19 giugno 2021, Sabato mattina, tipo le 8 e 30. Sto già correndo dalle 5 e 30, per cui per me è quasi ora di pranzo. Non ho ancora controllato il telefono per sapere cosa succede nel mondo degli umani, quelli che leggono, scrivono sui social o provano a riscriverlo su ReWriters. Vedo che mi è arrivato un messaggino da Eugenia Romanelli, la mega direttrice galattica (si fa per scherzare, Eugenia!) di ReWriters che mi fa: “Lo vuoi scrivere un articolo su Madame?”. Io non rispondo subito, ma l’idea mi piace. Non mi ricordo più se ho parlato con lei o con qualche altro amico della giovane artista vicentina. Sarà stato con Eugenia, boh.

Non rispondo subito però, ci devo pensare. E quando corri piano piano non c’è momento migliore per pensare. Scoperta e lanciata da Caterina Caselli Sugar, unica vera discografica italiana in ambito pop & company (ha scovato Bocelli, Elisa, Negramaro, Malika Ayane, etc). Caterina ha un talento unico nello scovare chi ha talento con la voce, il talento di avere una voce particolare, che scalda e si distingue. Dai tempi di un certo Sinatra (Frank), sembra sia la cosa più importante.

E con Madame, la Caselli ha fatto un passo ulteriore: invece di continuare a concentrarsi sulla voce all’italiana, melodica, è entrata decisa in ambito trap – hip hop e ha comunicato la faccenda (anche un artista è una faccenda, un prodotto, quando lo si comunica) come se fosse un brand di moda di alto livello.

Era il lontano 2018 e sembrano due e trecento anni fa quando su Radio Deejay ascoltai per la prima volta la sua Sciccherie.

E che roba è Sciccherie?

E’ un pezzo trap – pop con la base che ricorda in qualche modo quella di Fuck You di Eamon, che a sua volta imitava quella della versione di Sinead O’ Connor di Nothing compares to You, prodotta dai Soul II Soul, ovvero anni ’80 puri… solo che è soprattutto un pezzo dannatamente originale.

Il testo, interpretato con un accento vagamente salentino, è un’invenzione continua di parole, di disperazione assoluta. A me l’interpretazione di Madame, in questo pezzo simbolo, ha sempre ricordato quella di Loredana Berté in Sei Bellissima. Lo so, è un paragone forte. E’ un paragone che non va bene. Ma risentitevela, Sciccherie, ascoltate il testo e cosa dice e come canta Madame. Nessuno sano di mente avrebbe potuto dire che lo canta una ragazza che oggi ha 19 anni, che però allora ne aveva 16 o 17. O forse no. Quell’età ha una disperazione totale, scomposta, che a 50 diventa più sobria, quasi British, quella di Wish You Were Here dei Pink Floyd…

E’ vero, sto divagando, ma la colpa è tutta di Madame, che così giovane è già per me nell’eternità del cielo della musica. Non è male, come colpa, soprattutto perché a molti Sciccherie non piacque mica.

E’ così che si fa, per diventare una popstar. Prima di tutto si colpisce al cuore il senso comune, la banalità. Poi, se si è capaci, si fa anche altro. Tipo Voce, che è molto più classica come canzone e il testo si capisce tutto quanto.

Madame oggi dopo quell’infelice tweet

E oggi? Perché oggi, in questa estate di Covid-19, in queste ore, molti trovano il tempo di commentare un infelice Tweet di Madame? Riassumendo per chi per fortuna sua non ha seguito la cosa, l’artista non ha gradito una richiesta di selfie che ha avuto mentre stava mangiando con la famiglia e ha twittato sulla faccenda. E’ giovane, non è abituata alle richieste scortesi.

Di famosi ne conosco tanti, molti sono parecchio antipatici, ma tutti col tempo diventano bravi nel loro lavoro (che è appunto essere famosi). Che un Tweet infelice generi così tanta attenzione ci dice che Madame ormai è una star e che troppo spesso ci interessano cose in fondo poco interessanti. Nient’altro. Solo De Gregori è riuscito a trasformare in poesia faccende di questo tipo, quando ha cantato di se stesso con le borse della spesa, diverso da quello delle canzoni.

Molto più interessante della quantità incredibile di interviste che Madame ha rilasciato prima e dopo Sanremo, più interessante della sua storia con un’altra popstar che mi piace musicalmente (Sangiovanni), sarebbe ritrovare sul web un articolone dedicato a lei su un sito fashion di nicchia uscito qualche anno fa, quando non era una star.

Oggi ce ne sono decine, su Vogue ed altre testate top. Sono interviste carine, certo, ma vuoi mettere? Allora, solo allora, quando la sostanza artistica di Madame era meno evidente, si vedeva bene tutto il lavoro di Caterina Caselli e del management di Madame nel collocare nell’universo fashion d’avanguardia. Loro già sapevano che era un’artista di talento sicuro. Solo che non lo trovo mica, ‘st’articolo. Speriamo che il ricordo basti per raccontare com’è che si lancia un talento.

Che dire oggi? C’è da dire solo una cosa: che Madame, accidenti, ha vinto perché è brava. E con lei, ha vinto chi ha creduto in lei. Anche tutta la faccenda di identità sessuale, gender fluid & dintorni, pur importantissimi, quando si parla di musica, contano meno della sostanza artistica. Una canzone non è un manifesto per i diritti civili. E ogni diritto, ogni sensibilità, ognuno di noi è sempre più importante di ogni canzone. Fosse anche Imagine di John Lennon.

Quello che ci emoziona oggi, che mi colpì nel 2018, fu l’originalità di Madame, di come riesca a mettersi a nudo senza filtri. Il resto, ovvero la patina fashion e le attuali polemiche, tra poco saranno dimenticate. La musica bella, anche quando è leggera o trap, dura per sempre.

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