(English translation below)
Non c’è niente di più intimo e personale come il sangue. Ci scorre nelle vene che transitano nei nostri distretti periferici, nelle arterie che ossigenano i nostri organi, nei capillari che irrorano i nostri tessuti.

Eppure possiamo privarcene per donarlo, con un gesto semplice che diventa indispensabile soprattutto nei servizi di primo soccorso e di emergenza o urgenza. Non solo: il sangue donato è fondamentale in molti interventi chirurgici, nei trapianti di organo e di midollo osseo, nelle terapie oncologiche ed ematologiche e nella combinazione dei farmaci plasmaderivati, che sono dei salvavita perché vengono utilizzati per contrastare importanti patologie come l’emofilia, le malattie del fegato o i deficit immunologici.

Donare sangue non è (o non è soltanto), come spesso si pensa, un gesto di generosa solidarietà e di disinteressato altruismo. E’ soprattutto un gesto che fa comunità, perché il sangue donato è un patrimonio collettivo, e perché chiunque di noi può trovarsi ad averne bisogno. Basti pensare al periodo della pandemia da Covid 19, ai terremoti, alle grandi tragedie ferroviarie o alluvionali.

Dunque se io dono oggi è perché possiamo essere tutti noi più in salute domani, per avere tutti noi cure più efficaci e terapie più sicure. In questo senso il donatore ha una visione collettiva del vivere, poco individualista, egli è tendenzialmente più incline ad una idea di bene comune, di costruzione di una rete plurale forte e coesa.

Quello delle donazioni è un settore straordinario nella sua unicità, proprio perché composto da donatori volontari: significa che la nostra sopravvivenza, come esseri viventi, in caso di emergenza, è affidata alla spontanea volontà di persone come noi e ad un sistema efficiente di associazioni e federazioni che interagiscono con le unità sanitarie locali grazie ad una sofisticata organizzazione. Nessun altro efficiente sistema collettivo è basato sugli stessi principi di gratuità, volontarietà, anonimato ed associazionismo. E’ qualcosa di straordinario.

Ed è su questo concetto che si sofferma il bellissimo libro a cura di Fabio Dei, Matteo Aria e Giovanni Luca Mancini dal titolo Il dono del sangue. Per un’antropologia dell’altruismo. Il testo indaga le motivazioni e la razionalità dei donatori dal punto di vista delle scienze sociali, raccogliendo i più interessanti contributi al dibattito internazionale sul tema. Perché la donazione di sangue non è solo una pratica indispensabile per la medicina moderna, che non potrebbe farne a meno, ma è anche una dimensione umana che può essere analizzata da differenti punti di vista socio culturali e politici.

Ogni anno i pazienti dell’UE ricevono 25 milioni di trasfusioni di sangue, 1 milione di cicli di procreazione medicalmente assistita, oltre 35000 trapianti di cellule staminali (soprattutto per tumori del sangue) e centinaia di migliaia di tessuti sostitutivi (ad esempio per problemi ortopedici, cutanei, cardiaci od oculari). Tutte queste terapie sono disponibili unicamente grazie alla volontà di altri cittadini di effettuare donazioni altruistiche.

Ma qual è l’attuale situazione delle donazioni di sangue in Europa?

A luglio 2022 la Commissione Europea ha adottato una proposta di regolamento che reca nuove norme di qualità e sicurezza per le sostanze di origine umana destinate all’applicazione sull’uomo e che, se adottata, abrogherà le precedenti direttive 2002/98/CE e 2004/23/CE.

In parole povere, significa che in futuro, se approvata la proposta, ci saranno nuovi e più elevati standard di sicurezza per donatori e riceventi, e più efficaci misure di protezione per i pazienti, per i donatori e per la prole nata dalla riproduzione medicalmente assistita.

Ma la proposta intende migliorare anche l’armonizzazione tra gli Stati membri, facilitando lo scambio transfrontaliero di SoHO (substances of human origin, e cioè sangue, tessuti, cellule ed organi) e migliorando l’accesso dei pazienti alle terapie di cui hanno bisogno.

Così come è stata formulata, la proposta crea le condizioni per un’innovazione sicura, efficace e accessibile, migliora la preparazione alle crisi e la resilienza per salvaguardare l’accesso alle terapie ed implementa le politiche di digitalizzazione.

Da cosa nasce questa nuova proposta sulla donazione di sangue?

E’ stata la pandemia di COVID-19 ad evidenziare le principali carenze del settore. Soprattutto si è riscontrata la mancanza di misure per garantire una fornitura sufficiente. Un’esperienza drammatica che può oggi diventare uno sprone per costruire un sistema più efficiente.

