, è un atto di coraggio, un’esplorazione dei confini dell’espressione umana che mira a svelare nuove forme di bellezza e a stimolare la nostra percezione della realtà.

Tuttavia se l’eccesso di stimoli e la velocità di produzione e consumo culturale prevalgono, la sperimentazione rischia di trasformarsi in un esercizio sterile, privo di contenuto e di significato.

Fondamentale, quindi, coltivare un senso critico vigile e consapevole sia nel produrre che nel consumare arte, capace di distinguere tra la sperimentazione che apre nuove strade e quella che si limita a ripetere formule vuote.

Per Approfondire

  • Discografia di Fennesz
  • CD & LP
    • Hotel Paral.lel (Mego, 1995) – Consigliato
    • Plus Forty Seven Degrees 56′ 37″ Minus Sixteen Degrees 51′ 08″ (Touch, 1999)
    • Endless Summer (Mego, 2001) – Pietra miliare
    • Field Recordings: 1995-2002 (antologia, Touch, 2002)
    • Live In Japan (live, Headz, 2004)
    • Venice (Touch, 2004) – Consigliato
    • Black Sea (Touch, 2008) – Consigliato
    • AUN – The Beginning And The End Of All Things (OST, Ash/Touch, 2012)
    • Bécs (Editions Mego, 2014) – Consigliato
    • Agora (Touch, 2019)
    • Mosaic (Touch, 2024)
    • The Last Days Of May (Longform Editions, 2025) – Consigliato
  • EP & 12”
    • Instrument (Mego, 1994)
    • Il Libro Mio – Recherchen Zum Manierismus (Tanz*Music, 1998)
    • Fennesz Plays (Mego, 1998)
    • Live At Revolver, Melbourne 03_02_00 (live, Touch, 2000)
    • Transition (Touch, 2008)
    • Seven Stars (Touch, 2011) – Consigliato
    • Fa (Editions Mego, 2013)
    • Mahler Remixed (Autoprodotto, 2014)
  • Altro
    • Szampler (sampler, Takeworm, 2010)
    • Liquid Music (USB, Touch, 2012)

Fennesz’s Web site

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