Fino al 29 novembre 2026 la Galleria dell’Incisione (Brescia) – presenta Songs of the garden. La poesia degli insetti, un’esposizione ispirata all’Ehon mushi erami (画本虫撰) – Libro illustrato di insetti selezionati. Il celebre volume del 1788, è opera del pittore e disegnatore giapponese Kitagawa Utamaro (喜多川歌麿) (vissuto tra il 1754 e il 1806 circa) tra i massimi interpreti della xilografia del periodo Edo (1603 – 1868). Edo – il cui nome significa letteralmente “entrata della baia” o “estuario” – fu la denominazione originaria della città di Tokyo, in uso fino al 1868 quando, a seguito della restaurazione Meiji, divenne la residenza della corte imperiale, e fu ribattezzata Tōkyō (capitale orientale).

Kitagawa Utamaro (Kawagoe 1753 – Edo 1806), Farfalla (Chō), da Ehon mushi erami (Il libro degli insetti), xilografia a colori, 1788 – https://www.incisione.com/

Songs of the garden. La poesia degli insetti è costituita dalle incredibili xilografie di Kitagawa Utamaro (喜多川歌麿), accostate a una selezione di opere di artiste e artisti storici e della contemporaneità che hanno lavorato sullo stesso tema.

Le autrici e gli autori alla Galleria dell’Incisione

Gilles Aillaud, Laura Bellini, Giorgio Bertelli, Jessica Carroll, Francesco Casorati, Mara Cerri, Karmen Corak, Vanni Cuoghi, Sara Donati, Alfred Drago Rens, Bonomo Faita, Pierluigi Fresia, Armida Gandini, Gabriella Giandelli, Giorgio Maria Griffa, Iela Mari, Franco Matticchio, Morimoto Tokaku, Richard Müller, Filippo Mutti, Lisa Ponti, Guido Scarabottolo, Elena Tognoli, Kitagawa Utamaro, Pia Valentinis, Velasco Vitali.

Kitagawa Utamaro (Kawagoe 1753 – Edo 1806), Tettigonide (Umaoi-mushi); Millepiedi (Mukade), da Ehon mushi erami (Il libro degli insetti), xilografia a colori, 1788 – https://www.incisione.com/

Un’opera fondamentale del periodo Edo

Ehon mushi erami (画本虫撰) è considerata una delle opere illustrate giapponesi fondamentali del periodo Edo, poiché non solo consolidò definitivamente la fama di K. Utamaro (喜多川歌麿), ma anticipò i successivi sviluppi dell’arte del Giappone. Il nucleo centrale della mostra in corso alla Galleria dell’Incisione è costituito da dodici delicati fogli del Libro illustrato di insetti selezionati, realizzato a stampa con la tecnica xilografica e l’uso di inchiostro, colore e mica. Nell’opera, il naturalismo ottenuto nel rappresentare le piccole creature del giardino – colte nel loro habitat naturale in un istante della propria “quotidianità” – è stato possibile solo attraverso un’acuta capacità di osservazione. Guardando i piccoli animali attentamente e tenendo “i piedi per terra”, l’artista li ha potuti fissare sulla carta con precisione, rendendoli protagonisti assoluti del loro fantastico spazio vitale. Benché il titolo menzioni solo gli insetti, una ricca varietà di flora e fauna è resa con altrettanta delicatezza e semplicità, tanto da ingannare sull’originaria funzione del volume. Apprezzato oggi soprattutto per le sue illustrazioni, in realtà, a quel tempo, fu pensato per essere un’antologia di poesie dedicate agli insetti commissionate appositamente. Infatti, i versi composti per ogni tavola sono un perfetto complemento poetico ai particolari disegni di K. Utamaro (喜多川歌麿).

