Emma Bonino, addio alla donna delle battaglie impossibili: dai diritti delle donne all’Europa, una vita dalla parte della libertà. Radicale, parlamentare, commissaria europea, ministra degli Esteri, per oltre mezzo secolo ha legato il suo nome alle grandi battaglie civili italiane: aborto, divorzio, diritti delle donne, lotta alla pena di morte e alla fame nel mondo. Una vita politica trascorsa spesso controcorrente, facendo della libertà individuale una questione collettiva.

Ci sono persone la cui storia politica può essere raccontata attraverso gli incarichi ricoperti, le elezioni vinte o perse, i partiti attraversati. E poi ce ne sono altre per le quali occorre partire dalle battaglie. Emma Bonino apparteneva decisamente alla seconda categoria.

I diritti delle persone sempre prima di ogni altra questione

È morta oggi, 11 settembre 2026, a 78 anni, una delle figure più riconoscibili e insieme meno facilmente classificabili della politica italiana degli ultimi cinquant’anni. Europeista, femminista senza avere mai avuto bisogno di trasformare quella definizione in uno slogan, Bonino ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica senza rinunciare a quella forma di militanza politica che aveva imparato accanto a Marco Pannella: referendum, disobbedienza civile, scioperi della fame, campagne apparentemente impossibili e una convinzione ostinata che i diritti delle persone dovessero venire prima delle convenienze dei partiti.

Era nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. Il suo ingresso nella vita pubblica arriva negli anni Settanta e passa immediatamente attraverso una delle questioni più difficili e dolorose dell’Italia di allora: l’aborto clandestino.

Nel 1974 viene arrestata dopo essersi autodenunciata per la propria partecipazione alle attività del Cisa, il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto. In quegli anni interrompere volontariamente una gravidanza in Italia era ancora un reato. Bonino scelse di mettere il proprio corpo e il proprio nome dentro quella battaglia, rendendo pubblica una realtà che migliaia di donne erano costrette a vivere clandestinamente. Quattro anni dopo sarebbe arrivata la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Lei stessa, ricordando la sua prima esperienza parlamentare, avrebbe indicato proprio il lavoro sulla legge sull’aborto come una delle attività centrali di quegli anni.

Aborto, divorzio e libertà individuali

La battaglia per l’aborto resterà una delle immagini più forti della sua storia, ma non sarà certo l’unica.

Con il Partito Radicale Bonino partecipa alla stagione che cambia profondamente la società italiana: la difesa del divorzio, la libertà di scelta delle donne, l’obiezione di coscienza, i diritti delle minoranze, le libertà sessuali, la laicità dello Stato e, negli anni successivi, i diritti delle persone LGBT+. Una politica condotta spesso fuori dai palazzi prima ancora che dentro le istituzioni.

Il metodo radicale era quello della provocazione non violenta e della disobbedienza civile. Non chiedere soltanto che una questione entrasse nell’agenda politica, ma costringere la politica a guardarla. Bonino lo farà per tutta la vita. E quando le battaglie italiane cominceranno a starle strette, allargherà il campo.

Dalla fame nel mondo alla pena di morte

Nel 1979 viene eletta nel primo Parlamento europeo scelto a suffragio universale. È l’inizio di un europeismo che non abbandonerà più.

Da Strasburgo i Radicali lanciano la campagna contro lo sterminio per fame nel mondo. Bonino trasforma progressivamente i diritti umani in una battaglia senza confini: dalle emergenze umanitarie alla condizione delle donne nei Paesi nei quali vengono negate le libertà fondamentali, fino alla costruzione di una campagna internazionale per l’abolizione della pena capitale.

È tra le fondatrici di Nessuno tocchi Caino, l’associazione nata nel 1993 per arrivare alla moratoria universale delle esecuzioni e all’abolizione della pena di morte. Una battaglia lunga, combattuta nelle istituzioni internazionali ma anche nei Paesi nei quali la pena capitale continuava a essere applicata, che contribuirà al percorso verso le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale.

Ci saranno poi le campagne contro le mutilazioni genitali femminili, per i diritti delle donne afghane, contro autoritarismi e discriminazioni, per la giustizia internazionale e per un’Europa politicamente più unita.

Emma Bonino, l’Europa e gli incarichi istituzionali

La militanza non le impedisce di raggiungere alcuni dei più importanti incarichi istituzionali italiani ed europei.

Deputata per numerose legislature a partire dal 1976 e più volte parlamentare europea, dal 1995 al 1999 è commissaria europea, con deleghe che comprendono aiuti umanitari, politica dei consumatori e pesca. Sono gli anni nei quali il suo nome assume definitivamente una dimensione internazionale e nei quali Bonino lega l’azione europea anche alle grandi crisi umanitarie e ai conflitti che segnano gli anni Novanta.

Nel 2006 entra nel secondo governo guidato da Romano Prodi come ministra del Commercio internazionale e contemporaneamente ministra per le Politiche europee, incarichi che mantiene fino alla conclusione dell’esecutivo nel maggio 2008.

Nello stesso 2008 viene eletta al Senato e diventa vicepresidente di Palazzo Madama, incarico ricoperto fino al 2013. Presiede inoltre la Commissione per la parità e le pari opportunità del Senato.

Poi arriva la Farnesina.

Il 28 aprile 2013 Enrico Letta la sceglie come ministra degli Affari esteri del suo governo. Rimarrà alla guida della diplomazia italiana fino al febbraio 2014.

