Aprire le zolle. Visioni dal sottosuolo è il titolo dell’esposizione personale di Agostino Arrivabene visitabile fino al 18 Settembre 2025 alla Primo Marella Gallery di Lugano (Svizzera).

Aprire le zolle è un verso potente tratto dal testo poetico di Alda Merini, Sono nata il ventuno a primavera, con un preciso riferimento biografico come punto di partenza: il giorno della sua nascita, l’Equinozio di Primavera. Nel passaggio di transizione tra Inverno ed Estate, buio e luce, la Poeta elabora una visione personale della realtà: lucida, visionaria, metaforica ed ermetica.

Agostino Arrivabene, Ipotenusa d’amore, 2025, olio, foglia oro, fiori tassidermizzati di ippocastano, su tavola, Al. 43 x La. 38 cm. https://www.primomarellagallery.com/it/

Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Merini A.,Vuoto d’amore, Torino, Einaudi 2021

Alda Merini, attenta ad ogni più profonda lacerazione dell’animo umano, entra a piè pari nella sua stessa vita con la poesia propria. La considerazione della superiorità dell’atto poetico, base sostanziale da cui è ripartita, parola-dopo-parola, giorno-dopo-giorno, le ha permesso di risalire dall’abisso.

Il parallelismo delineato dalla Merini tra la vita e l’opera è frequente sia nei testi che nelle poesie, dove sono molti i riferimenti espliciti a persone, eventi e accadimenti della realtà di cui scrive: la nascita, un avvenimento di rinascita continua nella libertà poetica e anticonformista, e la natura “folle” in grado di “aprire le zolle” ossia di rompere gli schemi portando alla luce una nuova vita con il potere di scatenar tempesta”.

Agostino Arrivabene, Omo Salvatico, 2025, olio, foglia d’oro su tavola incamottata, Al. 46 x La. 38 cm. https://www.primomarellagallery.com/it/

Nel ritmo poetico piano, sereno, ponderato e consolatorio, rivive il mondo naturale nel giorno della liberazione dei sensi dalla morsa dell’Inverno oppressore in un momento dell’anno privilegiato, che fa di lei il corpo di transito tra questo mondo e un altro, primordiale e pagano, di cui è rivelatrice nelle manifestazioni poetiche. Il riferimento all’aratura produce l’immagine della terra solcata, capovolta e frantumata nei campi dall’aratro, che con il suo movimento rende liberi di uscire gli effluvi del mondo infero pagano. Abita quegli inferi, non demoniaci né temibili, Prosèrpina, o dea greca Persefone, figura mitologica sottratta alla terra, mondo di superficie, per farla entrare nella terra, luogo popolato da forme non più umane. Ade rapisce Persefone, un rapimento narrato anche da Ovidio in Metamorfosi. (Publio Ovidio Nasone, Sulmona, Abruzzo, Italia, 20 Marzo 43 a. C. – Tomi, Romania, 17 o 18 d. C.)

Agostino Arrivabene, Omo Salvatico, 2025 – https://www.primomarellagallery.com/it/

Metamorfosi V, 341 – 343 / 385 – 499.

341 «Per prima Cerere smosse le zolle con l’aratro adunco,

per prima diede al mondo grano e soavi alimenti,

per prima fondò le leggi: tutto è dono di Cerere.»

385 «C’è un lago vicino alle mura di Enna,

profondo, che si chiama Pergo, e neppure il Caistro

ascolta sulle sue onde più canti di cigni.

Un grande bosco corona le acque da tutti i lati,

e con le sue fronde fa velo al fuoco del sole.

390 I rami danno fresco, la terra umida produce fiori:

è un’eterna primavera. In questo bosco Proserpina

mentre gioca a raccogliere viole e candidi gigli,

e ne riempie con zelo fanciullesco le ceste e il seno,

e in ciò cerca di superare le sue compagne,

395 fu subito vista e amata e rapita

da Dite, tanto irruppe a precipizio l’amore. La dea atterrita

chiama con voce triste le compagne e la madre, ma più la madre.

Si lacerò la veste all’orlo di sopra,

e dalla veste allentata caddero i fiori raccolti;»

Agostino Arrivabene, Persefone Aurea Mephitis, 2025, olio su tela di lino incammottata su tavola, Al. 60 x La. 50 cm. https://www.primomarellagallery.com/it/

Dite, o Dis Pater, divinità romana identificata con Ade nella mitologia greca, fu colpito dalla freccia di Cupido. Ovidio non dimostra interesse per il racconto degli effetti del colpo e concentra la sua attenzione nella presentazione di un locus amoenus, il luogo idilliaco in cui si avverte l’effetto dirompente di ciò che accade descritto da una fulminea sequenza verbale:

«fu subito vista e amata e rapita da Dite».

