Visto che non sono ancora arrivate la quarta, la quinta e la sesta ondata di Covid, il 20 ed il 21 Settembre ci siamo presentati alle urne per affrontare il referendum attraverso il quale si stabilisce se tagliare o meno il numero dei parlamentari.

SI o NO dunque, niente NI e niente quorum, chi è andato ha scelto, e chi ha preferito il mare… non voglio sentire un lamento che sia uno.

A questo punto però vorrei esporre un pensiero che da qualche tempo stuzzica i miei pochi neuroni superstiti:

Ma se questo Referendum fosse una mossa Kansas City? Se non siete amanti delle truffe o non avete familiarità con il film “Slevin”, vi dico solo che la mossa Kansas City è “Quando tu guardi a destra e gli altri arrivano da sinistra”.

In breve, ho il sospetto che in questa chiamata al voto si stia cercando di tagliare la quantità di deputati e senatori per l’incapacità oggettiva o, peggio, la dolosa e dolorosa mancanza di volontà di intervenire sulla qualità.

Sono arguta, eh? E così invece di bannare personaggi che nella migliore dell’ipotesi saranno stupratori di congiuntivi, minus habentes, mariuoli, lacchè, ignoranti e saltimbanchi e nella peggiore ladri, corrotti, servi, figli di mignotta e delinquenti, semplicemente ne avremo meno.

Mi rendo conto che una riforma elettorale seria sarebbe anacronistica e fuori luogo. Volete mettere la difficoltà di cercare gente onesta, che poi mettiamo in lista, che poi viene scelta dal popolo, che poi governa in base ad un criterio proporzionale, che poi non può fare alleanze miserrime, che poi magari è coerente, che poi se fa una cazzata ne deve pure dar conto a chi lo ha eletto?

Troppo faticoso!

No, forse la Kansas City alla lunga, e in economia di idee e statura morale, potrebbe funzionare.

C’è solo un problema, e nel film Mr.Goodkat lo spiega molto bene: non esiste mossa Kansas City senza il morto.
Ecco, non so voi, ma io al momento ho come la sensazione di non voler far parte della schiera delle vittime di una democrazia farlocca.