The Assessment. La valutazione, una critica sociale
"Nel nuovo Mondo" ogni desiderio deve essere sottoposto ad una valutazione, anche diventare genitori. The Assessment , una critica sociale.

"Nel nuovo Mondo" ogni desiderio deve essere sottoposto ad una valutazione, anche diventare genitori. The Assessment , una critica sociale.

Lungometraggio d’esordio di Fluer Fortunè, scritto da Dave Thomas, Nell Garfath-Cox e John Donnell. Il film è stato prodotto nel 2024. The Assessment racconta la vicenda di una coppia che vive nel “Nuovo Mondo” e che cerca di avere un figlio. È stato definito come un thriller di fantascienza, o meglio un thriller sociale. Un’opera nella quale il tema della genitorialità viene usato come strumento di critica ad una società sempre più invasa da regimi dittatoriali, impossibilità di scelta, regole ferree, imposizioni esterne ed uno uso della tecnologia che ci fa immaginare in positivo e in negativo come potrà essere il futuro.
Il film è ambientato in quello che viene definito il “Nuovo Mondo”. La location principale è l’abitazione di Mia, interpretata da Elizabeth Olsen e Aaryan interpretato da Himesh Patel, una casa a tratti futuristica, ma ben consolidata nell’estetica modernista ai noi contemporanea. Inserita in un contesto naturale di deserti, rocce e mare, la casa emerge per la sua dimensione tecnologica che accompagna quotidianamente la vita dei due protagonisti. Fin dai primi minuti dell’opera abbiamo la sensazione straniante di osservare una realtà non distante da certe abitazione americane situate in luoghi remoti e caratterizzate da una forte impronta industriale.
Questa condizione ci consente di entrare in empatia con la prospettiva della regista, ci permette di immedesimarci in una realtà, apparentemente distopica, che già esiste. La definizione di “Nuovo Mondo” serve in contrapposizione al “Vecchio Mondo”. Quest’ultimo viene descritto come il pianeta originario, dove tutto è nato, ma che a causa dei comportamenti dell’uomo, dell’inquinamento e dunque dei cambiamenti climatici è divenuto un luogo quasi inabitabile. Un ambiente che non consente una prospettiva di vita a lungo termine.
Il “Nuovo Mondo” esteticamente freddo, è invece il luogo dove la natura può avere nuova vita, dove l’essere umano grazie ad un mix di farmaci può sperare di avere una vita migliore e più lunga. È rappresentato come una realtà estremamente tecnologica, un posto dove il codice e l’intelligenza artificiale simboleggiano il progresso umano e la speranza di un futuro roseo e altamente funzionale per gli umani. Nel contesto appena descritto si svolge la paradossale vicenda di Mia e Aaryan, che desiderosi di diventare genitori, devono affrontare un test perché lo Stato gli consenta di ricevere un figlio attraverso l’utilizzo di uteri artificiali.
Un esame estremamente complicato da superare, che consiste nel convivere per sette giorni con l’esaminatrice Virginia, interpretata da Alicia Vikander, incaricata dallo Stato di analizzare le caratteristiche dei partner e decretarne le predisposizioni genitoriali. Il test avrà un impatto devastante nella quotidianità della coppia, un percorso che avrà delle ricadute personali per entrambi i personaggi, e che ci permetterà di scoprire il vissuto di Mia e Aaryan. L’esaminatrice indosserà i panni di un neonato in varie occasioni per mettere alla prova le capacità dei due personaggi, un mix di attività, stratagemmi, situazioni drammatiche che comporteranno reazioni diverse per la coppia. Un tragitto emotivo condotto dal desiderio profondo di diventare genitori che causerà la parziale distruzione della vita dei due personaggi.