I poeti scavano oltre la crosta di ogni “culto” a loro contemporaneo, per dissotterrare la prima parola e pronunciarne l’ultima. Allo stesso modo artisti e poeti incastrano in sistemi oscuri, o a volte solo invisibili, immagini splendenti di forza concentrata, perché l’onestà di chi strappa i veli e denuda le forme abbaglia.

Agostino Arrivabene, La fiorita. Omaggio a Giuseppe Arcimboldo, 2025, olio su tavola incamottata, Al. 80 x La. 65 cm. Courtesy https://www.primomarellagallery.com/it/

Ragazzo. La Poesia di Alda Merini scritta per Agostino Arrivabene.

Per fare ancor più chiarezza su quali siano i punti collegati di questa nuova esposizione di Agostino Arrivabene, è necessario tornare alla Merini e ad una poesia scritta nel tempo di un incontro nella sua casa a Milano, dove il giovane artista venne accompagnato da un amico.

Agostino A. non avrebbe mai immaginato di poter ascoltare direttamente dalla sua voce quel “sentire senza sapere” di cui lei volle lasciar traccia, avendo compreso il fardello di sofferenza di quell’Angelico ragazzo. Lo percepì custode vibrante di coordinate passate e presenti, di immagini in sequenza rifluite dal tempo ed emerse da quello squarcio sulla terra, fonte di lacrime e tanto dolore; ecco è questa la parola che si propagò nell’aria in quel giorno: DOLORE. Una sensazione vissuta da entrambi da cui con fatica si cerca di ristabilire un equilibrio pur nell’impossibilità di riuscire a scrollarsi di dosso il peso di un “colpo mortale” inferto dalla sorte.

Ragazzo

per Agostino Arrivabene

Come sorridi ai prati

Angelico ragazzo

Dove credi che il mondo

Sia una pallavolo.

Le fate dei castelli

Le fatine turchine

Le fate petulanti

E pinocchio voglioso

Di un legno sempre verde.

Lucignolo profondo

Sei tu, che getti via

L’intimo abbandono

Delle grandi parole.

Però si dice che lontano

La fatina sepolta

Continui a mormorare

Alda Merini

Il primo Autoritratto

Il momento in cui la vita di Agostino A. si fuse inscindibilmente con la sua arte, con Persefone e i personaggi da lui amati e rappresentati, ha una data precisa: Martedì 25 Gennaio 1972, giorno in cui sua madre Antonietta morì all’età di 35 anni. In quello stesso anno il bambino venne iscritto alla Seconda Edizione del Concorso di Disegno e di Pittura del ragazzo, organizzato a Cremona l’11 Maggio da La Famiglia Cremounesa, un’Associazione che tutt’ora organizza a Cremona iniziative culturali. Con il suo disegno vinse il 1° Premio. Rappresentò un trenino nell’atto di sollevarsi dalla superficie del terreno, come un aereo in fase di decollo. Dietro ad uno dei finestrini una figura femminile salutava dall’alto un bambino a terra. Fu quella l’occasione in cui Agostino, all’età di quattro anni, eseguì il suo primo autoritratto nella rappresentazione visionaria di un figlio nell’atto di salutare sua madre in partenza per un viaggio nel cielo.

Gina Lollobrigida – Le avventure di Pinocchio – Immagine di pubblico dominio

L’Antefatto

L’otto Aprile di quell’anno la televisione italiana trasmise la prima di cinque puntate di Le avventure di Pinocchio, uno sceneggiato televisivo tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Collodi, diretto dal regista Luigi Comencini, in cui Gina Lollobrigida impersonava una fata dai capelli turchini: la fata turchina. Il racconto narra le vicende di Pinocchio, un burattino che avrebbe dovuto imparare ad essere buono verso chi lo aveva costruito per poter diventare un bambino in carne ed ossa. Agostino A. rimase influenzato e affascinato dalla bellissima fata dai capelli di Colore Turchino tanto da immaginare che anche sua madre si fosse trasformata in una fata.

Il “per sempre” della morte nella vita

Canzone

Ama il tuo sogno
ogni inferiore amore disprezzando,
ama il vento
ed accorgiti qui
che solo i sogni possono esistere veramente,
perciò in sogno a raggiungerti m’avvio.

Iconografia italiana di Ezra Pound AA. VV., Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro Editore 1955. Ezra Pound (Ezra Weston Loomis Pound, Hailey, USA, 30 Ottobre 1885 – Venezia, Veneto, Italia, 1° Novembre 1982).

