Processi illustri e complicati con Massimiliano Vado
"Quattro verità, quattro condanne, un Paese alla sbarra", l’innovativo progetto in scena al Teatro Tor Bella Monaca di Roma, ingresso gratuito. L'intervista.

"Quattro verità, quattro condanne, un Paese alla sbarra", l’innovativo progetto in scena al Teatro Tor Bella Monaca di Roma, ingresso gratuito. L'intervista.

Quattro verità, quattro condanne, un Paese alla sbarra, l’innovativo progetto in scena al Teatro Tor Bella Monaca di Roma nelle date 17,19, 23, 30 Novembre, ingresso gratuito su prenotazione al numero 06.2010579. Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura è vincitore dell’ Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
a cura di Luigi Di Majo
con Shaen Barletta, Francesco Bellomo, Luigi Di Majo, Marco Giustini, Barbara Gutkowski, Loffredo Di Cassibil, Eleonora Puglia, Veronica Rega, Massimiliano Vado, Marco Luca Vulcano
Sei impegnato in diversi “processi” in questo periodo: vuoi regalarci una presentazione generale e qualche riga per ciascuno?
Credo che ormai il teatro, non solo in Italia, abbia subito una mutazione genetica fondamentale. Quando io ho cominciato a fare questo lavoro, uno spettacolo del genere non sarebbe nemmeno mai stato pensato, non solo per le implicazioni legali (e in questo caso abbiamo un giudice che ci assicura di essere dalla parte della ragione), ma per la spigolosità dell’operazione.
All’interno di una stagione di prosa, infatti, ora appaiono monologhi, spettacoli completi, spettacoli di ricerca, letterati, giornalisti, perditempo, comici, e da qualche tempo anche dei processi perfettamente ricostruiti. Il mio traguardo emozionale, come attore, è quello di risultare credibile anche in un meccanismo così nuovo, per quanto paludato. Per restituire allo spettatore la dinamica, oltreché la tensione narrativa, di eventi realmente accaduti, senza passare troppo per la regia consueta. Una necessità interpretativa che ben si incastra con la dissoluzione dell’impero dei vecchi capocomici e delle messe in scena dalla durata innaturale.
Banca Romana…
È forse il più difficile dei testi, quello in cui le testimonianze ricostruiscono storicamente dei fatti molto precisi ma non alla portata di tutti. La nostra missione è quello di rendere comprensibile un dissidio avvenuto nell’ombra.
Storia e tradizione.
Matteotti…
Anche in questo processo ci scontriamo con la storia, con certi fatti veri che si intersecano fatalmente con delle verità presunte. Ci siamo posti molte questioni, mettendolo in scena, per non tradire ciò che realmente è successo. Per veri esperti.
Pasolini …
Il processo Pasolini è una questione ancora aperta, ma io ho un asso nella manica: molto tempo fa ho incontrato Pino Pelosi, il presunto colpevole dell’omicidio e ovviamente non ho perso occasione per farmi raccontare la sua verità. Che, visti anche i fatti che enunciamo in scena, dove io interpretò proprio lui, può rivelare un fondamentale spostamento di attenzione che finalmente ci porta dritti a chi ha realmente voluto e commesso questo terribile omicidio. Inutile pensare che ci siano dei mandanti diversi da quelli che poi sono stati messi in mezzo, perché non c’erano proprio le possibilità per poter congetturare nulla del genere. Questo processo è una luce accesa su un fatto reale quanto determinante.
C’era bisogno di una messa in scena del genere per compensare la povertà di alcuni esibizionismi fattoriali del tutto fuori luogo, in voga negli ultimi anni. Sofferenza essenziale.
Tortora…
È l’unico processo a cui non partecipo direttamente come Attore, per impegni pregressi, ma ho partecipato ugualmente alle prove perché volevo capire esattamente qual era l’ago della bilancia che avesse sbattuto in prima pagina un personaggio pubblico così importante e molto amato.
Secondo me, assomiglia molto alla vicenda capitata a Mia Martini, pur avendo connotati legali completamente diversi: un puzzle incredibile di combinazioni e marchingegni legali saltati. Quasi una vergogna per la nostra giustizia. Ma con un senso dietro di profonda immensità artistica. La risposta ai silenzi.
Quale è Il tuo ruolo in questa rassegna e quale il tuo personale rapporto con la giustizia attuale?
A seconda del processo, il mio ruolo cambia e si completa, da una parte sono la persona sospettata e inquisita, dall’altra faccio la pubblica accusa e in un altro ancora faccio proprio la difesa. Per pluralità, ma anche per missione attoriale.
Non ho un buonissimo rapporto con la giustizia, semplicemente perché non ci credo, perché gli abusi di potere delle istituzioni sono all’ordine del giorno, perché nel mondo degli avvocati ci sono più persone che si credono delle divinità rispetto anche al mondo dell’arte. Quel che dovrebbe proteggerci, spesso sbanda, si confonde, si fa corrompere, diventa altro da sé. Non c’è difesa da tutto questo, se non una ricostruzione fedele e necessaria, che è quello che stiamo provando a fare. Con fatica. L’arte anticipa la storia, può anticipare anche la giustizia. È già successo, nelle fiction, nelle ricostruzioni, negli spettacoli teatrali, e anche in questi processi. Siamo in anticipo sui tempi legali.