Kitagawa Utamaro (Kawagoe 1753 – Edo 1806), Libellula (Kagerō o Tonbo), da Ehon mushi erami (Il libro degli insetti), xilografia a colori, 1788 – https://www.incisione.com/

K. Utamaro allievo di un famoso disegnatore di Ukiyo-e

Kitagawa Utamaro (喜多川歌麿) fu allievo fin dall’infanzia di Toriyama Sekien – (鳥山 石燕1712–1788) celebre pittore e disegnatore giapponese appartenente alla scuola Kanō e maestro del genere Ukiyo-e. K. Utamaro visse a casa del suo mentore anche durante l’adolescenza, mantenendo un profondo legame con lui fino alla sua morte. L’Ukiyo-e rappresenta in Giappone uno dei generi artistici più rilevanti del periodo Tokugawa (1603-1867). Questa corrente nasce dalla fusione tra la narrazione realistica degliemaki (i rotoli illustrati del periodo Kamakura) e lo stile decorativo maturo dell’epoca Momoyama e del successivo periodo Tokugawa. E’ inoltre noto che lo stile Ukiyo-e integrasse elementi di realismo sia autoctono sia di derivazione straniera.

L’Ehon mushi erami (画本虫撰) presenta in ogni doppia pagina illustrazioni di insetti, piccoli rettili o anfibi, accompagnate da una coppia di Kyōka: “poesie umoristiche sui sentimenti d’amore”, scritte con arguzia e basate su raffinati giochi di parole – con una struttura a doppio senso – ispirati direttamente alle immagini. In una di queste tavole, i componimenti hanno come protagonisti una cicala serale (higurashi) e un ragno (kumo).

Kitagawa Utamaro (Kawagoe 1753 – Edo 1806) Cicala serale (higurashi; Ragno (kumo). da Ehon mushi erami (Il libro degli insetti), xilografia a colori, 1788 – https://www.incisione.com/

«Cicala serale, sei forse tu a rubare il momento perfetto per volare tra le braccia di un altro? Eppure piangi incessantemente, proprio come una povera anima che vive alla giornata.»

«Un ragno che torna furtivo al suo nido mi ricorda…un uomo che trascina i suoi abiti per intrufolarsi nell’alcova di una signora.»

L’opera è tratta dal libro illustrato di Kitagawa Utamaro (喜多川歌麿), Il libro degli insetti. Ehon Mushi erami (画本虫撰) – 1788. Stampa con la tecnica xilografica policroma a blocchi di legno (shiknii-e).

Il leader del movimento letterario Kyōka

Il tema entomologico offrì il perfetto pretesto per corredare ogni tavola con componimenti Kyōka (狂歌), termine che letteralmente significa “poesia folle” o “selvaggia”; un popolare sottogenere della forma classica della poesia giapponese tanka, sviluppatosi durante il periodo Edo (XVII-XVIII secolo) e giunto al suo apice nell’era Tenmei (1781- 1789). Il poeta Yadoya no Meshimori (pseudonimo di Ishikawa Masamochi, 1753–1830), curatore della raccolta e autore della prefazione, fu il leader del movimento letterario Kyōka (poesia comica), nato come reazione alle rigide convenzioni della poesia classica tradizionale. Il Kyōka si distinse per una libertà di soggetto e stile, arricchendosi di sfumature umoristiche o amorose. Nel testo introduttivo dell’Ehon Mushi erami (画本虫撰), Meshimoriracconta che l’idea di una raccolta apparentemente dedicata agli insetti – ma incentrata in realtà sul tema dell’amore – nacque una sera d’estate in riva al fiume, mentre in compagnia di amici ascoltava il frinire di grilli e cicale. Le creature più umili della natura divennero una raffinata metafora dei sentimenti umani: la lucciola che arde in silenzio incarna l’amante segreto, mentre la cavalletta che balza e si allontana evoca chi si sottrae a un abbraccio.

Kitagawa Utamaro (Kawagoe 1753 – Edo 1806), Bruco peloso (Kemushi), da Ehon mushi erami (Il libro degli insetti), xilografia a colori, 1788 – https://www.incisione.com/

Testo originale:
毛虫にも まけぬ私の 恋ごころ ひと目見てだに 身の毛立ちつつ

Traduzione in italiano:
Il mio cuore innamorato non perde contro il bruco:
basta che io ti veda un solo istante
perché tutti i peli del mio corpo si ririzzino.

