“Tutti i mammiferi di questo pianeta di istinto sviluppano un normale equilibrio con l’ambiente circostante. Voi esseri umani vi insediate in una zona e vi moltiplicate finché non ne esaurite le risorse, poi l’unica cosa che sapete fare è spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento: il virus. Gli esseri umani sono una infezione estesa, un cancro, una piaga per questo pianeta” (dal film Matrix).

È passato un secolo dall’ultima grande pandemia planetaria e l’unico mezzo per contrastare l’infezione è rimasto lo stesso, il distanziamento sociale e la mascherina.

La così detta scienza ha fatto passi da gigante, scoperto antibiotici, virus, ha costruito microscopi elettronici per studiarli, eppure poco è cambiato: per arrestare il dilagare del virus. 

Una frazione di RNA, che da sola non è nulla, se non incontra esseri viventi su cui duplicarsi e trasmettere la sua informazione come una pen drive in un computer non sopravvive. La natura è fatta di equilibri e di cooperazione tra esseri. I vegetali comunicano tra loro: in un bosco le radici nella profondità della terra si incontrano, dialogano tra loro, i più forti portano nutrimento ai più deboli. Le specie animali si equilibrano tra predatori e predati, le api si fanno messaggere nel mondo vegetale, tutto è armonia equilibrio. I microcosmi vivono in comunione col macrocosmo. 

È paradossale che solo l’essere umano, in quanto in possesso di una mente razionale, sia in grado di dividere e stravolgere tutto. La potenza del suo Ego lo ha posto signore e dominatore della natura, tutte le leggi possono essere cambiate a suo vantaggio.

Ora la natura libera può osservare questo strano essere che, quando ha il coraggio di uscire, gira con la museruola e quando incontra un suo simile cambia strada.

È stato un virus, un nostro simile come comportamento, che ha fatto lo Spillover. Siamo andati nelle caverne a prelevare i virus dai pipistrelli selvatici per studiarli e mutarli, abbiamo fatto sì che questi venissero a contatto con i pangolini, formichieri squamosi, che in alcune parti del mondo sono prelibatezze culinarie. Abbiamo allevato visoni per le nostre pellicce, animali che ora albergano lo stesso virus e lo trasformano costituendo una ulteriore minaccia. 

Ma mentre per questi animali è innocuo, per molti di noi può essere mortale soprattutto se abbiamo accumulato le malattie del benessere.

Abbiamo scoperto e sfruttato sistemi di trasmissione di informazioni che tra breve saranno in grado di far interagire tra loro il mondo degli oggetti e della tecnologia senza tener conto dei danni che tutto questo provoca su noi stessi e sui nostri simili: nel mondo animale, uccelli che perdono i segnali delle loro rotte migratorie, predatori che scompaiono rompendo ogni equilibrio. 

In gabbia e con la museruola ci dovrebbe far riflettere, farci porre la domanda “Chi sono io?”. “Perché sono su questo pianeta?”. Quale è il mio compito qui?”. Affannati da una eterna corsa a produrre per non pensare abbiamo evitato queste domande. Conoscerci è doloroso?

Vedo intorno a me persone più rabbiose di prima, isolate nel loro rancore verso il mondo, incapaci di accettare il cambiamento necessario.

Ci sentiamo in gabbia, vorremmo fuggire e spesso lo facciamo non seguendo le regole, ribellandoci, pensando ancora una volta di essere onnipotenti. Il distanziamento ci ha ancora di più imbarbarito, separato dal cuore pulsante del genere umano: non ci rendiamo conto che ne potremo uscire solo con la collaborazione ed il rispetto delle regole.

In una dittatura come quella cinese il virus è pressoché scomparso, tutti hanno rispettato gli ordini. Popoli come quelli orientali che da sempre utilizzano le mascherine quando sono influenzati per il rispetto dell’altro, che hanno imparato per le varie epidemie respiratorie protratte nei secoli che anche tra innamorati è sconveniente baciarsi, per loro è stato più semplice.

Noi sentiamo la nostra libertà violata e ci ribelliamo, ma siamo noi che abbiamo fatto in modo che la libertà ci fosse negata per i nostri comportamenti disarmonici rispetto ai vari regni della natura.

Sicuramente ci sarà chi si approfitterà ancora una volta della situazione per affermare il suo ego criminale, penso a tutte le economie fallite che saranno terreno fertile per la criminalità organizzata ed i grossi gruppi finanziari internazionali pronti come falchi a divorare i cadaveri dei loro simili.

La pandemia sta portando agli estremi il nostro comportamento di esseri asociali. Indaffarati per raggiungere i nostri obbiettivi individuali, arroccati nella costruzione di una identità per il nostro ego, ci siamo sempre più dimenticati del contatto con noi stessi, abbiamo troppo spesso dimenticato il calore e la forza energetica di un abbraccio, abbiamo via via sempre più perso la nostra innocenza infantile. Ora più che mai quell’abbraccio ci è negato, perché noi stessi vestiamo i panni del virus. Inneggiamo alla soluzione con la ricerca di un vaccino che se ben fatto e non nocivo ci inoculerà l’informazione necessaria a non ammalarci.

Ma al di la di tutto questo è il terzo occhio della saggezza che dovrebbe illuminare la strada di un vivere in comunione con i nostri simili e con la natura. Ho paura che l’essere umano, proprio perché dotato di un cervello razionale, di una mente che mente continuamente volendoci convincere delle proprie ragioni non sarà in grado di trarre vantaggio da tutto questo. Purtroppo “Siamo una piaga, un cancro per questo pianeta”.

per approfondimento sui pangolini

Il virus che ci ha costretto a cambiare mappa mentale