Una traiettoria istituzionale singolare per chi aveva cominciato sfidando apertamente le istituzioni e che, anche quando quelle istituzioni finirono per rappresentare il luogo del proprio lavoro politico, conservò una forte insofferenza verso i rituali e le appartenenze.

La malattia e quella parola: libertà

Nel gennaio 2015 Emma Bonino annunciò pubblicamente di avere un tumore al polmone. Lo fece con la stessa modalità con cui aveva affrontato quasi tutto nella vita pubblica: senza nascondersi.

La malattia non la allontanò definitivamente dalla politica. Continuò a intervenire sui diritti, sull’Europa, sulle migrazioni e sulla politica internazionale e tornò in Parlamento nel 2018, eletta al Senato. Nella XVIII legislatura fece parte anche della Commissione per le Politiche dell’Unione europea e della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

Negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate. Domenica era stata trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito di Roma a causa di una crisi respiratoria e ricoverata in terapia intensiva. Soltanto ieri era stata trasferita in una struttura privata, mentre il bollettino medico continuava a definire delicata la situazione clinica.

Con Emma Bonino scompare così una protagonista di una stagione politica difficilmente ripetibile. Una donna che ha conosciuto il Parlamento e il carcere, i ministeri e la disobbedienza civile, Bruxelles e le piazze, la diplomazia e gli scioperi della fame.

Molte delle sue battaglie hanno diviso profondamente l’Italia. Alcune continuano a dividerla. Ed è probabilmente impossibile raccontare Bonino cercando di renderla una figura unanimemente condivisa, perché la sua storia politica è stata costruita proprio sul conflitto intorno ai diritti, alla libertà individuale, alla laicità e al rapporto tra le scelte della persona e il potere dello Stato.

Ma è altrettanto difficile raccontare l’Italia degli ultimi cinquant’anni senza incontrare il suo nome. Dall’aborto alla pena di morte, dal divorzio alla fame nel mondo, dai diritti delle donne all’Europa federale, Emma Bonino ha trascorso la vita cercando di spostare un confine un po’ più avanti. Quasi sempre scegliendo le battaglie quando erano ancora scomode. Spesso quando sembravano impossibili. E qualche volta abbastanza a lungo da vederle diventare diritti.

La voglio ricordare attraverso le parole della avvocata Cathy La Torre:

Nel 1975, in Italia, abortire era un reato.

Le donne che potevano permetterselo prendevano un aereo per Londra. Le altre finivano sul tavolo di una mammana. E a volte in una bara.

Una ragazza piemontese, figlia di contadini, decise di spezzare quel silenzio nel modo più scandaloso possibile: si autodenunciò per aver aiutato altre donne ad abortire.

Venne arrestata. Tre anni dopo, l’Italia aveva la legge 194. Quella ragazza si chiamava Emma Bonino. Se n’è andata oggi, a 78 anni.

E l’elenco di ciò che ha cambiato fa quasi paura.

C’era lei a Montecitorio, a 28 anni, quando Sandro Pertini la chiamava “il monello”.

C’era lei a Kabul, nel 1997, trattenuta dai talebani in un ospedale dove era entrata per vedere con i suoi occhi come venivano curate le donne.

C’era lei a Roma, nel 1998, quando nacque la Corte penale internazionale, il tribunale che oggi può processare i criminali di guerra.

C’era lei all’ONU, nel 2007, quando 104 Paesi votarono la moratoria universale sulla pena di morte.

C’era lei nel 2012, quando le Nazioni Unite misero al bando le mutilazioni genitali femminili. Una battaglia cominciata quando quasi nessuno aveva il coraggio di pronunciare quelle due parole.

Commissaria europea, ministra degli Esteri, vicepresidente del Senato. Eppure, per tutta la vita, la sua casa è rimasta la piazza.

Nel 2015 le trovarono un tumore al polmone. Lo annunciò lei stessa, alla radio. E chiarì subito una cosa: “Da una passione non ci si può dimettere”.

E infatti ha continuato. Con la voce sempre più roca e la stessa, identica testardaggine.

Per decenni una parte del mondo cattolico l’ha dipinta come il diavolo.

Nel novembre del 2024 papa Francesco andò a trovarla a casa, a sorpresa. C’è una foto che li ritrae sul terrazzo, al sole. Due anziani sulla sedia a rotelle, uno di fronte all’altra.

Per quasi cinquant’anni Emma Bonino ha portato avanti battaglie che spesso cominciavano quando erano ancora impopolari, scomode, perfino indecenti. E che anni dopo diventavano pezzi della libertà di tutti.

Le battaglie radicali per l’autodeterminazione delle donne, per il diritto all’aborto e al divorzio. La lotta contro la pena di morte. La campagna per la Corte penale internazionale. L’impegno contro le mutilazioni genitali femminili, per i diritti umani e LGBTQI+, per un’Europa più forte e più libera.

Ecco chi era Emma Bonino. Una donna che ha passato tutta la vita a trasformare gli scandali di oggi nei diritti di domani.

Ogni volta che in Italia una donna decide del proprio corpo in un ospedale pubblico, senza rischiare la vita o la galera, c’è un pezzo di lei.

E molte delle libertà che consideriamo normali perdono una delle persone che, quando normali ancora non erano, ebbe il coraggio di combattere per conquistarle.

Ciao, Emma. Ora tocca a noi.

Avvocata Cathy La Torre
Condividi: