Lo Spazio b5 di Bologna presenta, fino al 28 Febbraio 2025, l’esposizione personale di Fabrizio Loschi dal titolo Trentanimeuncorpo, a cura dell’architett* Lorena Zuniga Aguilera in collaborazione con Formaviva.

Le sculture, esposte insieme ad una serie di disegni dell’artista, confermano, semmai qualcuno avesse ancora qualche dubbio, quanto Loschi conosca i segreti della materia e sappia rispecchiare nel suo lavoro il ballo della vita, dove a volte qualcosa accade all’improvviso e rende l’umano docile tra gli uomini, ma non umano innocuo. In qualsiasi luogo, anche in quello più remoto, la storia di ogni essere vivente può cambiare e trasformarsi ridisegnando il destino di donne, uomini e, di conseguenza, le loro testimonianze.

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

Eros e Caos, Loschi esplora
le radici di una terra

Fabrizio Loschi non si è mai potuto riferire a nessuna specifica categoria delle diverse discipline artistiche, e ritengo non sia possibile ricondurre la sua opera ad essere classificata per correnti, movimenti, gruppi. Ogni panorama sarebbe limitante perché ha senso, invece, valutare la sua poliedrica personalità in una costante indagine sperimentale di forma in trasformazione. Egli crea esplorando i tanti punti di giunzione tra èros e càos, esercizi di un proprio tempo e di radici in una terra con la quale cristallizza sentimenti che sviluppano un’eleganza d’indagine del ritmo tra morte e rinascita, dove il tutto si muove nell’atto della mutazione di una forma fluida dinamica.

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

Ogni scultura differisce dall’altra e partecipa ad una composizione di forme vive e conformate nello spazio da ogni minima sollecitazione dell’aria, che le rende libere alla luce in una struttura in movimento. La luce ha un ruolo fondamentale nell’opera di F. Loschi così come l’ha inevitabilmente l’ombra, tanto che a questo proposito è doveroso evidenziare all’attenzione di chi osserva la competenza curatoriale dell’architett* Lorena Zuniga Aguilera che ha saputo creare, attraverso la cura dell’allestimento, le condizioni per permettere di comprendere il potere assunto dalle forme d’arte nello spazio che occupano.

Afferma Fabrizio Loschi:

«Il corpo nasce come creta, il medium più arcaico che da materia bruta diventa “cosa”. Questa serie di opere sovverte il rapporto tra corpo e anima: il tangibile si fa veicolo dell’intangibile, e l’esemplare multiplo si trasforma in un’opera unica».

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

Una serie di opere che mettono in crisi il concetto di scultura tradizionalmente intesa proponendo una dimensione più intima, tascabile, anche in ricordo della scultura da viaggio, il volume-scultura del 1948 di Bruno Munari nell’innovativo gioco dei pieni e dei vuoti, per forme negative e positive di un progetto solo apparentemente semplice. La bellezza formale delle opere di F. Loschi è nella narrazione di corpi modellati e ancorati all’umano con un proprio codice, messi in scena per esprimere una dimensione predisposta per essere luogo di estrazione dei protagonisti della collettività plastica in cui si presentano, e in grado di approdare ad una successiva estetica privata.

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

Umano e non umano

Nel pensiero-mobile F. Loschi non crea distinzioni tra umano e non umano ma una metamorfosi, la trasformazione specchio di una civiltà a cui è richiesta una forma di altissima capacità di resilienza, in un mondo responsabile di aver esagerato nel creare fratture non solo tra gli individui, ma anche tra umanità e natura. Tutto questo emerge nei lavori la cui funzione è per noi quella di rendere più leggera la vita, ma che nascono dalla fatica e da un’altrettanto alta capacità di sopportazione: quella verso la solitudine, una compagnia come condizione necessaria e antidoto salvavita per immaginare le forme “emerse” miracolosamente.

La creazione dell’essere in solitudine illumina le oscurità, stimola le parole, infonde pazienza, esperienza della disciplina dell’impossibile che diviene possibile con la materia, o con la penna a sfera e una superficie sulla quale creare. Soltanto le crisi portano ai cambiamenti e, l’essere soli come crisi per eccellenza, permette di sovvertire il mondo con la fantasia dell’artista che sfida continuamente se stesso per salvarsi e salvare permettendo quell’incontro con l’opera e il suo nucleo fantastico: dall’idea al lavoro finito.

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

Galileo Galilei (Pisa, Toscana, 15 Febbraio 1564 – Arcetri, Firenze, Toscana, 8 Gennaio 1642), in una lettera datata 26 Giugno 1612 scrisse al pittore Ludovico Cardi detto Cigoli (Cigoli, Pisa, Toscana, 21 Settembre 1559 – Roma, Lazio, 15 Giugno 1613) per rovesciare definitivamente il parere di Benvenuto Cellini (Firenze, Toscana, 3 Novembre 1500 – Firenze, Toscana, 13 Febbraio 1571) nella querelle tra pittura e scultura:

Domenico Robusti, Ritratto di Galileo Galilei, 1602/1607, olio su tela, Al. 66 x La. 53,3 cm. Museo Marittimo Internazionale, Greenwich, Londra, Regno Unito. Immagine di Pubblico dominio. Domenico Robusti (Venezia, Veneto, 1560 – Venezia, Veneto, 17 Maggio 1635).

«Non ha la statua il rilievo per essere larga, lunga e profonda, ma per essere dove chiara e dove scura[…] delle cose che appariscono e si veggono, altro non si vede che la superficie, la profondità non può dall’occhio esser compresa, perché la vista nostra non penetra dentro a’ corpi opachi.»