Difficile non individuare similitudini con la realtà che stiamo vivendo nella nostra contemporaneità. Mia è una botanica dedita alla coltivazione di nuove forme di vita vegetale, mentre Aaryan è un ingegnere informatico che sviluppa sistema di intelligenza artificiale per la creazione di specie animali, con l’obiettivo di creare texture che al tatto diano la sensazione di toccare realmente la pelle dell’animale. Questo incontro tra natura e tecnologia sembra essere uno specchio della nostra condizione attuale. O meglio, un’ipotesi futura di come l’essere umano potrà approcciarsi al mondo animale, vegetale e tecnologico per i prossimi secoli.
Una realtà dove la tecnologia si dimostra essere un tassello essenziale per vivere la vita, l’intelligenza artificiale ha raggiunto livelli per cui l’essere vivente è nato ed esiste in forme digitali, una condizione esistenziale che nel finale avrà la sua rappresentazione. Il film ci dà modo di riflettere sul nostro vivere attuale, che sembra essere sempre più vicino ad una percezione tecnocratica della società. L’umanità ha sempre avuto la necessità di evolversi e ad oggi questa evoluzione si è tradotta in un mondo totalmente digitale, che Aaryan racconta in modo visuale, percettivo e tattile attraverso la sua stanza/laboratorio e con gli animali digitali che programma.
Quest’opera nonostante la visione dispotica che sembra avere sulla realtà, ci propone una critica sociale ad un sistema che non è meritocratico, ma funziona attraverso regole oscure ai normali cittadini. Gli sforzi di questi ultimi per ottenere ciò che maggiormente desiderano non portano a niente, solo alla distruzione della vita reale. Le domande che dovremmo porci sono: in che modo la tecnologia aiuterà effettivamente l’essere umano nella sua quotidianità? In che modo dovremmo agire per far si che il codice non diventi uno strumento contro il quale avere una continua percezione di pericolo, per far si che non si evolva in una dimensione anti-umana? A queste domande il professor Luciano Floridi risponde con un atteggiamento realistico, pragmatico e filosofico. Ci ricorda che l’intelligenza artificiale non agisce come il cervello umano, bensì risponde ad un input con un’informazione appartenente al suo sistema algoritmico. Ad oggi infatti la questione principale è come affrontare i vari processi algoritmici che scandiscono le nostre giornate. Per affrontare tale questione vi lascio alla lettura dell’ultimo libro del professor Floridi, La differenza fondamentale.

Del “Vecchio Mondo” abbiamo notizie attraverso i racconti di Mia. La protagonista durante i sette giorni di prova con l’esaminatrice, racconta che la madre è voluta restare nel “Vecchio Mondo”, un luogo descritto quasi come il Purgatorio. Un’altra scena fondante nella caratterizzazione drammatica del “Vecchio Mondo” è la cena a casa dei protagonisti insieme a vari ospiti. Durante la serata i vari personaggi, in un clima di tensione, provano a descrivere il “Vecchio Mondo” all’esaminatrice, che in quel momento interpreta il ruolo della bambina. Dai racconti emerge un quadro catastrofico, dove gli ultimi rimasti nel “Vecchio Mondo” sembrano essere le persone che hanno avuti comportamenti scorretti nei confronti della società. Mentre nel “Nuovo Mondo” vivrebbero tutti coloro che hanno apportato un valore aggiunto alla civiltà, come Mia e Aaryan. Sarà però la valutazione a rendere il “Vecchio Mondo” agli occhi di chi osserva un luogo angusto, protettivamente pericoloso ed estremamente controllato. Una società che ha fatto della tecnologia uno strumento fantastico, ma allo stesso tempo tratta gli essere umani come delle macchine, senza sentimenti e i cui desideri devono essere filtrati dallo Stato, come diventare genitori.
L’unico scopo che ha l’essere umano nel “Nuovo Mondo” è portare innovazione, costruire, ingegnare, avere la capacità di migliorare una società che non si comprendere più per chi debba essere, se per l’uomo, la macchina, o lo Stato. Il finale del film ha tutte le caratteristiche per farci riflettere su una questione fondamentale. In questo momento storico definito come l’era informazionale, viviamo costantemente attraverso le notizie divulgate da pochi uomini di potere, i quali hanno il desiderio di raggiungere nuovi “mondi” da colonizzare per migliorare la vita di coloro che ci vivranno. Anche se è un progetto lontano anni luce, ciò su cui è importante riflettere è che tale uomini stanno costruendo un sistema artificiale che non è alla portata del cittadino, ma a vantaggio di chi detiene il potere, ovvero i proprietari della aziende tecnologiche. Questa situazione appena descritta corre parallela al racconto di Fluer Fortunè.
Il finale dell’opera ci pone questa domanda, è meglio vivere in un luogo veramente libero ma in cui la nostra vita non sarà lunga e dovremo affrontare molte difficoltà, oppure abitare un luogo artificialmente libero, in cui i desideri non sono di nostra proprietà? Il film ci permette di vivere entrambe le realtà. A noi la scelta, tra un mondo vero e un mondo artificiale.
Infine, vi propongo la visione del film The Assessment – La valutazione, sperando che il mio testo possa consentire a coloro che lo leggeranno di porsi domande che il film fa emergere, ma che spesso ignoriamo. Dove viviamo meglio? Come potremmo vivere meglio? A questo proposito vi consiglio anche la lettura dell’ultima opera del professor Floridi, La differenza fondamentale.
