(English translation below)
La Tanzania, nata nel 1964 dall’unione del Tanganica con le isole di Pemba e Zanzibar, è un paese che si trova nella parte centro-orientale dell’Africa. Ancora poco conosciuta e fuori dai circuiti del turismo di massa, offre un ambiente pressoché integro ed alcuni angoli di natura tra i più belli del continente. Come esempi, si possono citare: le praterie del Parco Nazionale del Serengeti, meta molto conosciuta per i safari e abitata dai cosiddetti big five (elefante, leone, leopardo, bufalo e rinoceronte); il Parco Nazionale del Kilimangiaro, dove sorge la montagna omonima più alta dell’Africa (5585 m), caratterizzato da un vasto territorio selvaggio che si estende su una superficie di ben 756 km² e che ospita migliaia di specie animali e vegetali; al largo della costa, il Parco marino dell’Isola di Mafia,  costituito da numerose isole di origine corallina poste attorno all’isola principale, che ospita oltre 400 specie di pesci, fra cui gli squali e le balene.

In Tanzania non esistono né l’inverno né l’estate, ma stagioni secche o umide, e si gode di un clima tropicale con stagioni diverse rispetto a quelle europee. Il periodo tra novembre e febbraio è quello più caldo, con temperature che oscillano solitamente tra i 25° e i 31°, mentre dal mese di marzo fino a metà giugno, soprattutto al nord, c’è il periodo delle grandi piogge.

Per quasi due settimane ho vissuto fra i Masai, e, partecipando alle loro assemblee generali in cui si discuteva delle problematiche connesse al progetto Sustainable Rangeland Management Project (SRMP), ho avuto modo di immergermi nel loro modo di vivere e di conoscere la cultura e le antiche tradizioni di questa antica etnia. Quella dei Masai è sicuramente tra le più conosciute etnie africane, che non si è mai piegata all’umiliazione della schiavitù coloniale e si è contraddistinta per avere vissuto costantemente in una dimensione quasi atemporale, secondo uno stile di vita indigeno basato su tradizioni e usanze antiche che si tramandano di generazione in generazione, rifiutando le contaminazioni delle forme di progresso a loro estranee.

A dicembre, sono stato in Tanzania, nel distretto di Kiteto, abitato dai Masai. Questo viaggio è stato organizzato sia per osservare e capire quali sono le sfide quotidiane che i pastori della Tanzania devono affrontare nella loro attività resa difficile da condizioni ambientali politiche ed economiche poco favorevoli, sia per verificare come il progetto SRMP elaborato dall’ILRI (International Livestock Research Institute), ha aiutato concretamente le comunità locali a far fronte a queste sfide. Il progetto è stato avviato e implementato 10 anni fa dal Ministero tanzaniano del Bestiame e della Pesca (MoLF) e dalla Commissione nazionale per la pianificazione dell’uso del suolo (NLUPC) nei distretti al centro della Tanzania,  incluso Kiteto. Con il supporto di ILRI e finanziato da IFAD (International Fund for Agricoltural Development), Irish Aid, Belgian Fund for food Security e International Land Coalition (ILC), il progetto SRMP ha sviluppato un processo innovativo di pianificazione congiunta dell’uso del territorio per aiutare i pastori a proteggere i loro pascoli e condividere l’accesso all’acqua. 

Per tradizione praticano la pastorizia, e, per loro, il bestiame rappresenta la più grande ricchezza; allevano bovini zebù, capre e pecore. Il possesso degli animali, principale merce di scambio con i popoli dei villaggi vicini, costituisce non solo indice di ricchezza, ma soprattutto di prestigio e potere. 

La loro accoglienza è stata sempre calorosa ed ho vissuto un’esperienza emozionante nel giorno in cui ho partecipato a due grandi assemblee. Erano state organizzate nelle zone dei pascoli, condivisi da diverse tribù tra Olengapa e Allole (distretto di Kiteto), per discutere dei risultati avuti dopo 10 anni e dei futuri sviluppi del progetto. Con queste assemblee si concludeva il nostro periodo di permanenza presso di loro. Alla fine degli incontri, che hanno visto la partecipazione di oltre 700 persone, nel momento di congedarci, per dimostrare il piacere di averci avuti come ospiti, ci hanno salutati accompagnandoci per un paio di km, vestiti con i loro abiti da cerimonia ed esibendosi nelle loro danze tradizionali. Con grande emozione ho potuto ammirare gli uomini che si esibivano nelle danze tradizionali caratterizzate dagli incredibili salti e grandi acrobazie e le donne della tribù che, vestite con i loro suggestivi abiti variopinti, producevano con grandi collari colorati dei rumori gradevoli mediante particolari movimenti ritmati del collo in avanti e indietro, come si può osservare nel video qui di seguito.

Durante il nostro soggiorno in Tanzania, i Masai confermando il loro grande senso di ospitalità, hanno organizzato alcune escursioni a piedi nella savana, per farci conoscere il territorio e mostrarci con molto orgoglio la loro vita di tribù. In queste escursioni ho percorso con loro i sentieri che attraversavano territori abitati da leoni e altri animali tipici della fauna africana, sentendomi protetto da questi discendenti di grandi guerrieri che dimostrano ancora di conoscere bene le tecniche per lanciare l’arma e, soprattutto, di saper vivere in simbiosi con la natura che li circonda.

