Ritorno a scrivere relativamente ad un tema che mi sta particolarmente a cuore: il suicidio, con il nuovo Romanzo di Mauro Garofalo intitolato La tigre e l’usignolo. E’ necessario continuare a scrivere e parlare di suicidio, dando spazio alla tragedia di chi si uccide al solo scopo di aiutare chi resta.

«Chi si uccide vuole annullarsi, e se l’atto autodistruttivo produce un cadavere, si ritiene dimostrato in via di fatto che il suicidio è avvenuto.» (F. C.)

In questo caso chi si suicida è Alberto. Il romanzo di Mauro Garofalo è In memoria di Alberto Agnelli detto “Cernusco”, uscito a Marzo 2025 per la casa editrice indipendente Nottetempo fondata nel 2002 da Ginevra Bompiani, Roberta Einaudi e Andrea Gessner.

Mauro Garofalo non introduce ma inizia a raccontare da «un corpo inerte che non può più prendere posizione rispetto al mondo, cioè che non può più volere niente, e che più che essere un niente, è un essere che non appartiene più a qualcuno, un “essere anonimo” ma pur sempre un essere se i “vermi se lo possono mangiare.”

[…] il suicido, come ogni morte, lascia un essere biologicamente utile al rinnovarsi della vita, oltre che essere il modo migliore per non morire negli altri…» (F.C.)

Un altro incontro felice fatto alla Libreria Tangran di Villafranca in provincia di Verona, luogo nato da un desiderio di Tangran Cooperativa Sociale di Valeggio sul Mincio (Verona) che dal 2000 si occupa di progettare, realizzare e gestire servizi socio-educativi, destinati ai minori e alle loro famiglie, nelle provincie di Verona e Mantova. Una libreria egregiamente condotta da Ana Gutierrez, appassionata lettrice ed educatrice in un luogo d’incontro e di cura, attraverso la lettura. Una libraia “particolarmente” attenta a temi sensibili.

Victor Hugo, Impiccatohttps://www.didatticarte.it/Blog/?p=11736

Mauro Garofalo ci presenta immediatamente il cadavere di Alberto, il suo suicidio, ossia «l’intenzione dell’essere “per sé” di imporsi sull’essere “in sé” e sull’essere per gli altri, poiché suicidandosi si decide che “per sé” non vale più la pena di vivere cercando di annullare del vivere anche ciò che non appartiene al sé, ciò che in ciascuno è involontario e anonimo, e ciò che in ciascuno riguarda gli altri. Ma suicidandosi si può annullare solo l’essere “per sé”, non si può annullare l’essere “in sé” e l’essere “per gli altri” (F. C.)

L’autore infatti, già nelle parole con cui avverte lettrici e lettori, scrive di tracce che rimarranno nella memoria degli altri. «ciò che di noi riguarda gli altri e che non possiamo eliminare ma solo modificare (ci uccidiamo e non eliminiamo ciò che siamo per gli altri ma trasformiamo il loro modo di essere per loro).» (F. C.)

John Constable catalogue raisonné, 1979 Hoozee – Immagine di pubblico dominio.

Dal Libro

Avvertenza per la lettura

«L’Alberto di cui scrivo non è il “vero” Alberto. Voci, persone, eventi sono frutto della mia fantasia. Mi piace pensare però che ognuno di noi lasci una traccia, più o meno lieve, nella memoria, e nelle vite degli altri. Così, questo romanzo non è un’indagine sulla fine di una persona, piuttosto un inno ai giorni che abbiamo a disposizione. Il mondo immaginario è una condanna; solo di tanto in tanto può essere un buon nido dove far riposare i propri pensieri e fermarsi, almeno per un po’.» https://www.edizioninottetempo.it/media//catalog/product/file/Garofalo_Usignolo_Int_EstrattoWEB.pdf

John Constable catalogue raisonné, 1979 Hoozee – Immagine di pubblico dominio.

Ho desiderato intervistare Mauro Garofalo per non perdere l’attenzione verso il tema con un romanzo che partendo dal cadavere del povero Alberto fa in modo che le domande continuino a circolare a muoversi come le nuvole nel cielo, pensieri e voci di fronte all’intenzionalità che nel suicidio «incontra il suo scacco più estremo, riuscendo l’intenzionalità suicida, solo ad annullare se stessa». (F. C.)

Wu Cho Bun ( cinese :胡藻斌), Tigre. 1908 – 1942, Museo dela Palazzo Nazionale di Taipei, Pechino, Cina. Immagine di pubblico dominio.

L’intervista

Cosa sono la tigre e l’usignolo del titolo?
La Tigre Assenza è il nome di una raccolta di poesie di Cristina Campo, che nella sua vita a causa di una malformazione al cuore (che la porterà a morte prematura) non ebbe una vita sociale particolarmente attiva. E proprio da questa mancanza di contatto, da questa “assenza” costruì il suo personale modo di guardare al mondo. Un punto di vista al tempo stesso feroce (la tigre) e smisuratamente poetico (l’assenza), con una capacità di guardare al “sacro” fuori dal comune, il sacro – non il religioso – ovvero l’invisibile che non siamo in grado di vedere, se non quando perdiamo, qualcuno o qualcosa.

François Nicolas Martinet (1760 c. – 1800), Usignolo, 1750 – Immagine di pubblico dominio.

L’usignolo invece è la superba indifferenza della Natura, mentre moriamo il sole continua a scaldare il pianeta, le nuvole a scorrere in cielo, gli uccellini a cantare nella loro nobile danza quotidiana. Così l’usignolo è anche la naturale consapevolezza della mortalità, che ci permette al tempo stesso di non sprecare il tempo che abbiamo a disposizione e, nello stesso momento, di tenere nei confronti dell’altro, degli altri, del mondo un atteggiamento mai sprezzante o superiore ma, anzi, umile e attento al limite del rispetto, che prevede che il noi nel quale siamo immersi, e viviamo ogni giorno – la famiglia, la città, la scuola, il lavoro – quel “noi” collettivo è più importante della nostra piccola illusione di sentirci speciali.