Soprattutto nei giorni più tristi, quando la sofferenza rivolta l’animo, come l’aratro la terra indurita nei campi, il sapore amaro dell’addio porta ad apprezzare tutto quel poco che circonda chi soffre. Il poeta scrive e riscrive la parola, l’artista dipinge e ridipinge la Morte, il Sogno e la Magia nella certezza del non ritorno per sempre. Una lezione imparata sulla terra attraverso la cruda realtà: vedere la madre dentro la bara. In quell’ultimo spazio il pensiero è potuto rientrare solo con la chiave del tutto è possibile, come nei sogni o nelle fiabe, dove desiderio e immaginazione hanno ispirato gli esseri reali e irreali che con Agostino A. convivono dal quel 25 Gennaio 1972.

Agostino Arrivabene, Il foliato. Omaggio a Giuseppe Arcimboldo, 2025, olio su tavola incamottata, Al. 80 x La. 65 cm. Courtesy https://www.primomarellagallery.com/it/

I corpi consumati del passato vengono riscritti nel presente con un rituale intimo “maledetto”, portato dentro, vissuto e rivissuto in assenza di quell’esistenza improvvisamente sottratta alla vita. Le stagioni in terra hanno lasciato il posto a quelle in cielo, al sonno eterno e a un feroce quotidiano che obbliga a lasciare andare. La pittura è continua ricerca nel mistero, è crescita interiore, un senso al dipingere tra le espressioni più alte della contemporaneità per ricchezza di sperimentazione; l’audacia formale è struttura di un linguaggio consapevole dell’importanza del movimento di simboli, rimandi mistici e pagani, in un inno alla natura ricreata con un gesto di sfida. E’ nella natura la radice dell’arte, e l’artista dev’essere posseduto dall’elemento naturale come sorgente da cui scaturisce l’intuizione, la rivelazione, la profezia.

Sulle superfici emergono forme misteriose attinte dall’abisso profondo e rese con la perfezione del disegno, nella «piena libertà di trattamento del modello naturale, sulla «licenza» che dà grazia e varietà» Un preciso riferimento al «lavoro libero, vincolato solo da determinate regole artistiche, tolto dal tesoro di tutti gli studi della natura,». Inevitabile il desiderio di riconsiderare le categorie supreme di antica eredità: il Disegno e l’Invenzione nel «fatale dualismo della Forma e del Contenuto, poiché l’invenzione riguarda principalmente la materia, l’idea del quadro, come il disegno, comprende in sé, in senso vasto, quella che siamo soliti chiamare forma.» Schlosser Magnino J., La letteratura artistica, La Nuova Italia Editrice, Scandicci, Firenze 1986.

Agostino Arrivabene, Érgot, 2025, olio su lino, Al. 71 x La. 55 cm. https://www.primomarellagallery.com/it/

Visioni dal sottosuolo

Dal titolo dell’Esposizione anche un riferimento a quello che è stato definito il testo dell’atto di fondazione di quasi tutta la letteratura contemporanea: Memorie del sottosuolo di Fëdor Michajlovič Dostoevskij (Mosca, Russia, 11 Novembre 1821 – San Pietroburgo, Russia, 9 Febbraio 1881). Pubblicato nel 1864 sulla rivista Epoca, precede i grandi e famosi romanzi e fu considerato «uno dei racconti più tremendi, dolorosi, contagiosi e ammirevoli che mai siano stati scritti;». Un’opera che non sembrò essere nata da un progetto preciso e voluto, ma da circostanze che determinarono l’autore ad amplificare la sua voce costretta, vagante nei vicoli ciechi di una coscienza infelice, che fece uso delle parole per comprendere e comprendersi dovendo perdersi per ritrovarsi. Vertigini e abissi, vita e morte, raccontano un enigma in cui tutto matura lentamente e si illumina attraverso le tenebre. Così è stato per chi non sentiva più di appartenere alla vita con cui dovette riconciliarsi attraverso un nuovo viaggio.

Marco Tullio Cicerone (Márkos Týllios Kikérōn, Arpino, Lazio, Italia, 3 Gennaio 106 a. C. – Formia, Lazio, Italia, 7 Dicembre 43 a. C.), scrisse nel 44 a C. il De natura deorum (La natura degli dei). L’opera, divisa in tre libri, presenta nel II Libro Lucilio Balbo che espone la dottrina stoica della Provvidenza che ha generato il mondo, celebrando la Natura e la posizione predominante dell’uomo nel creato, data dagli dei.

Libro II, 66

«La totalità della sostanza terrestre considerata nella pienezza delle sue funzioni fu invece affidata al padre Dite che è lo stesso che dire Dives (il ricco), il Ploutwn dei Greci; denominazione giustificata dal fatto che ogni cosa ritorna alla terra e da essa trae origine. A Dite si ricollega Proserpina (il nome è di origine greca, trattandosi di quella dea che i Greci chiamano Persefonh) che simboleggerebbe il seme del frumento e che la madre avrebbe cercata dopo la sua scomparsa.». https://www.ousia.it/content/Sezioni/Testi/CiceroneNaturaDei.pdf

Agostino Arrivabene, Il Botanico, 2025, tempera grassa su lino, Al 90 × La. 70 cm. https://www.primomarellagallery.com/it/

Nello spazio dei piccoli o grandi “miracoli” sottratti all’immaginario, il Maestro ci esorta ad osservare la luce nutrire l’originalità di bizzarrie artificiose altissime. La fantasia delle fioriture che abbracciano volti sospesi, in cui si magnificano sovrapposizioni di composizioni naturali in meravigliosa armonia, trasporta nell’epoca di un mondo mitico. L’incanto della pittura descrive una natura intrisa di trascendenza, radicata nelle profonde viscere della terra e ramificata in cielo. La bellezza è salvifica e liberatrice, da osservare con lentezza e visitare con gentilezza, come antidoto, come giusto tormento per ritornare a confrontarci con il mistero.

Agostino Arrivabene, L’erbario. Omaggio alla primavera di Giuseppe Arcimboldo, 2025, tempera grassa su tavola preparata con lino incammottato, innesto a collage di fiori tassidermizzati, Al. 70 x La. 50 cm. https://www.primomarellagallery.com/it/

Aprire le zolle. Visioni dal sottosuolo

I riferimenti a cui il titolo allude non offrono risposte semplici ed aprono ulteriori abissi; nuovi interrogativi di fronte a memoria e significato di segno e colore, capaci di cogliere il senso di una realtà in una dimensione attenta a mantenere un equilibrio tra il proprio dinamismo e la sua logica interna. Il confronto con l’inquietante verità della condizione umana è frutto dello studio di secoli di pittura, delle sue strutture composite e dei caratteri dominanti. Lo spazio oscuro del sottosuolo, da luogo di sofferenza individuale, diviene metafora della condizione universale di ogni essere umano che nella ricerca si confronta inevitabilmente con il limiti della propria esistenza.

Il percorso artistico di A. Arrivabene ci ha permesso di distinguere con pertinenza il suo stile, sulla base di elementi rispondenti ad un sistema di classificazione e di identificazione nel delicato rapporto tra individualità e tempo. La pittura è richiamo alla creazione di corporeità, di corpi in graduale perdita della fisicità o trasfigurati ai confini tra mondi diversi: umano e divino, vita e morte, natura e cosmo, nell’incanto di uno “strumento magico” necessario e vitale attraverso il quale il Pittore, come il Poeta, genera stupore. Nell’abbandono della consistenza del reale, in questo mondo visionario capace di diverse e audaci soluzioni in perfette geometrie compositive, ha luogo lo studio del conflitto tra ragione e irrevocabile silenzio.

Da Il Cacciatore Celeste, di Roberto Calasso, sull’inutilità di deridere gli antichi per le superstizioni relative a ciò che considerarono misterioso per ignoranza, ma che poi è stato possibile comprendere:

«non si tratta di mettere a confronto il nostro noto con il loro ignoto, il che non può avvenire se non con un certo tono di sufficienza. Si tratta di mettere a confronto il loro ignoto con il nostro ignoto, come accostando due infiniti.»

Narra Calasso che un tempo l’invisibile era visibile, e si trasformava continuamente.

«Poteva darsi il caso che fossero animali, ma anche uomini, dèi, signori di una specie, demoni, antenati. E così gli uomini non erano necessariamente uomini, ma potevano anche essere la forma transitoria di qualcos’altro. Non c’erano accorgimenti per riconoscere chi appariva. Occorreva conoscerlo già, come si conosce un amico o un avversario. Tutto avveniva all’interno di un solo flusso di forme, dai ragni ai morti. Era il regno della metamorfosi.

Il mutamento era continuo, come dopo avvenne soltanto nella caverna della mente. Cose, animali, uomini: distinzioni mai nette, sempre provvisorie. Quando una vasta parte dell’esistente si ritirò nell’invisibile, non per questo cessò di accadere. Ma diventò più facile pensare che non accadesse.

Come poteva l’invisibile tornare a essere visibile?»

(Calasso R., Il Cacciatore Celeste, Milano, Adelphi Edizioni, Biblioteca Adelphi 650 – 2016, Pag. 15).

Immagine in evidenza: Agostino Arrivabene, Omo Salvatico, 2025 – https://www.primomarellagallery.com/it/

La pubblicazione delle immagini fotografiche di questo articolo scritto per la testata giornalistica digitale ReWriters, è stata autorizzata dal Maestro Agostino Arrivabene e dalla Galleria Primo Marella Gallery – Milano/Lugano.

Exhibition Space 2 – Via Lucchini 10, 6900 Lugano (Switzerland).

Open: monday to friday 9:30 am – 6:00 pm

For general enquiries please contact: info@primomarellagallery.com +41 91 922 20 03

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