Da un po’ di tempo non si fa altro che parlare di analfabetismo funzionale, dell’incapacità di una fetta di popolazione di comprendere il significato di informazioni semplici e basilari e dell’impatto sulla società. Il concetto è diventato molto abusato e spesso viene usato a sproposito. Stefano Amato, nel suo ultimo romanzo, Stupidistan, edito da Marcos Y Marcos, porta il discorso alle estreme conseguenze e ci spiattella davanti un futuro terribile e nefasto. Lasciandosi guidare dalle parole di Bertrand Russell: “Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sicuri di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”, imbastisce una narrazione agile e allo stesso tempo intrigante che incolla il libro alle mani. 

La stupidità dilaga in ogni parte del mondo ma c’è un luogo dove ha preso il sopravvento. La Sicilia, terra di culture millenarie, museo a cielo aperto e fucina di fermenti politici e letterari, non ha retto il colpo trasformandosi nel famigerato Stupidistan, il posto più stupido della terra. Chi ha potuto è scappato prima che l’Italia chiudesse i confini, vietando l’ingresso e l’uscita dall’isola. La Sicilia è diventata una terra di nessuno, i turisti stranieri hanno cambiato destinazioni, i migranti se la fanno alla larga, evitando di sbarcarci e perfino la mafia, disturbata da cotanta stupidità, ha fatto fagotto e si è trasferita in continente

Patty ha origini siciliane ma vive a Roma da quando era una bambina, da quando cioè i suoi si trasferirono prima della catastrofe. Ha un lavoro precario – fa la dog sitter – qualche amore alle spalle finito male e pochissime ambizioni. Per una serie di circostanze si ritrova catapultata lì, da sola e senza documenti e improvvisamente, tutto quello di terribile che aveva sempre sentito sullo Stupidistan la investe in pieno. Capelli rasati, tatuaggi obbligatori, bambini che fumano sigarette, dispositivi digitali che annichiliscono le menti,  scuole chiuse, tasse abolite, niente vaccini, braci di carne di cavallo ad ogni angolo, sale scommesse ovunque, auto senza revisione che sfrecciano su strade ridotte a mulattiere, scooter truccati che impennano su una ruota. Al grido di uniti si vince – un motto che utilizzano in qualsiasi situazione – gli stupìdi, (con l’accento sulla i) ovvero gli abitanti dello Stupidistan, si sono anche dati un governo che si occupa principalmente di stampare lira siciliana e di vendere all’estero opere d’arte e reperti archeologici in cambio di tonnellate di tabacco. Gli stupìdi ci mettono poco a capire che Patty è diversa, non fuma, non si trucca vistosamente, non veste alla moda e non ha nemmeno un tribale tatuato sull’avambraccio. La chiamano pazza e la rinchiudono in un manicomio. Ha inizio così la sua rocambolesca avventura.

Stefano Amato lavora di cesello, calca volutamente i toni, gioca con il surreale e indica pericolose derive, riuscendo a rimanere credibile. Stupidistan ha il grande pregio di fare ridere e di fare riflettere, di narrare un futuro paradossale eppure possibile. Come proteggersi, come venirne fuori? Patty forse ha la soluzione. 

Stupidistan, di Stefano Amato – edito da Marcos Y Marcos – € 17,00