E’ indubbio che l’essenza artistica della scultura stessa sia visiva, ottica, e la sua sostanza sia illusione e non materia.

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

L’opera, essendo esperienza di verità, dimostra che la scelta nel regno autonomo di ogni artista, nel personale ambito di ricerca del proprio linguaggio in ciascuna forma, è formulazione diretta del messaggio in figura con l’utilizzo della specifica attrezzatura tecnica. Parrebbe scontato affermarlo ma l’artista plastico trova una collocazione strategica solo nel fare, sia per la facoltà di sintesi che gli è propria che per un’autentica significatività dell’arte plastica come totalità unitaria di senso e ragione; quel “luogo” dove la Critica potrà addentrarsi con metodo appassionante.

Martin Heidegger in occasione del viaggio in Francia che lo avrebbe condotto a Cerisy-la-Salle per tenere la fondamentale conferenza dal titolo Che cos’è la filosofia?, incontrò a Varengeville, in Normandia, insieme all’amico René Émile Char (L’Isle sur la Sorgue, Francia, 14 Giugno 1907 – Parigi, Francia, 19 Febbraio 1988) il pittore e scultore francese George Braque (Argenteuil, Francia, 13 Maggio 1882 – Parigi, Francia, 31 Agosto 1963), con cui rimase in contatto sino alla morte.

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

In una lettera del 16 Settembre 1963, poco dopo la morte di Braque, Heidegger scrisse a Char:

«La sola interpretazione fedele della sua arte ci è data dallo stesso artista con il portare a compimento la sua opera nel quasi nulla dell’assolutamente semplice. Essa avviene come mutazione del diverso nell’universo del Medesimo, in cui è il vero ad apparire. La mutazione del diverso in universo è quella libertà lasciata all’assenza grazie a cui l’universale diviene presente. L’assenza schiude alla presenza. La morte è portatrice di avvicinamento».
(Carteggio nell’atelier del poeta, “Quarto”, Gallimard, Parigi 1996, p. 791.)

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

Il pensiero di Martin Heidegger, relativamente alla possibilità di chiarire il senso dell’opera d’arte, contribuisce a mettere in evidenza lo spazio entro il quale essa può iniziare a mostrarsi. In questa prospettiva, compito del pensiero critico non è quello di esplicitare i concetti sui quali potrebbe fondarsi un’opera, ma esprimere con chiarezza la “campitura spirituale” che diviene presente in chi la osservi. Il pensiero deve per questo “cedere il passo all’opera, lasciando che sia questa a indicare in direzione di ciò a cui è chiamata.”

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

Profondità e singolarità del pensiero critico non possono evitare di ridurre a un significato e a progetto il fenomeno creativo che non ha altra ragione che essere. Gli stessi scritti degli artisti non possono sostituirsi alla loro creatura autonoma anche rispetto al proprio autore che la vede prendere forma giorno dopo giorno. Le opere d’arte, diceva Braque, assumono una strana “vita” che come tutte le vite ha un processo creativo tra l’inizio e la sua fine: «quando ha cancellato l’idea [che se ne aveva a priori].» (G. Braque,Il giorno e la notte. Cahiers 1917-1952, Gallimard, Parigi 2002, p. 27).

Ph. Michele Levis – Fabrizio Loschi – Trentanimeuncorpo Spazio b5 – Bologna

Trentanimeuncorpo è il rientro nelle spire della vita, nella spirale dei sorrisi, perché per vincere il male bisogna passare dal morso della serpe cagliando il veleno in antidoto. La tecnica ci ha sottratto ai morsi del mondo, la nostra vita sembra essere fuori da ogni luogo buono: come il bosco, che ammiriamo ma non sapremmo come in esso sopravvivere, o nel rapporto vero con gli animali che amiamo, ma con i quali non siamo più in grado di comunicare. Ogni individuo ritiene di essere superiore all’altro ed è chiaro che ciò abbiamo perso in questa direzione non possa che essere materia di studio di “enigmatici” maestri e della loro rimozione funzionale delle distanze tra creazione e sguardo pensante. F. Loschi ancora una volta è voce potente contro il nocivo assottigliamento e svilimento del contatto e del rapporto con quella realtà nata da un’operatore dell’inutile, ma che di inutile ha solo l’apparenza.

Fabrizio Loschi

Nato a Modena nel 1965, Loschi si diploma all’Istituto d’Arte “Adolfo Venturi” e inizia a esporre nel 1986, partecipando a mostre e progetti in Italia e all’estero. Con una carriera che spazia dalla pittura alla scenografia, ha collaborato con artisti e musicisti di fama internazionale, mantenendo sempre un approccio originale e sperimentale. Oggi è docente presso il Centro di Formazione Moda di Carpi.

Lo Spazio b5.

Nato nel 2018 nel centro di Bologna, Spazio b5 è un luogo dedicato ai creativi, fondato da Lorena Zuniga Aguilera e Michele Levis. Lo studio si propone come una vetrina per artisti e designer emergenti e affermati, oltre a offrire consulenza professionale in architettura, interior design e fotografia.

Orari:

da martedì a sabato: 15:30 – 19:30 o su prenotazione.

Informazioni:

Spazio b5 Studio Store Creativo – Vicolo Cattani 5/b – 40126 Bologna

Tel. 051 0566878 – Email: info@spaziob5.com – Sito web: www.spaziob5.com

Le immagini fotografiche pubblicate in questo articolo scritto per la testata giornalistica digitale ReWriters, è stata autorizzata dall’Architett* Lorena Zuniga Aguilera.

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