Kokugaku: il movimento accademico per il recupero dell’identità giapponese

Ishikawa Masamochi, noto anche con lo pseudonimo di Meshimori, fu un negoziante e poeta giapponese di Kyōka e Senryū del tardo periodo Edo, vissuto in un’epoca fortemente influenzata dal rinovamento culturale. Il Kokugaku (国学) – letteralmente “studio nazionale” – è stato un importante movimento accademico iniziato tra il XVII e il XVIII secolo, noto originariamente come kogaku (studi antichi), wagaku (studi giapponesi) o inishie manabi (studi sull’antichità). Attingendo allo Shintoismo, gli studiosi di questa corrente si adoperarono per dare un nuovo orientamento alla ricerca scientifica e filologica. Attraverso l’analisi dei testi letterari e poetici del passato, l’obiettivo era far emergere l’autentico spirito e le emozioni del Giappone originario. A partire dal XVIII secolo, il termine assunse un significato ancora più specifico, focalizzandosi sull’individuazione di una via autoctona che prendesse definitivamente le distanze dalle influenze culturali della Cina, del Buddhismo e del Confucianesimo.

Kitagawa Utamaro (Kawagoe 1753 – Edo 1806), Mantide religiosa (Tōrō o Kamakiri), da Ehon mushi erami (Il libro degli insetti), xilografia a colori, 1788 – https://www.incisione.com/

Le emozioni del Giappone

Una delle categorie estetiche più celebri a cui i kokugakusha facevano appello è il mono no aware (物の哀れ) – letteralmente il “pathos delle cose” – tradotto anche come empatia verso il mondo o sensibilità all’effimero, ossia la natura effimera della bellezza. Questo idioma della lingua giapponese veniva usato per esprimere l’apprezzamento estetico dell’impermanenza (mujō, 無常) o della caducità di tutto ciò che esiste. Il riferimento è a una transitoria e delicata tristezza – o malinconia – per il fluire delle cose nell’esistenza; oppure una tristezza più estesa e profonda, definita “delicata” perché consapevole del fatto che questo stato di transitorietà rappresentasse l’autentica realtà della vita. L’espressione mono no aware (物の哀れ) fu attinta dalla letteratura del periodo Heian (平安時代, Heian jidai) sviluppatosi dal 794 al 1185. La parola Heian (平安) significa letteralmente “pace”, e l’epoca si contraddistinse come l’apice della corte imperiale giapponese, celebre per la raffinatezza delle sue arti, in particolare della poesia e della letteratura. Il concetto fu poi ripreso e posto al centro degli studi del periodo Edo, precisamente nel XIII secolo, dal grandissimo studioso di cultura giapponese e filosofo Motoori Norinaga (本居 宣長; 21 giugno 1730  – 5 novembre 1801). Secondo M. Norinaga, “conoscere” il mono no aware (物の哀れ) significa possedere una comprensione e una considerazione acute della realtà e della complessità degli eventi umani. Lo spirito profondo di questa visione è espresso in una sua celebre poesia:

«Se qualcuno dovesse chiederti dello spirito di un vero giapponese, indica i fiori di ciliegio selvatico che brillano nel sole del mattino».