John Constable catalogue raisonné, 1979 Hoozee – Immagine di pubblico dominio.

Perché un romanzo con una struttura frammentata?
L’idea era parlare dell’assente, e proprio per questo, attraverso le parole degli altri, di chi lo aveva anche solo incontrato per un istante, tentare di ricavarne un’immagine che fosse il più veritiera possibile. Siamo negli occhi degli altri. Sono gli altri i veri depositari della nostra individualità. Questo perché l’io è imprigionato nel corpo e il corpo ha limiti fisici e percettivi, oltre al fatto che nessuno è in grado di valutarsi, proprio perché gli strumenti che ha per farlo sono gli stessi con i quali si valuta. L’unico momento di verità possibile, che altrimenti non accetteremmo perché significherebbe vedere anche il “brutto” dentro ognuno di noi, l’unico istante di svelamento sono proprio gli occhi degli altri, le loro impressioni, non i giudizi ma l’angolo privilegiato da cui ci guardano, quel momento in cui ci conoscono: io non sarò soltanto una figlia, o un padre, come non sarò soltanto un panettiere o una chitarrista, sarò l’insieme di tutte queste parti, e contemporaneamente “oltre” la loro semplice somma.

Ecco che allora un romanzo su un suicidio inteso come vite parallele non poteva che avere una struttura frammentata, in cui il frattale, la somma, cerca di dare conto del caleidoscopio che ciascuno di noi è.

John Constable catalogue raisonné, 1979 Hoozee – Immagine di pubblico dominio.

È una storia che parte da un fatto realmente accaduto e che però utilizza la fiction?L’Alberto di cui si parla nel libro è stato davvero un amico, si allenava davvero con me in una palestra popolare di Milano, era davvero un insegnante di italiano per stranieri, come davvero il portiere della squadra di calcio di Scienze Politiche della Statale.

La storia è partita da un disegno che mi è venuto in mento dopo averlo visto per l’ultima volta alla camera ardente allestita al cimitero per l’ultimo saluto.

Quel giorno ricordo di aver pensato che la sua vita era una verticale, appesa all’albero dei giorni, così segnai su un foglio una linea marcata dritta, e da lì discendevano altre linee più sottili, le altre vite che avrebbe incontrato nel suo cammino. Un po’ come nel Libro tibetano dei morti. Le molte prove che l’animo supera prima di riuscire a liberarsi nell’aria di ciò che chiamiamo, morte. Il mistero inconosciuto.

Per questo la fiction è stata utile, per schiudere quelle zone senza spazio né tempo che sappiamo esistono, forse, ma non sappiamo chiamare con nessun nome. Al contempo, la finzione permette un lessico, una metrica, un andamento con cui “consumare” la vita di un romanzo, dando il passo alla lettura.

John Constable catalogue raisonné, 1979 Hoozee – Immagine di pubblico dominio.

Un libro non sulla morte ma sulla vita?
Un romanzo sul rammarico, forse. Su quello che avremmo potuto dire e non abbiamo detto. Potuto fare e non abbiamo avuto il coraggio di. E poi, una storia dedicata a un amico, un pezzo di cuore costituito e costituente. E proprio nell’assenza – di nuovo questo concetto – gli assenti si fanno più presenti: così quando ci lascia un amore, sarà solo allora, quando saremo soli, che ci ricorderemo quanto abbiamo perduto, e rivivremo i momenti in cui avremmo potuto essere altro, divenire altro. Per questo mi premeva scrivere la storia di Alberto perché dice a tutti noi che siamo fallibili, e molteplici, e chiusi e stupidi e che non c’è tempo, e nella nostra ingenuità forse l’unica cosa che conterebbe sarebbe capire la Vita più grande nelle quale siamo immersi, il fiume che scorre di cui facciamo parte, e anche se siamo re o pedine sulla scacchiera, valiamo sempre lo stesso piccolo spazio sul pianeta, che esiste da miliardi di anni e continuerà a esistere anche “senza di noi” (come scriveva Alan Weisman nel suo bellissimo libro, uno di quelli che mi hanno cambiato la vita).

Mauro Garofalo

Nato a Roma nel 1974 è cresciuto in Maremma. Specializzato in reportage ambientali, collabora con Il Sole 24 Ore-NòvaLa Stampa Viaggi e Tuttoscienze. Autore di romanzi per adulti e ragazzi, tiene il corso di Storytelling alla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti e insegna Editing e Scrittura alla Scuola Mohole di Milano, dove vive da circa vent’anni. Tra i suoi ultimi romanzi, L’ultima foresta (Aboca-Il Bosco degli Scrittori, 2023), Premio Demetra per la narrativa ambientale 2023, e Il mago dell’aria (Mondadori, 2024), finalista al Premio Fondazione Giancarlo Siani 2025.

I testi in corsivo e grassetto contrassegnati dalle iniziali maiuscole puntate (F. C.) sono tratti da: Campione F. Il lutto e i modi dell’amore. Teoria e clinica del lutto. Capitolo XIV. Il lutto impossibile per l’impossibile suicidio. Roma, Armando Editore 2022.

Immagine sotto: Victor Hugo, Joe Seager: L’Impiccato (Ecce), 1854, disegno, Casa di Victor Hugo, Parigi, Francia.

Pubblicazione della Fotografia di Mauro Garofalo autorizzata dall’Autore.

Condividi: