La ricerca artistica di Francesca Fini – tra le performance artist intermediali più significative della cyber performance in Italia – compie dieci anni. Un decennio in cui l’artista si muove nel territorio del contemporaneo, dove le arti si ibridano, tra performance art, tecnologia dell’interazione, sound design, sperimentazione cinematografica, animazione digitale e pittura.

Un percorso artistico animato da una ricerca e una sperimentazione personali, in cui

il corpo prende per primo la parola per poi venir surclassato dal coro (adottando non a caso una componente centrale della tragedia greca), cioè dalla tecnologia”.

I suoi progetti analizzano il rapporto tra spazio pubblico e privato, tra spettacolo e spettatore, tra rappresentazione e interazione, riflettendo sulle influenze della società, sulle questioni di genere e sulla distorsione della percezione della bellezza, prodotta dal mercato e dai media.

Martedì 16 novembre, alle ore 17.30, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta il volume Francesca Fini / Cyborg Fatale – performance e video tra reale e virtuale (2011-2021), per le edizioni Postmedia Books. Un’articolata monografia che attraversa la storia di quest’anima sdoppiata tra reale e virtuale, tra pratica analogica e pratica digitale, illustrando i dieci anni di lavoro dell’artista suddivisi in tre grandi sezioni tematiche. Ogni sezione è affidata ad uno studioso che ha seguito il lavoro di Francesca Fini nel corso del tempo. Così, dopo l’introduzione dello storico dei media Bruno Di Marino, che ha curato il libro, segue il saggio di Lori Adragna che riguarda la pratica performativa, quello di Giacomo Ravesi sulla video arte e, a chiudere, le riflessioni del leggendario critico cinematografico Adriano Aprà sui lungometraggi dell’artista.

Copertina del volume Francesca Fini / Cyborg Fatale – performance e video tra reale e virtuale (2011-2021)

Artista pluridisciplinare, performer e attivista, tra le prime cyber artiste italiane. Con il titolo del volume Francesca Fini / Cyborg Fatale – performance e video tra reale e virtuale (2011-2021), anche fatale. Chi è Francesca Fini?
Ormai da qualche anno mi definisco artista ‘intermediale’, usando un termine coniato dal movimento Fluxus per descrivere un’artista che, in un modo estremamente contemporaneo, si muove negli spazi ibridi tra i media. Esploro i media sempre in maniera dinamica e sperimentale. Nei miei lavori, infatti, c’è sempre il video, a volte generativo o prodotto attraverso l’animazione, l’interaction design, l’interazione diretta con il materiale multimediale grazie a una serie di dispositivi durante le mie performance dal vivo: i sensori, computer vision, motion tracking

E si ritrova in fatale?
Mi ci riconosco molto. È un titolo, questo che abbiamo scelto, che
ha una grande potenza di sintesi rispetto al mio lavoro. E anche una certa dose di ironia e verità. In qualche modo anche io sono un cyborg e in qualche modo sono anche ‘fatale’. Perché lavoro moltissimo sulla mia femminilità e sulla fascinazione, attraverso la parte ‘mesmerizzante’ (‘mesmerising’ – affascinante ndr – direbbero gli americani) che creo intorno al mio corpo, anche in termini di dispositivi. Il titolo del volume deriva da quello di una mostra che ho fatto all’interno della Fiera d’Arte di Bologna un paio di anni fa, alla Narkissos Contemporary Art Gallery. Su suggerimento del curatore Roberto Malaspina, abbiamo utilizzato proprio questo termine. E con il suo permesso, l’ho preso in prestito e riutilizzato per questo volume. Il cyborg è una creatura ibrida che, a sua volta, riassume la mia ricerca artistica, di assemblaggio di vari linguaggi e media all’interno del mio corpo. Agisco prima di tutto con il mio corpo – una calamita, un vero e proprio ricettacolo – perché sono prima di tutto una performance artist.

Bruno Di Marino, curatore del volume, definisce il corpo come fulcro centrale del suo lavoro: “un corpo quasi vitruviano o leonardesco, come misura di tutte le cose. Ma anche crocevia da cui si dipartono infinite direttrici”. Come in TONES O MOTHER-RYTHM… Come costruisce una performance e come inserisce il corpo al suo interno?
È così. Il corpo è sempre presente. Reputo performance anche alcune mie opere di video d’arte di animazione: sono sempre incentrate sull’azione del corpo e non sono mai prodotti di mimesi che tendono a raggiungere o inseguire la verosimiglianza o il naturalismo. Tutte le mie opere digitali tendono a utilizzare il corpo iconico, trasfigurato, 3D, puramente accennato come elemento portatore di un linguaggio surrealista. Per me il corpo è fondamentale. Uso la performance pura in base all’ispirazione del momento, senza deciderlo preventivamente. C’è qualcosa che mi suscita un’idea e poi, quando la voglio sviluppare, decido qual è il linguaggio migliore per raggiungere quell’obiettivo. I miei linguaggi sono molteplici e proprio per questo a volte li mescolo, sempre in base alla sensazione e al fine ultimo della performance. 

Che lavoro è stato fatto insieme a Bruno Di Marino per sintetizzare dieci anni di attività?
È stato un lavoro lungo, di due anni, certosino. Sono andata a ritroso, ho ripensato a tutti i miei lavori che in qualche modo sono stati e sono importanti, che hanno caratterizzato un punto di svolta o che hanno avuto particolare successo.  Li ho rivisti e raccontati col senno di poi, raccogliendo tutta la documentazione fotografica significativa e recuperando tutto lo storyboard dei festival, delle partecipazioni, e le opinioni del pubblico… Nel libro, ogni lavoro oltre alla scheda e alla presentazione critica di Bruno Di Marino, ha anche il punto di vista del pubblico. Mi interessava molto avere la possibilità di poter inserire delle piccole recensioni, delle frasi scritte sui social o inviatemi personalmente dalle persone – non esperte o addette ai lavori – venute a vedere una mia performance e che hanno voluto condividere con me la loro opinione.

C’è una performance che può essere eletta la più rappresentativa, che racchiude il senso del suo lavoro?
Sicuramente Fair and Lost. È stata anche la performance che ha avuto più successo in assoluto, che è stata la più recensita e che, per così dire, mi ha portato fortuna. La faccio con gli elettrodi terapeutici – chiaramente hackerati e quindi utilizzati in maniera impropria perché nascono per una terapia muscolare – li metto sulle braccia, in modo da creare delle contrazioni (in)volontarie dell’avambraccio, attraverso delle piccole scariche elettriche. Metto la scarica al massimo voltaggio e cerco di truccarmi il viso davanti ad una webcam che inquadra il macro del mio volto e lo proietta alle mie spalle. È una lotta estenuante tra la mia volontà di fare questo lavoro di alta precisione e una forza che si oppone dall’esterno. In questo conflitto fisico, mentale, spirituale – tra l’idea del condizionamento sociale o altri concetti legati alla femminilità – si consuma la performance.

Presentazione del volume Francesca Fini / Cyborg Fatale – performance e video tra reale e virtuale (2011-2021) a cura di Bruno Di Marino

Martedì 16 novembre, ore 17.30
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – Roma

Intervengono:
Francesca Fini
Bruno Di Marino
Lori Adragna
Adriano Aprà
Giacomo Ravesi

Info:
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – Roma
T + 39 06 32298221
lagallerianazionale.com

Ufficio stampa Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea:
gan-amc.uffstampa@beniculturali.it
T +39 06 322 98 308/328

Ufficio stampa:
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