Cercate una trama? Allora non leggetelo…
A tutti i viventi invidio il fatto di non essere me“: lo pensa Bernardo Soares, il doppio di Fernando Pessoa nel Libro dell’inquietudine.“Un alito di musica o di sogno, qualcosa che faccia quasi sentire, qualcosa che non faccia pensare”: Bernardo guarda la propria vita da lontano, la studia, la sminuzza e non se ne innamora.

“Ogni giorno la materia mi maltratta. La mia sensibilità è una fiamma al vento”: Pessoa sente, e soffre.

Pessoa secondo Waldryano

Spellato vivo ma deciso a starne lontano, da questa sua esistenza. Pare uno che campi in uno stato di percezione alterata, tipo quando il sonno non arriva e senti i suoni ovattati, il rumor bianco.

L’autore potrebbe parlare in prima persona, ma è a Bernardo che fa scrivere il suo anomalo diario. Che strano libro. Doloroso e acuto e triste e poetico. Di quella poesia che ci ripensi, e ti dici che è proprio così che sono le sensazioni dell’anima, quando decidono di prendere il sopravvento sulle cose. 

Se cercate una trama, questo è il libro sbagliato, perché hanno trovato in un baule certi fogli slegati e incasinati che chissà come ha scritto Pessoa, chissà in che ordine e modo, e, volenterosamente, li hanno messi insieme. Ma se vi va di godere di una qualità di pensiero alta e bella, se magari siete un po’ depressi e naturalmente avete messo su musica avvilita, e ovviamente guardando fuori ora quasi piove ma definitivamente ancora no, qui trovate qualcosa con del sublime autentico dentro.

Non so a voi, ma a me questo m’aiuta.

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