Quando le gru volano a sud di Lisa Ridzén. Ho letto questo libro in un particolare periodo della mia vita, in cui mia madre esprime tutta la fragilità del corpo e della mente di una persona di 94 anni.

La memoria recente svanisce, le gambe non rispondono più, niente ha più lo spesso sapore; la pigrizia ha il sopravvento perché tutto fa fatica; la malinconia e la solitudine, l’aver perso la propria autonomia rende scontrosi e ostinati. Durante la lettura ho potuto riflettere e meditare sulle dinamiche che avvengono fra genitori e figli quando i ruoli si invertono, quando sono i genitori ad avere bisogno di essere guidati e accuditi.

I cambiamenti dovuti all’invecchiamento e alla perdita dell’autonomia non sono facili da accettare sia per i genitori, che sono sempre stati autonomi e indipendenti e hanno preso decisioni a volte anche per noi; ma anche per i figli, che devono assumersi la responsabilità di prendere decisioni forti, che spesso scontentano i genitori: l’imposizione di un aiuto in casa o l’allontanamento di un animale di cui non possono più prendersi cura o, in ultima analisi, la necessità di inserirli in un ambiente protetto, allontanati dalla loro casa, che rappresenta la loro identità e zona di comfort.

Avere la fortuna di vederli invecchiare presuppone questi oneri

Fra le pagine di questo libro non c’è la verità assoluta. L’autrice durante la narrazione fa emergere tutta la fragilità umana attraverso l’analisi di avvenimenti e sentimenti che vedono protagonisti Bo, la sua famiglia, i suoi ricordi.

Leggere questa sua storia è un valido aiuto: sapere che tutti siamo vulnerabili ci rende più umani e avvicina tutte le persone coinvolte nell’accompagnare la persona amata alla morte, cercando di prendere le decisioni migliori per lei.

La storia racconta gli ultimi mesi di vita di Bo. Non è un libro sulla morte ma sul ciclo della vita, che inevitabilmente e naturalmente, si conclude con la morte.

L’ho trovato potente perché tocca molteplici aspetti relazionali fra Bo e tutti quelli che girano intorno alla sua vita presente e passata.

Bo proviene da una famiglia patriarcale e il rapporto con il padre è stato pessimo mentre nutre un grande amore e rispetto per la madre. Incontra la sua compagna di vita Fredrika con cui costruisce la sua famiglia e cresce Hans: per lui cerca di essere un padre migliore, più affettuoso e comunicativo.

Bo ha un migliore amico,Ture con cui fino alla fine si confida e coltiva un rapporto di profonda empatia.

Il suo amato cane Sixten è la sua compagnia di giorno e di notte: infatti la dolce Fredrika non è più in casa con lui; a causa della sua malattia deve essere accudita in un centro specializzato. Ma lui la sente sempre vicina e ne conserva l’odore in un barattolo, dove tiene chiuso gelosamente un suo scialle.

Le gru volano a sud. Gli assistenti che si prendono cura di Bo sono persone speciali, pazienti e comprensive

Suo figlio Hans per tutta la narrazione non attira le simpatie del lettore, ma alla fine lo si comprende e si condividono le sue scelte , spesso dure e impopolari ma certamente necessarie.

Alla fine anche Bo le comprende e nonostante sia per lui difficile quando è vicino alla fine, gli confida il suo amore paterno.

Condividi: