Cosa significa, che uno dei tour più in vista di questa strana estate – nel senso che ha in calendario parecchie date con sold-out un po’ ovunque, si sta prendendo endorsement grossi sui social ed è persino chiacchierato su riviste e in generale spazi digitali che di solito ignorano il suo protagonista – è Max90 live di Max Pezzali? Cioè: un concerto in cui il Nostro racconta gli anni Novanta attraverso le canzoni degli 883, presentandosi col logo della sua storica band in bella vista già dal merch, dentro una sorta di reboot con uno sfondo di immagini e icone di quel decennio che nel suo ultimo libro (Max90 appunto, uscito in primavera per Sperling & Kupfer) ha definitivo fighissimo, per di più con una scaletta che copre solo il periodo 1992-1999, insomma gli inizi, when we were kings?

Forse, per Max Pezzali è semplicemente il modo per mettere per un attimo in pausa una seconda (e una terza) parte di carriera meno felice a livello di ispirazione, attualità e in generale numeri; nonché, se vogliamo una prova di coraggio, come del resto si è già detto e scritto, perché non è facile ammettere di aver dato il meglio di sé nei primi dischi, guardarsi allo specchio e capire che alla fine la gente vuole solo quei pezzi lì, quindi sceglierli e raccogliere l’affetto giusto e meritato. Per noi-pubblico, invece, significa che probabilmente siamo dei nostalgici clinici, stretti dal bisogno di sentirci di nuovo in una bolla di certezze in cui siamo giovani e onnipotenti, la radio suona ancora Hanno ucciso l’Uomo Ragno, conosciamo a memoria tutti i testi e li cantiamo senza la vergogna del tempo che è passato, di loro che sono invecchiati nel lessico, dei nostri gusti che magari sono persino cambiati e relegano gli 883 a guilty pleasure. Ecco, anche per questo Max90 live è il grande rito collettivo dell’estate, un incontro pop e generazionale per lasciarsi andare, liberatorio e identitario pur con tutti i limiti (nostri) del caso. E che però, dall’altro lato, incorona Pezzali e i suoi brani come (anche lì, coi limiti del caso) immortali e precursori del nuovo it-pop, soprattutto nei testi iperrealisti e provinciali.

Non è una reunion – quella al massimo ci sarà, fugace, a San Siro il prossimo anno, e comunque l’ex sodale Mauro Repetto non è interessato – né c’è voglia di guardare al futuro in questo tour di Max Pezzali, ma è comunque la prova di forza di un repertorio capace di coprire oltre due ore di live per circa trenta canzoni totali (compresi i medley e brevi accenni pre-registrati), oltre che in grado di rimanere scolpito anche nei suoi episodi minori nei cuori di tanti, tantissimi. Ad Anzio, vicino Roma, dove l’ho visto io e dove ha riempito per due sere consecutive lo Stadio del Baseball, ci sono le coppiette di ventenni in vacanza che degli 883 possono solo aver sentito parlare, i meno giovani da curva, le famiglie coi figli piccoli che ritrovano i ricordi, i cinquantenni coetanei di Max. E tutti cantano, perché il concerto è pensato proprio per quello: canzone dopo canzone, su arrangiamenti spudoratamente pop-rock (chitarre elettriche e acustiche, basso, tastiere, sintetizzatori e batteria) che ricalcano quelli del disco, senza nessun spaesamento, la platea segue parola per parola quei racconti di provincia cronica e bonaria, naif, come a chiudere un cerchio in parte lasciato aperto nel 2002, col pensionamento fisiologico del marchio 883.

Stessa storia, stesso posto, stesso bar. E dopo vent’anni i pezzi funzionano ancora tutti, eccome, forse anche meglio che prima, intervallati il giusto da qualche momento di aneddotica neanche personale sui Novanta. E restano cristallizzati nel loro aspetto originale: dalle più piccole (e cult) S’inkazza, Non me la menare, Finalmente tu (originariamente scritta per Fiorello) e La radio a 1000 watt – che la gente dimostra di conoscere oggi più di allora – a classici come la stessa Hanno ucciso l’Uomo Ragno, Sei un mito, Nessun rimpianto, La dura legge del gol, fino alla goliardia della storica Con un deca, ovviamente ai lenti Ti sento vivere e Una canzone d’amore e alla conclusione affidata ai lacrimoni de Gli anni e ai totem Nord sud ovest est e Tieni il tempo. Ma davvero, insomma, se avete in mente una qualsiasi canzone degli 883, sappiate che qui c’è. E che tutto suona esattamente come te lo ricordi, volutamente come te lo aspetti, confortevole. Non lo so: sarà che i ricordi, per di più in un momento così, ci sembrano oltremodo belli, e che avevamo sottovalutato certe canzoni, perlomeno dal punto di vista aggregativo e dell’impatto sociale; però la nostalgia non è mai stata tanto accogliente, e amica, come a Max90 live.

Le prossime date del tour di Max Pezzali

20 agosto: Arena Spettacoli di Follonica.
23 agosto: Villa Bertelli di Forte dei Marmi.
28 agosto: La Rotonda del Lungomare di Taranto.
30 agosto: Esedra di Palazzo Te di Mantova.
3 settembre: Arena della Regina di Cattolica.
5 settembre: Prato Giardino a Viterbo.

E per le altre date consulta il calendario.

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