Sabato 26 luglio, la città di Londra è stata attraversata da un’ondata di protesta verso il governo: oltre 60.000 persone hanno preso parte al London Trans Pride, rendendo quella di quest’anno una delle edizioni più partecipate e politicamente accese degli ultimi anni. A differenza degli anni passati, il pride non è stato solamente un’evento volto alla celebrazione dell’identità trans e non binaria, ma una vera e propria manifestazione di dissenso contro la recente sentenza della Corte Suprema del Regno Unito, che ha ridefinito i concetti legali di “donna” e “sesso” in modo ritenuto da molti escludente e pericoloso.

Un pride tutto politico

Le strade di Soho, Piccadilly e Trafalgar Square si sono riempite di cartelli, bandiere e slogan. “Trans liberation now”, “We will not be erased”, “Gender is not a courtroom definition”: questi alcuni dei messaggi portati in piazza da una comunità determinata a non farsi silenziare. Al centro della protesta, l’indignazione per la sentenza della Corte Suprema, che ha stabilito che, ai fini di alcune leggi, il sesso legale coincide con quello registrato alla nascita, escludendo di fatto molte persone trans dall’accesso a diversi servizi e ponendole maggiormente a discriminazioni. Proprio su questa base molti partecipanti hanno espresso enorme preoccupazione per le conseguenze culturali e sociali della sentenza, temendo che possa alimentare ulteriormente la transfobia istituzionale, come già successo in Ungheria.

Nel mirino anche il governo laburista

A sorprendere l’opinione pubblica è stata la durezza delle critiche rivolte al governo del Primo ministro, Keir Starmer. Nonostante il governo laburista (detto Labour) sia storicamente associato a posizioni progressiste, molti attivisti hanno accusato il nuovo esecutivo di “tradimento” e “inerzia politica” di fronte agli attacchi ai diritti trans. “Ci aspettavamo cambiamento, ma il cambiamento non è arrivato. È solo cambiata la faccia del potere”, ha dichiarato un’organizzatrice dal palco di Hyde Park.

Orgoglio e lotta

Ciò che abbiamo imparato dal London Trans Pride è che, ancora una volta, l’orgoglio di questa comunità non possa essere separato dalla lotta politica. In un clima sociale sempre più polarizzato, la marcia è stata comunque anche un momento di cura collettiva, con spazi dedicati al supporto psicologico, alla salute sessuale e alla condivisione di storie. Una risposta potente alla marginalizzazione che impone un fatto chiaro come quello che esistere, in questi tempi, è già un atto di resistenza.

Se siete interessati all’andamento della vicenda, vi lascio il qui link al sito internet ufficiale dell’evento, dove potrete trovare i collegamenti alle loro pagine social e altro.

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