Kitagawa Utamaro (Kawagoe 1753 – Edo 1806), Tafano (abu); bruco verde (imomushi), da Ehon mushi erami (Il libro degli insetti), xilografia a colori, 1788 – https://www.incisione.com/

Kitagawa Utamaro (喜多川 歌麿)

Non si hanno informazioni biografiche precise che permettano di approfondire nel dettaglio la vita di Kitagawa Utamaro, ma diverse fonti riportano che il suo vero nome d’infanzia fosse Kitagawa Ichitarō. A renderlo universalmente celebre come uno dei massimi maestri del genere ukiyo-e furono gli studi di immagini femminili definiti Bijin-ga (美人画) termine generico utilizzato nell’arte giapponese per indicare i dipinti o le stampe di belle donne. K. Utamaro ritrasse spesso cortigiane e geishe, anche molto note all’epoca, sviluppando uno stile inconfondibile che rese la sua produzione immediatamente riconoscibile. Oltre alla bellezza femminile, l’artista si appassionò all’osservazione della natura, realizzando raffinatissimi libri illustrati dedicati a ciò che striscia o che vola. Con le sue tavole riuscì a catturare e trattenere lo sguardo di chi osserva anche sui più piccoli insetti, fondendo insieme doti rare: una precisa conoscenza scientifica del mondo naturale, l’osservazione acuta, l’abilità tecnica del maestro e la profonda sensibilità del poeta.

Armida Gandini (Brescia 1968), Insabbiate, China su carta rosaspina, 2007/2008, 25×35,5 cm. https://www.incisione.com/

Un accenno a Jean-Henri Casimir Fabre

La straordinaria precisione con cui K. Utamaro (喜多川歌麿) studiò gli insetti nelle sue opere – accostandola a componimenti poetici ironici, allusivi, e ricchi di doppi sensi legati al tema dell’amore – mi ricorda la figura dell’entomologo e naturalista francese Jean-Henri Casimir Fabre (Saint-Léons du Lévézou, Francia, 22 dicembre 1823 – Sérignan-du-Comtat, Francia, 11 ottobre 1915). Considerato uno dei padri dell’entomologia moderna, Fabre è molto stimato in Giappone, dove è stato omaggiato nel corso degli anni con la pubblicazione di numerosi saggi e persino con la creazione di una serie anime a lui dedicata.

Come K. Utamaro, Fabre scelse di farsi divulgatore degli anni trascorsi in una ricerca e in un’osservazione attentissime, decidendo di non rivolgersi esclusivamente agli addetti ai lavori, ma di offrire i propri studi a sguardi sensibili, curiosi e senza pretese. I suoi celebri Ricordi di un entomologo – frutto di infinite ricerche sul campo, di cuiAdelphi ha tradotto e pubblicato quattro volumi – furono utilizzati dall’autore anche per difendersi dagli attacchi del mondo accademico. La comunità scientifica dell’epoca criticò l’utilizzo di un linguaggio privo della necessaria solennità accademica; secondo i suoi detrattori, una lettura così fluida, godibile e poetica non avrebbe potuto essere espressione di un’autentica verità scientifica:

«A sentir loro, per essere profondi bisogna essere oscuri».

Decise per questo di chiamare all’audunata, in suo aiuto, gli amati insetti:

«Venite qui, tutti voi che siete dotati di pungiglioni e corazzati di elitre; prendete le mie difese e testimoniate in mio favore […]».

Franco Matticchio (Varese 1957), Lo scalafaggio, China e pastelli, 15,8×20 cm. https://www.incisione.com/

Jean-Henri Casimir Fabre in Ricordi di un entomologo, II, tradotto da Laura Frausin Guarino per Adelphi, scrisse:

«Voi sezionate l’animale e io lo studio vivo; voi ne fate un oggetto che ispira orrore e pietà, mentre io lo faccio amare; voi lavorate in laboratori dove si tortura e si squarta, io conduco le mie indagini sotto l’azzurro del cielo e al canto delle cicale; voi sottoponete la cella e il protoplasma ai reagenti, io studio l’istinto nelle sue espressioni più alte; voi scrutate la morte, io osservo la vita. Ma vorrei dire di più: come i cinghiali hanno intorbidato la limpida acqua delle fonti; la storia naturale, questo meraviglioso studio della prima età, a forza di perfezionamenti cellulari è diventata cosa odiosa e respingente. Ora, se scrivo per gli scienziati, per i filosofi che tenteranno un giorno di gettare luce sull’arduo problema dell’istinto, scrivo anche, e soprattutto, per i giovani, ai quali vorrei tanto far amare questa storia naturale che voi invece fate odiare».

