Più volte mi è capitato di visitare Parigi, una tra le più belle capitali europee, ma ogni volta che ci torno mi accorgo che c’è sempre qualcosa da vedere e da scoprire.

A marzo, nella quasi totale assenza di uno di quei fenomeni ormai bene presente nelle città d’arte l’overtourism, potendo beneficiare di un clima più temperato e giornate più lunghe e soleggiate rispetto ai mesi invernali, mi sono dedicato alla visita di quartieri nuovi e alla scoperta di alcuni meravigliosi parchi e giardini della città.

Parigi, spettacolo in primavera

Con l’arrivo della primavera, infatti, i parchi e i giardini parigini offrono un magnifico spettacolo di colori e diventano luoghi magici nei quali si può trascorrere del tempo leggendo un buon libro o semplicemente passeggiando per riservare  un po’ di tempo per sé stessi.

È così che ho scoperto due straordinari, quanto insoliti, luoghi di Parigi: i giardini e il museo Albert Kahn a Boulogne-Billancourt e il parco Aretha Franklin del 20° arrondissement nel quartiere Porte de Bagnolet.

Situata in Île-de-France, Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi, è la città in cui si trova il Musée Albert Kahn: i giardini e il museo sono stati pensati per rappresentare, far conoscere e valorizzare l’opera di Albert Kahn.

Albert Kahn

Ma, prima di tutto, chi è Albert Kahn? Nato nel marzo 1860, Albert Kahn è stato indubbiamente un uomo fuori dal comune, un economista e filantropo che, grazie alle speculazioni nelle miniere d’oro e di diamanti del Sudafrica e alla banca da lui fondata, divenne uno degli uomini più ricchi dell’inizio del XX°. Le sue passioni spaziavano dall’etnografia, alla geografia, dalla botanica alla fotografia. È da questi interessi che nacque, nei primi decenni del 1900, un progetto per quell’epoca rivoluzionario Gli archivi del pianeta, parte di uno ben più ampio e visionario progetto, iniziato nel 1898, con le Bourses de Voyages Autour du Monde.

Le Bourses de Voyages Autour du Monde, che consentì a un gran numero di studenti dell’Università di Parigi di viaggiare per oltre un anno in un paese straniero, era pensato con lo scopo di permettere agli stessi di “entrare veramente in contatto con la vita”, favorirne lo sviluppo personale e professionale per conoscere e comprendere i diversi popoli, con le loro abitudini i loro modi di vivere. Dal 1905, Albert Kahn consentì l’accesso a queste borse di studio anche alle donne.

La convinzione di Kahn era che la conoscenza delle culture straniere incoraggiasse il rispetto reciproco e le relazioni pacifiche tra i popoli:

“Le nostre fondazioni […] hanno […] avuto lo scopo di registrare (l’attività universale) per trarne lo spirito e, grazie alla documentazione così costituita, guidare le aspirazioni dell’uomo”.

Gli archivi del pianeta rappresenta, così, la riproduzione visiva della sua filosofia, un catalogo rappresentativo del suo tempo, che conta circa 72.000 lastre auto cromatiche e 180.000 metri di pellicole cinematografiche, raccolte tra il 1909 e il 1931, inizialmente dallo stesso Kahn nel corso del suo lungo viaggio in Cina e Giappone, attraverso gli Stati Uniti, ma anche durante le spedizioni dal lui finanziate, guidate dal geografo Jean Brunhes.  Oggi tutto il materiale è conservato all’interno del museo.

Il Museo e i giardini, originariamente appartenuti ad Albert Kahn che ne fece la sua residenza dal 1893, sono stati riaperti al pubblico nel 2022, dopo un importante intervento di ristrutturazione durato sei anni, su un complesso che è stato classificato Monumento Storico alla fine del 2015.

Il progetto, a firma dell’architetto giapponese Kengo Kuma, ha portato alla realizzazione di un nuovo edificio di 2.300 m² e al restauro degli otto edifici pre-esistenti distribuiti sui quattro ettari del giardino, a sua volta suddiviso in sette scenari paesaggistici in dialogo tra loro: la foresta blu e la palude, la foresta dorata e il prato, la foresta dei Vosgi, il giardino francese e il suo frutteto-roseto, il giardino inglese, il villaggio giapponese e il giardino giapponese contemporaneo, nel rispetto dell’impostazione originaria del progetto sviluppato dallo stesso Albert Kahn.

Visitare il museo, camminare ed esplorare i suoi giardini, ancora oggi trasmette quella sensazione di viaggiare attraverso luoghi e culture diverse, un’esperienza che vale la pena di fare sia se si viene a Parigi come turista, sia se, nel mezzo di un viaggio di lavoro, si vogliono trascorrere delle ore in un angolo del mondo che risuona di pace universale.

Proseguendo alla scoperta di spazi verdi, ho visitato un nuovo parco parigino, inaugurato nel luglio 2024, che si trova nel 20° arrondissement, a est di Parigi, nel quartiere Python Duvernois, sul lato della Porte de Bagnolet: il parco Aretha Franklin.

Il parco è stato dedicato alla Regina del Soul, fortemente impegnata nella lotta per i diritti civili negli Stati Uniti, nonché per i diritti delle donne e degli afroamericani.

Aperto 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, il parco attualmente presenta una superficie di 30.000 m², ma è destinato ad espandersi in futuro, entro il 2028, quando il progetto sarà definitivamente completato.

Il progetto nasce per rispondere alla volontà degli abitanti del quartiere Python Duvernois di poter passeggiare e riposare, di giocare e fare sport, di rinfrescarsi e di dedicarsi al giardinaggio, ma anche per favorire la biodiversità animale e vegetale. Il parco è un luogo ideale per le famiglie perché consente ai giovani di praticare diversi tipo di street sport (street basket, squash, skateboard).

Un grande serbatoio di biodiversità dove poter ammirare pini, aceri e abeti rossi, uno stagno con vasca ecologica, zone umide e prati, il tutto per portare sempre più verde e natura nel quartiere.

Consiglio a tutti di fare una gita in questo nuovissimo parco, centro della vita comunitaria del quartiere, che con i suoi giardini condivisi e spazi polivalenti, offre la possibilità non solo di vivere qualche ora nella natura, ma anche di partecipare ad eventi e manifestazioni che valorizzano la cultura, la storia e le tradizioni di un territorio e nello stesso tempo consentono di aprirsi a nuove forme artistiche e a nuovi modi di pensare.

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