Tutto questo ragionamento nasce da un cambiamento che mi ha toccato direttamente: il cambio di nome del mio datore di lavoro. Da dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione, poi MIUR, oggi sono formalmente, come tutti gli insegnanti, un pubblico ufficiale del MIM, il Ministero dell’Istruzione e del Merito. E lì la domanda sorge spontanea: merito di che? Seguitemi. Nel linguaggio comune, “scalabilità” è un termine che vive quasi esclusivamente nei corridoi della tecnologia, dell’economia o dell’ingegneria. È una parola tecnica, fredda, apparentemente distante dalla vita quotidiana. Eppure, oggi più che mai, sentiamo il bisogno di portarla fuori da quei confini specialistici e proporla come chiave di lettura del mondo umano, delle relazioni, delle opportunità, delle disuguaglianze.

Perché? Perché la parola “scalabilità” ci permette di descrivere qualcosa che la retorica dominante, in particolare quella meritocratica, tende a ignorare: le condizioni che rendono possibile crescere, migliorare, farcela.

Utilizzare il concetto di scalabilità nel discorso pubblico significa spostare lo sguardo dal singolo alla struttura. Dal “quanto ti sei impegnato” al “quanto era scalabile il tuo punto di partenza”. Con questo articolo vi voglio proporre una nuova lente per leggere la vita, il lavoro, l’educazione, e persino la giustizia sociale.

Scalabilità come metafora della vita

In tecnologia, un sistema è scalabile se riesce a sostenere un carico crescente senza collassare. Cosa succede, però, se usiamo questo concetto come metafora della vita?

Alcune persone nascono dentro contesti che, come infrastrutture ben progettate, permettono loro di scalare senza frizione: famiglie stabili, accesso a risorse, reti sociali, salute mentale e fisica. Altre, invece, pur impegnandosi allo stesso modo (o di più), si trovano dentro sistemi che non sono progettati per sostenere il loro slancio.

La meritocrazia ignora questa asimmetria. Presume che tutti partano con lo stesso grado di scalabilità esistenziale, ma non è così. Pensare la vita in termini di scalabilità ci porta a un’etica diversa: non chiedersi solo quanto qualcuno si sia impegnato, ma quanto il suo contesto gli abbia permesso di crescere.

Meritocrazia e il limite della narrazione individuale

La meritocrazia racconta che i risultati dipendono unicamente dall’impegno e dal talento. Ma questa visione, se isolata, è ingannevole: ignora la dimensione strutturale, il “sistema operativo” su cui le persone vivono e agiscono.

La vera questione non è soltanto chi si merita cosa, ma: chi ha avuto la possibilità di scalare?

Una società che si limita a premiare il merito senza considerare il contesto rischia di trasformare la giustizia in retorica.

Scalabilità e lungimiranza: la visione
che regge il futuro

La scalabilità non è mai un fenomeno casuale: richiede lungimiranza. Nessun sistema diventa scalabile se non c’è qualcuno che ha immaginato non solo ciò che serve oggi, ma ciò che potrà servire domani.

La lungimiranza è la madre della scalabilità: progetta con lo sguardo rivolto al futuro, tenendo conto della crescita, del cambiamento e dell’imprevisto. Senza di essa, la scalabilità rischia di essere solo temporanea. Allo stesso modo, una visione lungimirante che non si traduce in strutture scalabili resta sterile, confinata al regno delle buone intenzioni.

In soldoni: la lungimiranza è l’intelligenza del tempo, la scalabilità è la forma che le permette di reggere la realtà.

“La lungimiranza è la madre della scalabilità” di Barbara Lalle con la sua collaboratrice artistica artificiale (2025)

Resilienza versus Scalabilità — Sopravvivere o Crescere?

Negli ultimi anni, la parola resilienza è diventata centrale. Essere resilienti significa assorbire uno shock e tornare in piedi. È una qualità importante, ma difensiva. La scalabilità, invece, è offensiva: non si limita a sopravvivere, ma a crescere attraverso il cambiamento. Una persona resiliente si rialza. Una persona scalabile, o che vive in un contesto scalabile, trasforma la caduta in leva. La resilienza ti salva. La scalabilità ti apre il futuro. E forse, oggi più che mai, non basta salvarsi. Bisogna poter crescere.

“Oltre la resilienza: la scalabilità come nuova speranza” di Barbara Lalle con la sua collaboratrice artistica artificiale (2025)

Oltre l’articolo: storie, idee e visioni per capire meglio resilienza, scalabilità e merito

La tirannia del merito – Michael J. Sandel (Feltrinelli)

L’avvento della meritocrazia – Michael Young (Edizioni di Comunità)

Contro l’ideologia del merito – Mauro Boarelli (Laterza)

• 3% – thriller distopico brasiliano che mette in discussione la meritocrazia estrema.

The Politician – satira brillante su ambizione, privilegio e successo.

Parasite – Bong Joon-ho (2019): vincitore dell’Oscar, satira sociale sulle disuguaglianze.

The White Tiger – Ramin Bahrani (2021, da Aravind Adiga): storia di scalata sociale nell’India contemporanea.

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