Franco Matticchio (Varese 1957), Senza titolo, China e acquerello, 2026, 23,5×17 cm. https://www.incisione.com/

L’intelligenza misteriosa degli insetti

Gli insetti attentamente osservati e interpretati da Kitagawa Utamaro (喜多川歌麿) divengono un “mistero intelligente”, l’ammissione esplicita dell’esistenza di intelligenze misteriose; forme che raccontano e stimolano ricerche ulteriori capaci di trasformare lo sguardo e dirigerlo verso il mondo di questi piccoli animali, protagonisti di una poesia narrativa ineguagliabile. Le immagini dell’Ehon mushi erami (画本虫撰) costituiscono un’opera di piccole avventure in corso, delle quali non sapremo mai la conclusione. La raffinata leggerezza delle xilografie stimola lo sguardo ad addentrarsi in un mondo di esseri viventi che troppo facilmente ignoriamo. Fermare l’attenzione sui dodici fogli di un capolavoro del 1788 ha reso possibile collegare altre riflessioni, nate da approfondimenti e tecniche diverse. In questo contesto, le opere contemporanee sono espressioni come colte da finestre improvvisamente spalancate: scorci orientati sia verso i meandri del sé sia verso il giardino inteso come evasione, o concepito, più semplicemente, per esprimere altro con lo sguardo rivolto verso il basso, riscoprendo un luogo ben più suggestivo di quello costellato da ricchi ornamenti umani.

Bonomo Faita (Brescia 1955), Conversazione, Tecnica mista, 2026, 20,5×29,3 cm. https://www.incisione.com/

Saper osservare i “giochi” creati dai movimenti degli insetti suscita un senso di profonda ammirazione, sprigionando un’intensità di stimoli tale da influenzare anche l’esecuzione di opere più vicine al nostro tempo, o contemporanee, dove la forma possiede una spontaneità spiazzante. Altri autorevoli linguaggi espressivi hanno tracciato una via nuova per contribuire, con attenta cautela, a ridestare attenzione verso un testo antico, senza tradirne la sua forma originale: immagini di una natura vivente, abitata da piccoli esseri di cui l’autore sembrava intuire persino la volontà. Galleria dell’Incisione, con quest’attenta selezione di opere, da un lato contribuisce a fare memoria della tradizione e dell’abilità di un antico maestro che non ha mai smesso di sbalordire per la sua sincerità, grazie a una nitida visione in grado di “riaprire” il noto; dall’altro, dimostra come possano continuamente nascere nuovi sguardi da una profondità di pensiero antica. Quest’ultima continua a offrire a chi crea, l’opportunità di riacquistare una sensibilità verso il reale, che oggi si rivela forse come l’unica autentica possibilità di salvezza.

Immagine in evidenza: Gabriella Giandelli (Milano 1963), Paesaggio con libellula, Matite colorate e grafite, 2012, 24×35 cm.

La pubblicazione delle immagini di questo articolo scritto per ReWriters, la testata giornalistica digitale di advocacy sulla sostenibilità sociale fondata da Eugenia Romanelli, è stata autorizzata dalla Galleria dell’Incisione.

La Galleria dell’Incisione ha aperto a Brescia nel 1972 e si è specializzata in grafica europea del Novecento. Negli anni ha ampliato le proposte espositive con mostre di pittura e scultura anche contemporanee, rassegne dedicate alla xilografia giapponese e importanti mostre di fotografia.

Songs of the Garden

La Poesia degli insetti

Fino al 29 novembre 2026

Galleria dell’Incisione – Via Bezzecca 4, Brescia, Italy

Informazioni:

Tel. +39 030 304690 – Cell. +39 348 5502065

Giorni e orari:

Tutti i giorni escluso il lunedì

Dalle 17:00 alle 20:00

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