La musica che gira intorno in questo periodo è dolce, levigata e sempre piacevole. A volte pure un po’ troppo piacevole e levigata. Va detto, di cose che facciano saltare non ne sentiamo molte. Per ritrovare un po’ di sana e scatenata energia, spesso, non si può far altro che girarsi indietro verso il passato. E così, ci si ritrova a ballare e cantare Eiffel 65, Gigi D’Agostino, Gala e Corona oppure tanti successi internazionali come quelli dei Daft Punk e di Haddaway (ve la ricordate “What is Love”?). Non c’è proprio niente di male, musicalmente parlando, a unirsi con persone di età molto diverse dalla nostra per celebrare gli anni ’90 e 2000… ed è proprio quello che fa Millennium 90/2000.

Abbiamo incontrato Sergio Mauri, dj e Claude Casagrande, showman, l’anima pulsante di questa festa.

Com’è esibirsi da soli, come Sergio Mauri o Claude Casagrande, e com’è invece farlo nel contesto della vostra festa?
Esibirsi da soli significa avere piena libertà artistica e un rapporto molto diretto con il pubblico. Millennium, invece, è un gioco di squadra: sul palco ciascuno ha una funzione precisa e l’energia nasce proprio dall’interazione tra DJ, voce, ballerine, performer, effetti e pubblico. Quando tutti questi elementi funzionano insieme, non sei più semplicemente dentro un DJ set: sei dentro uno show.

Chi sono le persone che ballano durante i vostri eventi?
Il nostro pubblico è estremamente eterogeneo e trasversale: ci piace dire che va dagli 8 agli 80 anni, perché sotto il palco troviamo davvero generazioni diverse. C’è chi quelle canzoni le ha vissute quando uscivano e chi le ha scoperte molti anni dopo. A unirli c’è un unico grande denominatore: hit che hanno attraversato il tempo e che, ancora oggi, riescono a far cantare e ballare tutti insieme.

Qual è la chiave del vostro successo? Siete un party collettivo, anzi uno show, in cui ognuno ha un ruolo preciso…
Crediamo che la chiave sia proprio aver superato il concetto di semplice party: Millennium è uno show costruito nei dettagli, nel quale ogni componente ha un ruolo preciso. Musica, conduzione, coreografie, performer, scenografie ed effetti devono parlare la stessa lingua e muoversi nella stessa direzione. Il pubblico non ha mai la sensazione di assistere a una sequenza di brani, ma di vivere un’esperienza unica dall’inizio alla fine.

Come ci si divertirà tra vent’anni?
Probabilmente cambieranno le tecnologie, i linguaggi e persino il modo di fruire la musica, ma non cambierà il bisogno delle persone di ritrovarsi e condividere emozioni. Tra vent’anni magari avremo strumenti che oggi nemmeno immaginiamo, ma continueremo a cercare una canzone capace di riportarci in un luogo, in un’estate o in un momento della nostra vita. Perché cambia il modo in cui facciamo festa, ma difficilmente cambierà il motivo per cui la facciamo.

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