LA STORIA DI UN UOMO INNOCENTE

Tra le pietre miliari, che ogni amante del fumetto deve necessariamente leggere, non si può non citare, il capolavoro fumettistico scritto da Alan Moore e disegnato da Brian Bolland. La storia di per sé è estremamente corta (si legge in pochissimo tempo) ed è impostata in una narrazione su doppio binario.

La prima linea narrativa narra il rapimento da parte di Joker del commissario Jim Gordon, il quale viene imprigionato in un parco giochi del terrore in cui è costretto a percorrere un viaggio psichedelico e totalmente insensato, dove l’unica conseguenza è impazzire dalla paura. Un elemento di questa storia che salta all’occhio è la ferocia che caratterizza Joker, il quale arriva a sparare a Barbara Gordon, figlia di Jim, poco prima del suo rapimento. Nel frattempo Batman, impegnato nella ricerca del commissario, riesce a trovarlo e a liberarlo, arrivando così alla resa dei conti con il folle rapinatore.

Dopo una scazzottata disegnata con una precisione e maestria tale da sembrar quasi reale, i due personaggi si trovano sotto la pioggia faccia a faccia. Joker decide quindi di raccontare una barzelletta, mentre in sottofondo si sentono le sirene della polizia avvicinarsi sempre di più. Conclusa la barzelletta, joker comincia a ridere come un folle e la cosa davvero bizzarra è…che anche Batman ride!
In questa situazione strana, Batman allunga il braccio destro contro Joker e…beh meglio non spoilerare!

Tutta questa narrazione è interrotta dal secondo filone narrativo, che narra attraverso dei flashback le origini del Joker. Quest’ultimo viene dipinto come un uomo debole, fragile, in totale balia del destino che definisce la sua vita come una triste barzelletta e che prima di diventare il cattivo per eccellenza era un comico fallito in cerca di successo. In realtà il disegnatore Brian Bolland era totalmente in disaccordo con la narrazione che spiegava le origini di Joker. Era anche contrario con il titolo dell’opera “The killing joke”. Il fumetto alle origini infatti avrebbe dovuto chiamarsi “Un uomo innocente”, un titolo forse più azzeccato per il motivo per cui vi spiegherò a breve.

La novità è quella per cui Moore descrive, per la prima volta, un Joker totalmente folle e particolarmente violento, svestito inoltre dalla solita concezione macchiettistica del personaggio (un cattivo sterile, che ha una funzione strumentale rispetto al protagonista).
Moore decide di capovolgere tutto, facendo diventare Joker il protagonista, descritto come un uomo terrificante, pazzo e violento.

Anche il volto di Joker, attraverso la matita di Brian Bolland, è totalmente trasformato. E’ più lungo, più spigoloso, con un sorriso che mostra denti a punta. Insomma una immagine quasi demoniaca. Per la prima volta Joker è un cattivo a tutti gli effetti. Anzi no, un pazzo totale. Ma per giustificare una narrazione del genere (che certamente non è per bambini) Moore decise di raccontare le origini del male. Contrariamente da quanto si vede nel presente, qui Joker viene descritto come un uomo impotente, totalmente in balia del mondo, della società e del destino.
Un uomo innocente appunto, che per motivi non da lui voluti, si trasforma piano piano, fino a diventare il prodotto corrotto del fato.

La sua ossessione di diventare comico, lo trasforma in un clown degenerato che fa della sua vita la più triste e pericolosa barzelletta.
Ecco in questo contesto ci sarebbe un rischio: quello di portare il lettore, impietosito nel leggere l’origini di Joker, a giustificare i suoi comportamenti. Ecco che Moore entra di nuovo in scena, compensando questo rischio, descrivendo una ferocia e una pazzia che non possono avere giustificazioni. Joker non è una vittima, Joker adesso è carnefice, una figura totalmente nuova, quasi un demone che si è impossessato del corpo di quel giovane comico fallito, di cui ormai non c’è più traccia.
Joker è pericoloso. Joker è un mostro. Non c’è via di uscita, non c’è spazio per interpretazioni pietose e buoniste.

Ma questo processo irreversibile non è stato scelto da Joker.
La grande intuizione di Moore, a mio avviso, è stata quella di descrivere un personaggio che rappresenta la pazzia e l’insensatezza della nostra società: Joker rappresenta appunto il contro-circuito di questo delirio nevrotico, incarnato dalla società stessa. Joker è qualcosa che si ritorce contro. E’ un uomo innocente, che viene condannato, deriso ed umiliato dalla collettività. Ma quello che nessuno si sarebbe mai aspettato è che questa figura non sopperisce, ma si trasforma, diventando l’incarnazione della società stessa!

Joker è vittima e carnefice di una società altrettanto descrivibile. Dunque alla fine, non c’è spazio per alcuna interpretazione. Semplicemente la storia parla di un uomo matto. E in questa pazzia non deve esserci un senso. E’ pazzia. Non va capita.
E di questa pazzia, anche noi ne facciamo parte! Solo che non lo sappiamo. Anche noi siamo un po’ carnefici e un po’ vittime.
Non ci sono né buoni né cattivi. C’è solo pazzia più o meno compresa.
Siamo tutti Joker forse. Siamo tutti persone innocenti in una società rea di essere folle.