È stata per me un grande emozione poter vivere e conoscere una tribù così affascinante, la cui giornata è scandita dal ritmo naturale del sole e la cui vita non conosce la frenesia dei ricchi paesi occidentali, che troppo facilmente si dimenticano che, per essere felici, è sufficiente godere delle piccole cose, spesso fra l’altro a portata di mano, senza spreco di energie, tempo e salute.

Living with the Masai of Tanzania: an unmissable story and a recommended video

Tanzania, founded in 1964 from the union of Tanganyika with the islands of Pemba and Zanzibar, is a country located in the central-eastern part of Africa. Still little known and outside the circuits of mass tourism, it offers an almost intact environment and some corners of nature amongst the most beautiful on the continent. As examples, we can mention: the grasslands of the Serengeti National Park, a well-known destination for safaris and inhabited by the so-called big five (elephant, lion, leopard, buffalo and rhinoceros); the Kilimanjaro National Park, where the highest mountain in  Africa, of the same name, stands (5585 m high), characterized by a vast wild territory that covers an area of ​​756 km² and is home to thousands of animal and plant species; off the coast, the Mafia Island Marine Park, consisting of numerous islands of coral situated around the main island, which is home to over 400 species of fish, sharks and whales.

In Tanzania there is no winter and summer, but dry and wet seasons, and you can enjoy a tropical climate with different seasons to those in Europe. The period between November and February is the hottest, with temperatures that usually oscillate between 25 ° and 31 °, while from March to mid-June, especially in the north, there is the period of heavy rains.

Among the poorest countries in the world with an economy dependent on agriculture (26.7% of GDP) and on pastoralism (7.5% of GDP), Tanzania has been a multi-party state since 1995. Since 1964, the year in which the new state was formed by law the country has had a one-party political system, which lasted until 1995, the year of the first multi-party elections. Currently the country’s political system is based on the model of a parliamentary republic, where the president and the vice-president are directly elected in the same ballot by a simple majority of the popular vote, for a term of 5 years with possibilities of renewal for a second term. General elections took place in October 2020 which with 84% of the votes, confirmed John Pombe Magufuli as president of Tanzania for a second term.

In December, I was in Tanzania, in the Kiteto area, inhabited by the Masai. This trip was organized both to observe and understand what are the daily challenges that pastoralists of Tanzania face, made difficult by unfavorable political and economic environmental conditions, and to verify how the Sustainable Rangeland Management Project (SRMP) led by ILRI (International Livestock Research Institute) has concretely helped local communities to face these challenges. The project was initiated 10 years ago and since has been implemented by the Tanzanian Ministry of Livestock and Fisheries (MoLF) and the National Land Use Planning Commission (NLUPC) in central Tanzania districts, including Kiteto. With the support of ILRI and funded by IFAD (International Fund for Agricultural Development), Irish Aid, Belgian Fund for Food Security and International Land Coalition (ILC), the SRMP has developed an innovative process of joint village land use planning to help pastoralists protect their shared pastures and access to water.

For almost two weeks I lived among the Masai, and, by participating in their general assemblies in which the problems connected to the SRMP project were discussed, I was able to immerse myself in their way of life and to get to know the culture and ancient traditions of this ancient ethnic group. That of the Masai is certainly among the best known of the African ethnic groups, which has never bowed to the humiliation of colonial slavery and is characterized by having lived constantly in an almost timeless dimension, according to an indigenous lifestyle based on ancient traditions and customs that have been handed down from generation to generation, rejecting contamination from forms of progress foreign to them.

Traditionally they practice pastoralism, and, for them livestock represents the greatest wealth; they raise zebu cattle, goats and sheep. The possession of animals, the main bargaining chip with the peoples of the neighboring villages, is not only an indication of wealth, but above all of prestige and power.

Their welcome was always warm and I felt emotional on the day when, after two large assemblies organized in the OLENGAPA and ALOLLE shared grazing lands (Kiteto district) to discuss the results achieved after 10 years and the future developments of the project, our period of stay with them ended. At the end of the assemblies, which saw the participation of over 500 people, at the moment of saying goodbye, to demonstrate the pleasure of having us as guests, they accompanied us for a couple of km, dressed in their ceremonial clothes and performing in their traditional dances. With great emotion I was able to admire the men who performed in traditional dances characterized by incredible jumps and great acrobatics and the women of the tribe who, dressed in their colorful clothes, produced pleasurable noises with large colored collars through particular rhythmic movements of the neck back and forth.

During our stay in Tanzania, the Masai, confirming their great sense of hospitality, organized some walking tours in the savannah, to introduce us to the territory and show us their tribal life with great pride. In these excursions I traveled with them the paths that crossed territories inhabited by lions and other animals typical of the African fauna, feeling protected by these descendants of great warriors who still demonstrate a good knowledge of the techniques for throwing a spear and, above all, of knowing life in symbiosis with the nature that surrounds them.

It was a great thrill for me to be able to live and get to know such a fascinating tribe, whose day is marked by the natural rhythm of the sun and whose life does not know the frenzy of rich Western countries, which too easily forget that, to be happy, it is enough to enjoy the little things, often close at hand, without wasting energy, time and health.