A Roma quando le tette cominciano ad essere vittime sia della forza di gravità che della gravità dello sforzo di trovare un reggiseno accettabile, le chiamiamo a Recchia de Cocker. La definizione è orrenda, diciamolo, ma senza ombra di dubbio ci restituisce un’immagine assai accurata dell’infausto accadimento.

Quando ero assai giovane e neanche mi avvicinavo all’idea di poter in qualche modo ricordare la parte esterna dell’organo uditivo del tenero quadrupede, le mie tette andavano per la maggiore. Parecchie volte in occasione di colloqui lavorativi, per quanto cercassi di porre limiti all’altrui sguardo, l’interlocutore maschio si rivolgeva direttamente a loro per chiedere conto del mio curriculum.
Parlando con molte amiche che avevano stranamente ricevuto la stessa attenzione, pensai anche di brevettare un reggiseno con sottotitoli, tipo karaoke da zizza.
Se avessi brevettato anche quello da culo, oggi probabilmente sarei ricchissima e con voi, senza offesa, neanche starei a parlarci.

Questa ricchissima manfrina di prefazione giunge in occasione di una notizia curiosissima che quest’oggi ho scoperto grazie ad un quotidiano.
Pensate un po’, sembra che una grossa percentuale di calciatrici odierne sia discriminata.
Curioso, eh?

Ora io vorrei solo dare il Pulitzer al giornalista che ha avuto l’ardire di pubblicare questa roba clamorosa. Vorrei anche suggerirgli qualche scoop, tipo che le donne nel 2020 ancora guadagnano meno degli uomini e, tenetevi fortissimo, che in America è nato un movimento che si chiama Me Too a supporto di tutti gli individui di sesso femminile che avrebbero voluto veder riconosciuta la propria professionalità senza dover necessariamente esser lusingate da avances suine.
Se ormai non la prendessi a ridere probabilmente avrei formato un gruppo terroristico tipo QuoteRosaKombat, ma ahimè sono completamente pacificata in tal senso.
Senza ovviamente contare che il sostantivo quota se accompagnato all’aggettivo rosa mi provoca peristalsi immediata.

Lo confesso, ormai ho una saggezza che probabilmente mi deriva dall’anzianità.
Ho un senso di perpetua adeguatezza che anch’esso mi deriva dagli anni.
Ho un’ironia che mi permette di sorridere delle bassezze altrui anche quando diventano imputabili al cosiddetto sessismo.

Ho anche tantissima pazienza.
Ve l’ho detto, è la maturità.

Ma se invece fossi questo individuo carinissimo proprio perché sono una femminuccia?
Che ci volete fare, mio padre voleva un maschietto, ma ahimè sono nata io.