Tocca alla Corte Costituzionale pronunciarsi sulla conformità del divieto a donne single di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita (PMA). L’11 marzo si è svolta infatti la prima udienza pubblica davanti la Consulta e ora si attende la decisione.

Il caso e la normativa

Evita, quarantenne di Torino, si è vista negare la PMA in un centro di fecondazione assistita in Toscana perché single. Infatti, secondo l’articolo 5 della legge 40 del 2004, è vietato l’accesso a queste tecniche alle persone singole e alle coppie dello stesso sesso. Così Evita, sostenuta dal gruppo di legali dell’Associazione Luca Coscioni, ha presentato ricorso di legittimità presso il Tribunale di Firenze sostenendo che l’attuale legge è discriminatoria e viola i diritti umani contenuti nella Costituzione italiana e nella Carta europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

Il Tribunale di Firenze ha rilevato che effettivamente l’attuale norma sulla PMA è in contrasto con diversi articoli della Costituzione e ha così rimandato la questione alla Consulta. Nelle motivazioni della rimessione si legge che

“l’articolo 5 prevede un’irragionevole disparità di trattamento, senza che possa tale disparità essere giustificata da alcun interesse costituzionalmente rilevante, tra categorie di soggetti, a seconda che si tratti di coppia o di single, sebbene nel nostro ordinamento venga ammessa e tutelata la famiglia monogenitoriale e a seconda delle risorse economiche. Difatti qualora la donna si rechi all’estero per accedere alla procedura di fecondazione assistita, il rapporto di filiazione che ne scaturisce in Italia è riconosciuto dal nostro ordinamento”.


Nel procedimento dell’11 marzo davanti la Corte costituzionale, oltre alla Associazione Luca Coscioni, è stata ammessa dai giudici anche Serena, un’altra donna single di Brescia a cui è stato negato il ricorso a questa pratica.

Cosa è la PMA?

La procreazione medicalmente assistita è un insieme di tecniche mediche e di laboratorio per favorire la procreazione. In base alle cause di infertilità possono essere utilizzati differenti metodi che, per legge, devono essere applicati con gradualità, cioè cominciando sempre dai meno invasivi.

Abbiamo intervistato la dottoressa Beatrice Ermini, ginecologa del Policlinico Tor Vergata di Roma esperta in Endocrinologia ginecologica e Medicina della riproduzione, che chiarisce

“nel caso di donna singola le tecniche di PMA utilizzate sono quelle di primo livello e di secondo livello. Il primo livello è l’inseminazione semplice, il secondo livello è quella che si chiama la fecondazione in vitro. In entrambi i casi c’è il seme donato ma la tecnica può essere diversa, più o meno invasiva in base anche alla situazione medica e dell’età della donna”.

I dati raccolti dal Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita, istituito proprio dalla legge 40, ci raccontano che in 20 anni i trattamenti e i tassi di gravidanza sono raddoppiati: oltre 217.000 bambini sono infatti nati grazie alla procreazione medicalmente assistita.

“Recenti studi clinico-scientifici, con rigorose verifiche epidemiologiche, hanno evidenziato come negli ultimi decenni il benessere riproduttivo sia sempre più sensibile ai problemi sociali, agli stili di vita ed agli ambiti emozionali”

si legge sul sito di Sdm Roma, un centro specializzato in medicina della riproduzione. Anche la dottoressa Ermini evidenzia che si ricorre sempre di più alla PMA sia per fattori sociali e culturali (si fanno figli sempre più tardi), sia perché la qualità dei gameti sia femminili che maschili, a causa di condizioni ambientali come l’inquinamento, sono peggiorati.

pma procreazione medicalmente assistita 

Foto di Aditya Romansa su Unsplash

Come funziona negli altri Paesi europei?

“Oggi, ci sono donne singole che desiderano diventare madri e si trovano di fronte a una legge che limita le loro scelte e opportunità e sono costrette ad andare in altri Paesi per avere una gravidanza con la fecondazione assistita”, dichiara Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.


Oltre all’Italia, anche la Germania vieta la PMA a donne single. Molti Paesi europei, invece, nel corso del tempo hanno allargato la fecondazione assistita anche a donne single. Tra questi ci sono la Spagna, il Belgio, l’Inghilterra, la Danimarca e la Grecia.

Anche la dottoressa Ermini conferma che

“c’è una grande migrazione delle donne single che vanno prevalentemente in Spagna”.

Nel 2019, ad esempio, le cliniche di fertilità in Spagna hanno effettuato oltre 18mila cicli di trattamento su persone provenienti dall’estero, la maggior parte dalla Francia e dall’Italia.

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha però più volte ribadito che le limitazioni all’accesso alla PMA non devono essere discriminatorie. Ha così invitato gli Stati a eliminare gli ostacoli all’accesso al percorso di fertilità e ha aperto la strada a ricorsi in sede sovranazionale.

La petizione PMA per tutte

Generalmente, solo chi ha la possibilità economica e può sostenere le spese riesce a superare il divieto andando all’estero e questo rappresenta un’ulteriore discriminazione. Dal 1° gennaio 2025, oltretutto, la PMA è entrata nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), quindi è accessibile a tutte le coppie italiane a costi ridotti.

Della legge sulla procreazione assistita nel suo impianto originario non è rimasto molto. La ginecologa esperta in medicina della riproduzione ci spiega che

“grazie ad alcuni pronunciamenti della Corte costituzionale la legge 40 ha subito delle variazioni. Le sentenze successive hanno stravolto dei punti importanti: quali quello del congelamento degli embrioni, la parte dell’inseminazione dei tre ovociti che prima doveva essere solo uno o l’accesso alle tecniche di diagnosi genetica preimpianto soprattutto per le patologie importanti”.

Il ricorso di Evita e di Serena, si spera, possa modificare ulteriormente la legge a favore delle donne single che intendono diventare madri.

L’Associazione Luca Coscioni, che ha assistito queste donne e da anni si occupa di libertà civili e i diritti umani, ha lanciato la petizione PMA per tutte (è possibile firmare qui).

La petizione chiede “la cancellazione di questo divieto irragionevole per garantire il rispetto delle norme costituzionali poste a presidio del principio di uguaglianza, autodeterminazione e diritto alla salute, nonché la corretta applicazione del cosiddetto “diritto alla scienza”, così come sancito dall’articolo 15 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali nella sua accezione di “diritto ad accedere ai benefici della scienza”.

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