L’esplorazione dell’isola Bisentina, nel lago di Bolsena, è come un viaggio attraverso la macchina del tempo, che ci conduce alla ricerca di una sacralità che gli antichi riconoscevano a questo luogo di grande fascino.

Un luogo che conserva vivido e chiaro il suo genius loci, ovvero quello spirito del luogo che gli antichi attribuivano ad un particolare luogo o paesaggio che, per le sue caratteristiche, era riconosciuto sede del sacro.

Il lago di Bolsena è un lago di origini vulcaniche, che si è formato circa 300mila anni fa dopo lo sprofondamento di numerosi coni craterici che, crollando su se stessi, sono andati a formare una gigantesca caldera che si è lentamente riempita di acque meteoriche.

Ma il lago è anche alimentato da sorgenti termali subacquee, che fuoriescono dai suoi fondali e dalle coste.

Queste sue origini vulcaniche ne hanno fatto una inesauribile fonte di vita, per la ricchezza della flora e fauna, per la fertilità del suolo, per l’abbondanza di sorgenti termali e la ricchezza di vene metallifere.

Questa abbondanza era identificata in una dea favorevole, la dea delle acque e della fertilità, il cui nome è stato, nel tempo, Urcla, Northia, Voltumna, Vortumna, Fortuna… tutti nomi che rimandano alla stessa radice etimologica UR. Una dea dispensatrice di benessere e prosperità.

Eppure le stesse origini vulcaniche di questo lago e della stessa isola Bisentina, che è ciò che rimane di un cratere crollato, erano attribuite ad un dio nefasto, il dio Velch, che poi diventerà il latino Vulcano, un dio ostile e avverso, causa di terremoti, eruzioni, emissioni di gas letali e di vapori tossici.

L’ambivalente sacralità
dell’isola Bisentina

Dunque l’isola Bisentina, con il suo lago, ha sempre rappresentato questa sacralità ambivalente, positiva e negativa insieme, femminile e maschile, forza creatrice e forza distruttrice. Un’ambivalenza del sacro di cui parla anche il filosofo Umberto Galimberti in molti dei suoi libri e in particolare in una sua memorabile lezione alle Vacances de l’Esprit 2006.

E questa sacralità è ancora immanente sull’isola e nelle acque del lago, che nascondono significative testimonianze, come le inquietanti aiole, come le hanno sempre chiamate i pescatori del lago di Bolsena.

Le aiole sono quattro ciclopici tumuli di pietre, di forma tronco-conica, dalle dimensioni gigantesche, la più grande misura 60 metri per 80, situate oggi nei fondali del lago e ritrovate nella seconda metà del secolo scorso dall’archeologia subacquea.

Da chi furono create, e perché? Dovrebbero risalire al secondo millennio avanti Cristo, e sono situate tutte sui quattro punti cardinali del lago e in prossimità di fuoriuscite di acque termali. Dunque strutture create dagli esseri umani intorno a manifestazioni della natura considerate forse come espressioni del sacro.

Come riporta il Catalogo generale dei Beni Culturali, queste quattro strutture ellittiche sono situate infatti intorno a sorgenti di gas e acque minerali e termali a 30 e 40 gradi. E secondo alcuni studiosi, costituiscono una sorta di rituale di consacrazione del lago, creato per mitigare le forze ostili del dio degli inferi Velch e celebrare la dea della fertilità.

La misteriosa cavità sotterranea
dell’isola Bisentina

E l’isola stessa è custode di un altro misterioso manufatto, una cavità sotterranea che penetra le viscere dell’isola nel suo punto più elevato, il Monte Tabor, che secondo l’archeologia ufficiale risalirebbe ad epoca romana, una cavità creata come cisterna per la raccolta delle acque, ma che secondo altri studi trasversali, antropologici, etnologici ed etruscologici, potrebbe essere più antica.

Forse un luogo di culto dedicato alla celebrazione del potere generativo della Madre Terra, forse un luogo di osservazione degli astri celesti attraverso un pozzo puntato verso il cielo, o comunque un luogo creato intorno alle emissioni di gas, acque o vapori sotterranei interpretati come divini.

La cavità è raggiungibile percorrendo un tunnel scavato nella roccia per circa 45 metri: quando si raggiunge il fondo si scopre un ambiente quasi perfetto nelle sue forme, con un diametro ed un’altezza di 6 metri ciascuno, dove il buio non è totale, perché la cavità è lievemente illuminata da un riverbero che entra dal pozzo situato in cima, ad un’altezza di trenta metri.

Questa misteriosa cavità trova riferimenti storici addirittura in Dante Alighieri che, secondo alcuni commentatori illustri, tra cui Benvenuto da Imola, la citerebbe nel suo Canto IX del Paradiso come Malta dei Papi, ovvero prigione in cui furono rinchiusi alcuni ecclesiastici macchiati di eresia.

Quest’anno, all’interno di questa cavità, è stata installata un’opera contemporanea musicale creata dal musicista Roberto Cacciapaglia e intitolata Celestia, un’opera che attraverso le sue note propone una sorta di connubio tra il battito della Madre Terra e le atmosfere eteree della sfera celeste.

Oggi questo luogo di grande fascino è visitabile attraverso un percorso di trekking che si snoda sull’isola Bisentina lungo un itinerario che va a scoprire altri affascinanti siti archeologici ed artistici, come le cappelle di Santa Caterina e Monte Calvario, edificate sull’isola tra il XV e il XVI secolo in un progetto di realizzazione di una via Crucis.

La sacralità dell’isola Bisentina, e del lago di Bolsena, è qualcosa che non necessariamente va percepita in senso strettamente religioso, ma in senso trascendente, come qualcosa che supera l’esperienza umana (trascendente viene da trans ascendere, salire oltre) ed è percepibile con la nostra sensibilità interiore ancor più che con la nostra ragione.

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