La proposta nasce quindi dalla necessità di aggiornare e modernizzare la raccolta, la processazione e la fornitura di sangue, perché la normativa esistente non è più in grado di stare al passo con una scienza e una tecnica che sono progredite a gran velocità grazie ai notevoli sviluppi intervenuti nel settore.

Un’Europa unita sul fronte
della raccolta di sangue

Un’Europa unita lo è anche sul fronte della raccolta di sangue, tessuti e cellule, attraverso scambi transfrontalieri veloci e protetti. Ad oggi tutto questo non è ancora possibile, perchè ciascuno Stato adotta approcci metodologici divergenti, che impediscono la condivisione di risorse. La nuova proposta intende superare questo impasse con l’obiettivo di creare una vera e propria Unione europea della Sanità, mettendo in comune le competenze tecniche di tutti gli Stati membri e realizzando opportune economie di scala.

La proposta avanzata dalla Commissione europea sarà ora discussa in parallelo sia dal Consiglio sia dal Parlamento europeo. Qualora adottato (speriamo al più presto) il nuovo regolamento entrerà in vigore dopo un periodo transitorio di 2 anni necessario per l’applicazione di tutte le disposizioni.

Sulle pagine salute del sito dell’Unione Europea è possibile monitorare gli sviluppi della proposta di regolamento e la sua eventuale approvazione.

Sangue e religione: lo sguardo del cinema

Il tema della donazione di sangue presenta spesso grandi criticità dal punto di vista religioso; basti ricordare che la Chiesa dei testimoni di Geova vieta in modo assoluto la trasfusione di sangue che, in quanto simbolo di vita, può essere donato solo da Dio. E’ proprio su questo delicato tema etico religioso che si snoda un bellissimo film che vale la pena di riscoprire, perché oggi più che mai è attuale per il suo modo di indagare questo aspetto.

Si intitola The Children Act (Il verdetto nella versione italiana) e vede una straordinaria Emma Thompson nei panni della protagonista, la giudice Fiona Maye. E’ una eminente giudice dell’Alta Corte britannica e si trova a dover giudicare un caso molto delicato, quello di una famiglia di testimoni di Geova il cui figlio adolescente, malato di leucemia, rifiuta la trasfusione, a rischio della sua stessa vita.

La giudice, pur di raggiungere un verdetto giusto e corretto, non teme di essere coinvolta personalmente, e va in ospedale a conoscere il ragazzo minorenne, per capire se è davvero una sua scelta libera. “Sta morendo per la sua fede, è questo che piacerebbe a Dio?”, questa è la domanda a cui la giudice cercherà di dare una risposta.

E lo farà coinvolgendo tutta se stessa, in un film che esplora il tema dell’attaccamento alla vita, il peso delle confessioni religiose, il confine etico tra scienza e morale, ma anche il viscido confine tra amore ed attrazione, perché il rapporto che si instaura tra il giovane Adam e la severa giudice diventerà sempre più ambiguo e fluido, oscillando tra amore materno e innamoramento.

Il film del 2017, di Richard Eyre tratto da un romanzo di Ian McEwan pubblicato nel 2014, è disponibile in streaming.

ENGLISH VERSION

Donate blood: while waiting for a new European regulation, a book and a film dissect its ethical and social dimension

Donating blood is a gesture not only of altruism but also of collectivism. While Europe traces its future lines, we explore together its socio-cultural, ethical, and religious implications with a book and an extraordinary film.

There is nothing more intimate and personal than blood. It flows in the veins that pass through our peripheral districts, in the arteries that oxygenate our organs, and in the capillaries that supply our tissues.

Yet we can deprive ourselves of it to donate it, with a simple gesture that becomes indispensable, especially in first aid and emergency or urgent services. Not only that: donated blood is essential in many surgeries, in organ and bone marrow transplants, in oncological and haematological therapies, and in the combination of plasma-derived drugs, which are life-saving because they are used to combat important pathologies such as haemophilia, liver disease or immunological deficiencies.

Donating blood is not (or is not only), as is often thought, a gesture of generous solidarity and disinterested altruism. Above all, it is a gesture that builds community, because donated blood is a collective heritage, and because any of us can find ourselves in need of it. Just think of the period of the Covid 19 pandemic, the earthquakes, the great railway, or flood tragedies.

So if I donate today it is because we can all be healthy tomorrow, to have, all of us, more effective treatments and safer therapies. In this sense, the donor has a collective vision of living, not very individualistic, he tends to be more inclined to an idea of the common good, of building a strong and cohesive plural network.

The donation sector is an extraordinary sector in its uniqueness, precisely because it is made up of voluntary donors: it means that our survival, as living beings, in the event of an emergency, is entrusted to the spontaneous will of people like us and to an efficient system of associations and federations that interact with the local health units thanks to a sophisticated organization. No other efficient collective system is based on the principles of gratuitousness, voluntariness, anonymity, and associationism. It’s something extraordinary.

And it is on this concept that the beautiful book by Fabio Dei, Matteo Aria, and Giovanni Luca Mancini focuses, entitled The gift of blood. For an anthropology of altruism. The text investigates the motivations and rationality of donors from the point of view of social sciences, collecting the most interesting contributions to the international debate on the subject. Because blood donation is not only an indispensable practice for modern medicine, which could not do without it, but it is also a human dimension that can be analyzed from different socio-cultural and political points of view.

Every year, EU patients receive 25 million blood transfusions, 1 million cycles of medically assisted procreation, over 35,000 stem cell transplants (mainly for blood cancers), and hundreds of thousands of tissue replacements (for example for orthopedic problems cutaneous, cardiac, or ocular). All of these therapies are only available through the willingness of other citizens to make altruistic donations.

But what is the current situation
of blood donations in Europe?

In July 2022, the European Commission adopted a proposal for a regulation that contains new quality and safety standards for substances of human origin intended for application on humans and which, if adopted, will repeal the previous directives 2002/98/EC and 2004 /23/CE.

Put simply, it means that in the future, if the proposal is approved, there will be new and higher safety standards for donors and recipients, and more effective protective measures for patients, donors, and offspring born from medically assisted reproduction.

But the proposal also intends to improve harmonization between Member States, facilitating the cross-border exchange of SoHO (substances of human origin, i.e. blood, tissues, cells, and organs) and improving patients’ access to the therapies they need.

As formulated, the proposal creates the conditions for safe, effective, and accessible innovation, improves crisis preparedness and resilience to safeguard access to therapies, and implements digitization policies.

Where does this new proposal
on blood donations come from?

It was the COVID-19 pandemic that highlighted the main shortcomings of the sector. Above all, there was a lack of measures to ensure sufficient supply. A dramatic experience that can today become a spur to build a more efficient system.

The proposal, therefore, arises from the need to update and modernize the collection, processing, and supply of blood, because the existing legislation is no longer able to keep up with science and technique that has progressed at great speed thanks to the remarkable developments intervened in the sector.

A united Europe on the front
of blood collection

A united Europe is also united in terms of the collection of blood, tissues, and cells, through fast and protected cross-border exchanges. To date, all this is not yet possible, because each State adopts divergent methodological approaches, which prevent the sharing of resources. The new proposal intends to overcome this impasse with the aim of creating a real European Health Union, pooling the technical skills of all the Member States, and achieving appropriate economies of scale.

The proposal made by the European Commission will now be discussed in parallel by both the Council and the European Parliament. If adopted (hopefully soon) the new regulation will enter into force after a transitional period of 2 years necessary for the application of all the provisions.

On the health pages of the European Union website, it is possible to monitor the developments of the proposed regulation and its possible approval.

Blood and religion: the gaze of cinema

The issue of blood donation often presents major religious issues; it is enough to remember that the Church of Jehovah’s Witnesses absolutely forbids the transfusion of blood which, as a symbol of life, can only be given by God. It is precisely on this delicate religious ethical theme that a beautiful film unwinds which is worth rediscovering because today more than ever it is relevant for its way of investigating this aspect.

It is titled The Children Act and sees an extraordinary Emma Thompson in the role of the protagonist, judge Fiona Maye. She is an eminent judge of the British High Court and finds herself having to judge a very delicate case, that of a family of Jehovah’s Witnesses whose teenage son, suffering from leukemia, refuses a transfusion, at the risk of his own life.

The judge, in order to reach a fair and correct verdict, is not afraid of being personally involved, and she goes to the hospital to meet the underage boy, to understand if it is really a free choice of him. “He is dying for his faith, is this what God would like?”. This is the question that the judge will try to answer.

And she will do so by involving all of herself in a film that explores the theme of attachment to life, the weight of religious confessions, the ethical boundary between science and morality, but also the slimy boundary between love and attraction, because the relationship established between the young Adam and the severe judge will become increasingly ambiguous and fluid, oscillating between maternal love and falling in love.

The 2017 film, by Richard Eyre based on a novel by Ian McEwan published in 2014, is available for streaming.

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