Ginevra Colonna, l’attrice corsara del cinema italiano
Ritratto d'autore di Ginevra Colonna: la storia, la coerenza e lo straordinario talento di un'attrice corsara che ha scelto l'arte pura. Il film consigliato: "Ecco fatto".

Ritratto d'autore di Ginevra Colonna: la storia, la coerenza e lo straordinario talento di un'attrice corsara che ha scelto l'arte pura. Il film consigliato: "Ecco fatto".

Ginevra Colonna. Dagli esordi d’autore con Virzì e Caligari al successo televisivo, fino alla scelta radicale della libertà: il ritratto di un’interprete fuori dagli schemi, tra cinema indipendente e resistenza artistica. Il film consigliato: Ecco fatto.

Quegli occhi azzurri quasi felini. Con lo sguardo deciso e a volte anche estremamente fragile. Quel volto graziato, ma allo stesso tempo con un so che di selvaggio, di viscerale. Ginevra Colonna è un’outsider del cinema italiano, una figura che sfugge alle etichette e che ha saputo tracciare un percorso artistico del tutto personale, fatto di scelte radicali, coraggio e un amore incontaminato per la settima arte.

La sua carriera è iniziata col migliore dei pronostici, inserendosi fin da subito in un cinema d’autore colto e coraggioso. Già nei primi anni Novanta muove i primi passi importanti con Quattro figli unici (1992) di Fulvio Wetzl e la coproduzione internazionale Marquise (1997) di Vera Belmont. Ma è tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila che il suo talento esplode all’interno di alcune delle pellicole più rappresentative del cinema italiano di quel decennio. È impossibile dimenticare la sua intensità in Ovosodo (1997) di Paolo Virzì, dove veste i panni di Cristina, o la freschezza e la modernità che porta in Ecco fatto (1998), l’esordio fulminante di Gabriele Muccino.
La sua versatilità la porta a confrontarsi con registi radicali e diversissimi tra loro: entra nel mondo cupo e disperato de L’odore della notte (1998), il capolavoro metropolitano di Claudio Caligari, e viene diretta da un maestro del calibro di Marco Bellocchio in La balia (1999) — citato spesso affettuosamente come La balia o L’abbaglio della memoria cinefila. La sua traiettoria sul grande schermo si arricchisce continuamente, passando per lo sguardo drammatico di Antonello Grimaldi in Un delitto impossibile (2000) e per la raffinata sensibilità di Maurizio Ponzi in A luci spente (2004) – regista a cui è legatissima, senza dimenticare incursioni internazionali come Suor Sorriso (2000) di Roger Deutsch, in cui interpreta da controversa figura di Janine Decker aka “The singing nun”.
Una carriera cinematografica di primissima fascia, affiancata da un successo televisivo altrettanto travolgente che l’ha vista protagonista nelle case degli italiani grazie a fiction e serie cult dei primi anni Duemila: da Via Zanardi, 33 (nel ruolo fisso di Beatrice “Bea” Larini) a Distretto di Polizia, passando per il grande successo popolare de Il bello delle donne 2 e 3 (nei panni di Irma Parodi) e della miniserie Il Grande Torino (2005) di Paolo Bonivemto e “Le ragazze di san Frediano” di Vittorio Sindoni.

Poi, nel momento in cui la macchina dello star system avrebbe potuto stritolarla o consacrarla a eterna icona, Ginevra ha fatto una scelta rara: ha abbandonato tutto. Ha percorso un’altra strada in solitaria. In barba al successo, ha inseguito la propria indipendenza e la propria libertà di donna. Senza scendere a compromessi col sistema, ma ribellandosi ad esso. Forse perché quel mondo dello spettacolo, tanto desiderato, non la rappresentava più. E allora, per anni, ha intrapreso un altro percorso professionale, lontana dai riflettori, lontana dal jet set, dove ha avuto modo di nutrire la propria umanità prima ancora che la propria arte.
Il teatro ha rappresentato un piccolo rifugio e una palestra di verità. Ginevra Colonna ha calcato le scene teatrali misurandosi con testi di grande spessore e con la nuda potenza della presenza scenica, da Macbeth (1990) fino a progetti d’impegno civile e intimi come The Exonerated (2002), Una donna sola (2003) di Marco Marciani e Donne senz’ombra (2004) di Roberto Marafante. Il palcoscenico è stato per lei lo spazio in cui preservare il fuoco sacro della recitazione, spoglio dalle lusinghe della popolarità televisiva.

Oggi, Ginevra Colonna è tornata alla recitazione, e il suo ritorno ci appare straordinariamente affascinante, puro verso il cinema indipendente italiano. Attraverso film, docufilm e cortometraggi, Ginevra si è rimessa in gioco, mettendosi a nudo e dimostrando di essere un’interprete di razza. Non insegue i consensi facili o la popolarità a tutti i costi, quanto l’essenza dell’arte e della recitazione. Sceglie i festival indipendenti, i cortometraggi girati per passione, affidandosi ad artigiani e artisti coraggiosi, lontani da quel circuito saturo e ripetitivo che spesso ripropone i soliti volti, per abbracciare invece progetti intrisi di idee audaci.
È così che la vediamo splendere in lavori recenti e di grande ricerca: dal docufilm Solo amore – Pier Paolo Pasolini (2025) di Mauro Conciatori a Il prezzo del consenso (2025) di Raffael Fiano, passando per la voce fuori campo di Maud Allan ne La fabbrica di Salomè (2025) di Claudio Sestieri, fino all’apparizione nel lungometraggio Enea (2023) di Pietro Castellitto nel ruolo di Metella. Ha appena finito di girare “Mnemòsine” scritto e diretto da Michele Bucci, corto girato in pellicola ed in cui interpreta il ruolo di protagonista.
Un’ondata di energia creativa che l’ha vista protagonista anche in una fitta e coraggiosa rete di cortometraggi d’autore: da Eva (2025) di Vittoria Florio a Dahlia (2025) di Giorgia Corradetti, da Eraserself (2025) di Giacomo Pedrotti al corto d’animazione Junk (2025) di Uter, artista digitale di grande talento. E ancora nei recentissimi lavori del 2026 come Ops… di Edoardo Specchia (nei panni di Zia Chiara), È ancora domani di Rosalaura Inferrera (nel ruolo di Mamma Mia) e Selene di Michelle Salvatore (nel ruolo della protagonista Selene).
È in questo arcipelago di cinema sovversivo, fatto di sguardi liberi e produzioni indipendenti, che Ginevra Colonna ha saputo esprimersi. Un’interprete corsara, che non ha mai cercato il trionfo facile delle sirene commerciali, ma ha preferito la via stretta, bellissima e intransigente dell’arte.
Photo credits: Alessio Moglioni
