Social, cancellata la Diversity & Inclusion. Scagli la prima pietra
Mark Zuckerberg, plurimiliardario fondatore di Meta, in una settimana, ha rimosso i programmi Diversity & Inclusion dalle "linee guida".

Mark Zuckerberg, plurimiliardario fondatore di Meta, in una settimana, ha rimosso i programmi Diversity & Inclusion dalle "linee guida".

Il primo segnale era venuto la scorsa estate, sotto Ferragosto. Brown-Forman Corp., la società che detiene il marchio Jack Daniel’s, annunciò la cancellazione dei programmi Diversity & Inclusion a causa delle pressioni da parte di giornalisti e politici conservatori.
Temendo di perdere alla lunga questa tipologia di clienti – come era accaduto nel 2023 alla birra Bud Light, boicottata negli Usa dopo una promozione con l’attrice e tiktoker transgender Dylan Mulvaney – l’azienda del Kentucky scrisse ai dipendenti annunciando di cambiare rotta: non più premi e incentivi legati al raggiungimento degli obiettivi sull’inclusione bensì, come accadeva un tempo, correlati alle performance aziendali.
Sbianchettati anche gli obiettivi sulla diversità nella forza lavoro e sui rapporti preferenziali con aziende partner che praticano la valorizzazione della diversità. Stop anche alla partecipazione al Corporate Equality Index, uno strumento della Human Rights Campaign Foundation che redige le pagelle alle aziende in base al trattamento di dipendenti e consumatori LGBT.
Qualche giorno prima la stessa scelta era stata operata da Harley-Davidson: cancellati i programmi di inclusione, le quote di assunzione riservate a donne e a minoranze, gli obiettivi di spesa per fornitori che appartengono a minoranze, disconosciuta la Human Rights Campaign. Il tutto per riconquistare il feeling con gli elettori di Trump.
Trump, appunto. Mentre scrivo mancano pochi giorni al suo ritorno in sella come presidente Usa, ed è già tutto un corri ai ripari. A dicembre Amazon ha annunciato l’eliminazione di programmi obsoleti sull’inclusione. Candi Castleberry, vicepresidente della tecnologia inclusive di Amazon, ha sì scritto
«ci stiamo concentrando su politiche che abbiano risultati comprovati e che mirino a promuovere una cultura veramente della differenza»,
ma bisogna vedere cosa significherà, all’atto pratico, aver lasciato la strada vecchia per la nuova. Pure Walmart, McDonald’s, Ford e Lowe’s si sono mosse nella stessa direzione. Società finanziarie come JPMorgan Chase e BlackRock si sono invece ritirate a inizio gennaio dai programmi per la lotta al cambiamento climatico.
A fare davvero senso, tuttavia, per ovvie ragioni legate alla natura della sua impresa, è stata la decisione di Mark Zuckerberg, plurimiliardario fondatore di Meta, che in una settimana, oltre a rimuovere pure lui i programmi per la tutela di inclusività e diversità, si è sbarazzato dei fact-checker indipendenti, la cui azione, pur se inevitabilmente di parte (ricordiamo che fra il vero e il falso esiste una zona grigia entro cui la verità obiettiva finisce per collocarsi sempre, e la cui disanima paga inevitabilmente un pegno alle opinioni personali), costituì caposaldo decisivo ai tempi della campagna vaccinale contro il Covid. Stop, inoltre, ai corsi di formazione su equità e inclusione, che saranno sostituiti da programmi che combattano i pregiudizi nei confronti di tutti, indipendentemente dal background.
Cosa dobbiamo aspettarci è oggetto di discussione ma io ho dato un’occhiata alle linee guida di Meta e mi sono messo le mani nei capelli. Ecco cosa ho letto oggi, 12 gennaio 2025:
«Consentiamo accuse di malattie mentali o anormalità quando si basano sull’orientamento di genere o sessuale, nel caso di discorsi politici o religiosi su transgenderismo e omosessualità e uso comune non serio di parole quali “strano”».
Faccio inoltre notare che è stata rimossa la frase con cui le linee guida sull’hate speech si aprivano dal 2018, ossia l’avvertimento che la violenza online può dare vita a violenza offline. Tralascio altri aspetti per ragioni di spazio.
Premetto di essere grato a Facebook e a Instagram per avermi dato, nei miei primi dieci anni di attivismo per i diritti civili, ampia possibilità di testimoniare il crossdressing nonché di aver ampliato la visibilità del mio account in occasione dei mesi Pride. E se moltiplichiamo il mio caso per i milioni e milioni di casi analoghi in tutte le branche delle cosiddette “diversità” possiamo concludere che il mondo oggi sarebbe peggiore senza Meta.
Devo però prendere amaramente atto che da adesso scrivere su Facebook o su Instagram che io sono un malato mentale, o che un gay o una lesbica lo è, o che una donna trans è un uomo con problemi psichiatrici gravi è consentito malgrado sia un falso scientifico. E questo, caro Zuckerberg, si chiama passo indietro.
Proprio su Facebook ho scritto varie volte che delegittimare gli innocenti significa uccidere. In Italia ricordiamo tutti la tragica fine di Chloe, la donna trans lnsegnante di fisica che nel 2022 si diede fuoco per non riuscire a trovare lavoro in un’area in cui i bigotti sono evidentemente più numerosi dei pensanti. Aveva la mia età di adesso e posso garantire che a 58 anni l’emarginazione professionale equivale a una tanica di cianuro. Ovvio che non c’è un responsabile diretto della sua morte, nessuno l’ha mai incitata al suicidio. Ma non l’avrebbe fatta finita se non a causa dell’ostracismo che l’aveva chiusa in un angolo di inedia, e quest’ostracismo nato non è se non dalla sommatoria di insulti della stessa tipologia che adesso Meta consente.
Non sono come la pecunia che non olet ma interessa a tutti, anche ai populisti che per raccattare voti si richiamano alla parte più controversa del cristianesimo (il quale in teoria riserverebbe ai senza peccato il lancio dei sassi).
Ricordiamoci, tutti, che se qualcuno che non ci ha fatto nulla ci dà fastidio è soltanto perché vediamo in lui o in lei una parte rimossa di noi stessi.
Vorrei che il mondo di Donald Trump e Elon Musk lo capisse e ne traesse le conseguenze. Da oggi mi impegnerò ancor più a fondo, nel mio piccolo, affinché ciò accada.
1 Comment

Caro Stefano, il tuo articolo è potente, è mi ha messo una profonda inquietudine addosso. Ho davvero paura dei tempi che verranno. Dobbiamo armarci di tutte le nostre forze per navigare tra questi orribili flutti.