Una delle questioni che largamente occupa le riflessioni della condizione psicologica e patologica dell’uomo contemporaneo è la sindrome narcisista. La figura del narciso si presenta come quella persona che con una pioggia di amore e attenzioni, rapisce il cuore per poi svilire le emozioni e i sentimenti; procedere in un secondo tempo in una lenta ma struggente e costante svalutazione fino alla totale perdita di controllo della propria identità e delle proprie decisioni. I narcisisti sono molti, molti sono coloro che nel ferire le altre persone non vedono un limite ma un vanto, i molti che credono che gli altri siano oggetti a loro disposizione.

“Io sono notizia”, la storia di Fabrizio Corona

Mi sono scontrata ieri sera con un documentario di Netflix: Io sono notizia; si tratta della storia della figura di Fabrizio Corona, figlio del famoso e integerrimo giornalista Vittorio Corona.

Fabrizio Corona potremmo dire essere l’emblema del “narcisismo grandioso” descritto da Lingiardi in Arcipelago N; il narcisista grandioso è quel tipo di personalità completamente immersa in sé stessa, nella sua apparente luce sa perfettamente come abbagliare le persone che gli gravitano attorno, ma egli è assolutamente incapace di empatia, di immedesimazione: sterile e insofferente ai bisogni degli altri, giacché tutta la realtà gira attorno a lui.

Le persone che gli si avvicinano sono solo “cose” che egli utilizza per il suo interesse personale: non ha valori, non ha morali, non ha sentimenti se non un esasperato amore per sé stesso che, nella realtà effettiva della sua psiche si fonda sul nulla. Questo in quanto dietro alla sua grandiosa personalità, al suo attirare su di sé in maniera istrionica tutte le attenzioni, sul fare di sé l’unico protagonista non solo della sua vita ma di tutta la realtà, si cela una personalità fragile, insicura, incapace di creare un confronto con sé stessa, di conferirsi valore in termini autonomi.

Ecco subito compreso lo sfoggio che Corona fa costantemente del suo denaro, denaro che diviene una divinità, il motivo che traina la sua esistenza giacché il suo valore si conta solo attraverso il patrimonio che egli possiede.

La smania di arrivare, le persone intorno

Nel documentario è evidente che ogni persona che gli si è avvicinata troppo è stata bruciata dal fuoco della sua smania di “arrivare”: la prima è Nina Morić, donna con la quale ha fatto un figlio, figlio di cui Corona non parla mai. La Morić, a quanto si ascolta nel documentario, sarebbe stata completamente prosciugata dal fantomatico “re dei paparazzi” sia da un punto di vista economico che psichico. Nulla le potrà ridare indietro la sua integrità, perché le è stata strappata a morsi e con cattiveria da un uomo che non ha avuto e ancora oggi non ha alcuna pietà di lei.

Seconda vittima Lele Mora, certo non un santo, ma l’ennesimo che si sarebbe fatto ammaliare dal fascino di Fabrizio, dalla sua arroganza, dalla sua strafottenza, finendo per perdere, sempre stando al documentario, tutto il lavoro di una vita a causa della sua relazione con Corona.

Altra donna che compare più sullo sfondo, ma che è quanto mai presente: Belen Rodríguez. La showgirl porterebbe anche lei addosso i segni di un uomo che pur di guadagnare attraverso di lei avrebbe venduto un loro amplesso programmato sulla spiaggia ad un fotografo. Paparazzata sulla quale Corona stesso avrebbe guadagnato all’insaputa dell’allora compagna Belen.

Ultima, ma credo non ultima: la madre costretta a dire ciò che nessun genitore vorrebbe affermare sul figlio: ammettere la totale assenza di scrupoli neppure davanti alle più atroci tragedie – la strage di Erba – della quale, a fini di lucro, si è dedicato incapace di mettere freno alla sua fame di godimento e affermazione.

Corona e l’assoluta indifferenza per chiunque

Ciò che lascia tuttavia più sconcertati nell’affrontare la visione di questo documentario è l’assoluta indifferenza che il Corona nutre per qualunque persona gli sia stata o gli sia vicino, tutto è lui, ogni cosa è funzionale alla sua realizzazione al suo bisogno di godimento continuo.

Al di là del documentario in sé, che forse non è proprio un documentario, quanto la celebrazione di un “eroe” dei nostri tempi, vorrei riflettere sulla figura di Fabrizio Corona e sul fatto che la sua persona sia una di quelle mediaticamente più influenti ai giorni nostri.

C’è una canzone di De Gregori che dice “ruba una mela e finirai in galera, ruba un palazzo e ti faranno re”, penso che questo verso raffiguri perfettamente l’epopea di questo “furbetto” che porta avanti una mentalità che non è poi così dissimile.

La guerra di cui si fa portavoce Corona non è andare contro a un sistema sbagliato per raddrizzare le cose, per fare il bene sociale, per smuovere anche gli spiriti sopiti affinché lottino per i loro diritti, ma si tratta di un uno che non vuole nessuno intorno, nessuno che adombri il suo potere, un unico a-relazionale che vuole prendersi tutto fregando il sistema e vantandosi di farlo.

Come questa figura va a formare gli animi, i pensieri, i valori dei nostri giovani?

La stessa rivendicazione che Corona fa al” risveglio” nel suo podcast Falsissimo altro non è che l’ennesimo trucco per un incanto di massa che lo porta ad arricchirsi sempre di più.

Trovo grave che a una figura di tal tipo venga dato un così largo spazio e che addirittura si trovi sensato fare un documentario sulla sua epopea fatta di crudeltà, cinismo, egocentrismo: narcisismo.

Come evidenzia la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone la figura del narcisista è sempre più presente nella nostra epoca e i danni che queste personalità lasciano nelle loro vittime sono dei veri buchi neri da cui a volte è impossibile uscire. Il narcisista che vede in Corona il suo modello ma che non riesce ad emularlo, a fare i suoi numeri a possedere tutto come fa lui, potrebbe essere mosso, anche attraverso la sua influenza mediatica, a compiere azioni criminali contro la donna che gli dice no.

Perché a un narcisista non si può mai dire di no. Perché il no è la negazione del suo potere assoluto, è uno smacco alla sua in realtà fragile personalità che egli non può sopportare.

I narcisisti sono persone pericolose che agiscono solo per sé stesse e con in mente solo un obbiettivo: il godere, che scambiano la vita come un processo costante di conquiste, conferme, traguardi senza preoccuparsi dei danni che possono causare agli altri o al sistema pubblico stesso.

Penso pertanto che sarebbe più saggio prendere in considerazione dei documentari che ci raccontino storie diverse, che diano spazio ad individui da cui davvero abbiamo tutti qualcosa da imparare per non fare la fine di quel Claudio del racconto di Gadda.

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