La rivoluzione dei Fenicotteri
In Albania la "rivoluzione dei fenicotteri", mobilitazione per la laguna di Vjosa-Narta. Dialogo con la poeta Jonida Prifti.

In Albania la "rivoluzione dei fenicotteri", mobilitazione per la laguna di Vjosa-Narta. Dialogo con la poeta Jonida Prifti.

Ci sono momenti in cui un evento apparentemente locale smette di appartenere alla
cronaca e diventa simbolo. È ciò che sta accadendo in Albania, dove quella che era nata come una protesta per la tutela della laguna di Vjosa-Narta si è trasformata in quella che molti definiscono ormai la Rivoluzione dei fenicotteri: una mobilitazione che non interroga soltanto il rapporto tra uomo e natura, ma il significato stesso dello sviluppo, del potere e della democrazia.
I fenicotteri, oggi, sembrano essere diventati il volto di una domanda più profonda: fino a che punto una società può sacrificare il proprio paesaggio, la propria memoria e i propri equilibri in nome del profitto? Per riflettere su questa vicenda abbiamo il piacere di ospitare Jonida Prifti, scrittrice albanese trasferitasi in Italia nel 2001, autrice di Sorelle di confine e finalista al Premio Strega Poesia, una voce che da anni attraversa, con la sua scrittura, il confine tra i due Paesi.
Quando una protesta ambientale si trasforma in una questione politica, cambia
anche il suo linguaggio. A tuo avviso, la Rivoluzione dei fenicotteri racconta
soltanto la difesa di un ecosistema oppure sta rivelando una crisi più profonda del
rapporto tra cittadini, potere e idea di futuro?
A mio avviso, questa Rivoluzione, (in generale tutte quante) viene mossa da motivazioni ancor più profonde, dal malessere radicato fino all’osso, e vorrei ricordare che dal 1991
che l’Albania non scende in piazza, quando il crollo del regime comunista di stampo
stalinista durato per quasi 50 anni da Enver Hoxha, ha portato dal 1991 al 1993 la
migrazione di quasi trecentomila di albanesi in territorio italiano. Senza contare il 1997,
anno di rivolta civile contro un sistema piramidale, nel quale la maggior parte della
popolazione albanese investì i propri risparmi in società finanziarie non regolamentate
che promettevano tassi di interesse mensili irreali. Il crollo di queste società causò una
gravissima crisi economica e sociale, portando al collasso finanziario il Paese e le
dimissioni di Sali Berisha, all’epoca al capo del governo. Parliamo di un popolo segnato
dal colonialismo, governato poi dal 1991 dalla destra /democratica di Sali Berisha per
quasi 14 anni e dal 2014 dalla sinistra /socialista di Edi Rama. Quest’ultimo si era
proposto come un modello nuovo, puntando su una certa immagine da artista (lo era
stato davvero), in grado di entrare nel cuore degli albanesi attraverso delle capacità
comunicative che sfioravano la recitazione, mista a una finta sensibilità ipnotizzante. Io
stessa quando mi capitava di guardarlo in tv venivo catturata dal suo essere evasivo, fuso
alla presenza intensa segnata dalle parole selezionate accuratamente per imprigionarti nel
suo recinto. Oltre queste sue capacità, parliamo anche della sua promessa al popolo
albanese di entrare e far parte nella comunità europea. Per loro e inclusa me, questo era
ed è un sogno, e non credo che si realizzerà così facilmente, nonostante Rama abbia ogni
anno rinnovato questa promessa, legittimato anche da diverse alleanze. Consiglio di
ascoltare il podcast sul canale “Esterno notte”, l’intervista fatta alla giornalista de “Il
Manifesto” Shendi Veli, che sta seguendo le proteste più da vicino e che vi può dare una
visione più approfondita sulla situazione politica.
Tornando alle proteste attuali, nominata come la Rivoluzione dei Fenicotteri, guidata principalmente da una grande percentuale di giovani albanesi, ricordando che la metà del popolo è emigrato, e quasi l’altra metà si trova per le strade per difendere sì la riserva naturale presso l’isola incontaminata di Sazan e nell’area naturale protetta di Zvërnec, popolata dai fenicotteri, territorio che Rama vuole vendere per il valore di 4 miliardi di euro al Jared Kushner e alla figlia di Trump, i quali vogliono costruire un resort di lusso, dal valore di 1,4 miliardi.
Alla rivolta si è unita anche la diaspora e aumenta il numero dei partecipanti, oltre 50 mila persone per gridare al governo che il sistema sanitario statale non funziona, sì è gratuito, ma i tempi di attesa è biblico e mancano i mezzi, i laboratori di ricerca sono al limite del possibile, mancano i strumenti necessari per arrivare alla finalizzazione di ricerche scientifiche importanti, per non parlare dell’edilizia tossica di questi laboratori, l’elettricità invece è garantita solo due ore al giorno, mentre uno stipendio medio aggira attorno ai 700 euro, la pensione circa 200 euro. La gente vuole che il sistema politico e governativo cambi davvero, ed è dal 1giugno che lo urla nelle piazze di Tirana.
Si è spesso detto che il compito dello scrittore non è fornire risposte, ma rendere
visibile ciò che il potere tende a nascondere. Oggi, di fronte a un conflitto come
questo, quale credi sia la responsabilità dell’intellettuale? Testimoniare, esporsi o
custodire una distanza critica?
Dovrebbe essere il dovere di tutti, non solo degli scrittori, artisti o intellettuali, di
sostenere sempre chi soffre, e chi ha la possibilità di testimoniare con i propri mezzi a
disposizione, e il mezzo più potente nel 2026 è il social network. Infatti, queste proteste
sono iniziate grazie a un video divenuto virale, che mostra una guardia di sicurezza
privata trascinare via con violenza un attivista dalla riserva naturale di Vjosa-Narta, a
Zvërnec. Viviamo tempi in cui non possiamo giustificare il silenzio rispetto a un dato
evento accaduto, quel silenzio viene tradotto come indifferenza e di conseguenza come
persona oltre che artista, il tuo valore sarà svalutato. L’immagine, il cellulare che lo
organizza e lo esprime, non può non essere sfruttato per il bene comune, dopo anni di
utilizzo autoreferenziale, possiamo sfruttare la sua resa per contesti di lotta contro la
corruzione, il potere spropositato eretto da figure che non alimentano speranza per un
futuro migliore, anzi, si alimentano della speranza del popolo tradotto in denaro, per un
loro futuro d’oro.
Tu continui a mantenere un dialogo vivo con la realtà culturale albanese. Che cosa
percepisci oggi tra scrittori, artisti e intellettuali? Sta nascendo una coscienza
condivisa oppure la cultura fatica ancora a trasformarsi in una voce pubblica
capace di incidere sul presente?
Il mio dialogo con gli artisti in Albania è vivo e realistico, mi confronto periodicamente.
Dai confronti esce fuori uno sguardo al limite del pessimismo, nel senso che per chi vive
lì non crede che il cambiamento possa avvenire nonostante le proteste siano ancora vive,
perché il sistema di corruzione è talmente alto e dura da così tanto tempo che sarà
difficile combatterlo, dall’altro canto ci sono io che vivo in Italia e risulto troppo idealista
o propositiva per il cambiamento. Quando poi torno lì divento come loro, pessimista,
anzi, un mio amico mi correggerebbe con “realista”.

La scrittura spesso nasce da una ferita. Questa protesta ha acceso in te un’urgenza
nuova? Hai scritto o stai scrivendo qualcosa ispirato a ciò che sta accadendo? Se sì, ti
andrebbe di condividere con noi un frammento o raccontarci come questo evento è
entrato nella tua scrittura
Di recente ho scritto qualcosa a riguardo. Ho sognato due versi durante una siesta
pomeridiana a fine giugno. Mi sono svegliata e ho scritto il primo verso sul cellulare,
malissimo. Mi sono riaddormentata e sogno il secondo verso. Di nuovo mi risveglio e lo
segno, sempre malissimo. Alla fine ho dormito poco e male. Però avevo due versi sognati
in italiano che hanno segnato inizialmente l’incipit del testo che poi ho sviluppato nei
giorni successivi, cambiando posizione integrandoli con altre parole. Ho tradotto la
prosa breve in albanese e in inglese e ve lo consegno qui in anteprima. I versi sognati
sono in corsivo. Il titolo nasce in albanese “E di ra alarmi” – “So che è scattato
l’allarme”. Volevo che ci fosse un riferimento al nome di Edi Rama, come se lui dicesse a
sé dell’allarme in atto, Edi Alarmi.
So che è scattato l’allarme
Sulle paludi di fenicotteri, suoni d’allarme o forse di tribolazioni bestiali della gente.
In trincea una zolla. La sradichi. Non basta lanciare sassi o distruggere la casa del
guardiano, lui è come te, una bocca di ossa su cui incidere la rivolta. Tra la vita vertice,
quella persona gigante che indossa la sorte, il quale ha stemperato il denaro per creare un
grande Mostro, in parto a grattaceli, registra urli in programma per la rassegna stampa.
Da quei fogli, le tue parole, come dirti, se non nella mia lingua madre, “E bëre lëmsh
këtë punë”! In questi gomitoli di lana, si aggrovigliano i sogni di tutti, gli stessi che hai
alimentato e che ora vuoi investire in zolle d’oro.
Nella storia dall’alto cosa si cela dietro la cera del sole, nella bocca dirama la sua pelle?
“So che è scattato l’allarme”!
E di ra alarmi
Në kënetat e flamingove, tinguj alarmi, ose ndoshta të mundimeve shtazarake të
njerëzve. Në llogore, një tufë shkurresh. E shkul. Nuk mjafton të hedhësh gurë ose të
shkatërrosh shtëpinë e rojes; ai është si ti, një gojë kockash mbi të cilën gdhend revoltën.
Mes jetës në majë, ai person gjigant që vesh fatin, që ka holluar paratë për të krijuar një
Përbindësh të madh, të lindur nga rrokaqiejt, regjistron britma të planifikuara për
recensionin e shtypit. Nga ato fletë, ku fjalët e tua, si mund të të flas, pse jo, në gjuhën
time amtare, “E bëre lëmsh këtë punë”, në këto topa leshi, ëndrrat e të gjithëve janë të
ngatërruara, të njëjtat që ti i ke ushqyer dhe që tani do t’i investosh në shkurre ari.
Në historinë nga lart, çfarë fshihet pas dyllit të djellit, lëkurës që degëzohet në gojën e tij?
“E di ra alarmi”!
I know the alarm went off
On the flamingo swamps, sounds of alarm, or perhaps of the people’s bestial
tribulations. In the trenches, a clod. You uproot it. It’s not enough to throw stones or
destroy the gatekeeper’s house; he is like you, a mouth of bones on which to carve the
revolt. In the midst of life at the top, that gigantic person who wears fate, who has
diluted the money to create a great Monster, born of skyscrapers, records screams
planned for the press review. From those sheets, your words, how can I speak to you,
why not, in my native tongue, to tell you “E bëre lëmsh këtë punë,” in these balls of
wool, everyone’s dreams are tangled, the same ones you have nurtured, and which you
now want to invest in clods of gold.
In the story from above, what is hidden behind the sun’s wax, is the skin branching off in his mouth?
I know the alarm went off!
