A Milano nella sede della Galleria d’Arte Contemporanea Primo Marella Gallery, fino al 13 Aprile 2024, Agostino Arrivabene espone L’Oniromante. Con una serie di opere inedite, ed alcune dell’ultimo periodo di produzione, Arrivabene, in collaborazione con Primo Marella, ha creato un percorso di visioni del sogno per aprire lo sguardo verso il complesso di ritualità e magia in grado di creare rapporti privilegiati tra dei e umani.

Ogni opera è unica e pare animarsi appena la si osserva

Lavori eseguiti con diverse tecniche pittoriche come l’olio su lino, su tavola, le tempere grasse che resistono al tempo, ottenute attraverso le stesse procedure utilizzate nel Rinascimento, ma anche due sculture di cui una in bronzo con innesti in pittura del 2020 dal titolo Simulacra, compongono l’importante esposizione. Lo spazio alla Primo Marella Gallery permette una visione di respiro anche delle opere di maggiori dimensioni come L’Oniromante a tempera grassa e olio su lino del 2023-2024, La grande opera ad olio su tela del 2016 e Il Miracolo di Andrea ad olio su lino del 2023-2024 sviluppata da una prima pittura eseguita a punta di pennello su una Pietra Paesina in perfetta armonia con le sue forme minerali.

Nella Pietra Paesina, all’interno del contrasto cromatico dei componenti quali il grigio chiaro dato dal calcare, il rossastro-marrone dovuto agli ossidi di ferro, il nero per la presenza del manganese e l’azzurro per quella dell’argilla, il Maestro ha lasciato quei segni armonici che correlati iconograficamente alla tela mettono in evidenza un vertiginoso salto di scala.

Agostino Arrivabene, Il Miracolo di Andrea II, 2023/2024, olio su lino, Al. 160 x La. 250 cm. www.primomarellagallery.com

E’ bello leggere i testi di coloro
che scrissero di queste pietre

Ad esempio lo scrittore frate domenicano Agostino del Riccio, nato a Firenze nel 1541 e morto nella sua città nel 1598, dopo aver frequentato assiduamente il Casino Mediceo di San Marco, dove apprese la lavorazione della pietra, scrisse Istoria delle Pietre nel 1597; manoscritto oggi conservato alla Biblioteca Riccardiana di Firenze.

Sala di lettura – Biblioteca Ricciardiana di Firenze
CC BY-SA 4.0

All’interno del palazzo fiorentino, che nel 1597 divenne di proprietà di Don Antonio de’ Medici (Firenze, 29 Agosto 1576 – Firenze, 2 Maggio 1621), fu creato un gabinetto di ricerca chiamato Fonderia; al tempo il luogo in cui si studiava con metodi che potevano considerarsi ancora a cavallo tra le scienze sperimentali e quelle occulte e dove venne costituita una ricca biblioteca, frequentata da molti studiosi, sulla materia.

Scrisse Agostino del Riccio sull’Istoria delle pietre:

“Gl’amatori delle vaghe, et belle pietre, hanno cominciato a cercare nel fiume d’Arno, dove in esso fiume ci sbocca assai fossati grandi, et piccioli, et venendo de lor letti con impetuose acque, menano in Arno assai frombole, et sassi, che hoggi dì s’usano segare così poi lustrare, che in essi si veggono varie fantasie, et scherzi, che fa la Madre natura, in essi hor alberetti, tal volta selve, hor occhi, et brevemente, si dice che è d’un colore che d’un altro, et dette pietre segate si mettono nei bei tavolini, che si fanno hoggi di varie pietre commesse insieme, così si fanno fattorini che son pietre quadre, o veramente ovate picciole, che si tengono su li scritti. Ancora che queste frombole si trovano in varii fossati, pur in Arno, ne sono assai, et in particulare sotto il ponte a Rignano, et vengonsi à trovare di continuo infino alla Città di Firenze”.

Esule in Europa a Firenze, il Poeta Pablo Neruda (Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, Parral, Cile, 12 Luglio 1904 – Santiago del Cile, Cile, 23 Settembre 1973) dedicò alla Pietra Paesina alcuni versi poetici:

“Macchie arancione………d’ossido
vene verdi sopra la pace calcarea
che la schiuma batte con le sue chiavi o l’alba con la sua rosa,
son così queste pietre:
nessuno sa se uscirono dal mare o al mare tornano,
qualcosa le sorprese mentre vivevano,
nell’immobilità si spensero e costruirono una città morta.
Una città senza grida, senza cucine,
un solenne recinto……..di purezza,
forme pure cadute in un disordine senza resurrezioni,
in una moltitudine che perse lo sguardo in un grigio monastero
condannato alla verità nuda dei suoi dei.”
Neruda P., Poesie (1924- 1964), Milano, Rizzoli 1988

L’abilità di Agostino Arrivabene è tale da potergli permettere di intervenire anche su altre superfici particolari come i legni pietrificati. Si tratta di fossili la cui materia organica è stata sostituita da minerali nel lento processo di permineralizzazione, durante il quale tutti i materiali organici che lo compongono vengono sostituiti da minerali pur mantenendo la struttura originale del legno stesso.

Agostino Arrivabene, Athena, 2023, legno pietrificato fossile
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E’ per questo motivo che il legno pietrificato cambia colore, prendendo le tonalità dei minerali presenti nella terra in cui si trova. Dal 2014 l’utilizzo di questi supporti permetteranno all’artista di innestare con maestria e raffinatezza quelle intuizioni pittoriche sorgenti dalle stimolazioni visive delle forme naturali di queste pietre.

Sulla materia-superficie sedimentano gli opposti

Tra Luce – Ombra, Paradiso – Inferno, che si palesano nella veglia e nel sonno mediati dalle immagini associative tra realtà e immaginazione, si muovono gli elementi fantastici. Su piani labirintici, osservati da varie angolazioni e non sempre provvisti di tappeti volanti e uscite di sicurezza che garantirebbero vie di fuga, si snodano viaggi di sogni inquinati dove la narrazione si insinua nei tragitti dell’immagine che diviene finestra verso le città celesti, modello di risveglio alla conoscenza di sé.

Agostino Arrivabene, L’oniromante, 2023-2024, tempera grassa e olio di lino
Al. 119 x La.164 cm.
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Le visioni oniriche offrono previsioni, predizioni, miracoli per affrontare il reale o decifrare il mistero dell’esistere di un Dio Eterno con cui poter dialogare soprattutto quando la vita coglie alla sprovvista, e improvvisamente mette di fronte alla necessità di riformulare la propria esistenza attuando un ridimensionamento che permetta di continuare ad attribuirle significato. Un percorso di crescita, quasi completamente slegato dalla didattica impartita, in anni in cui la temperatura del dibattito sulle arti non era supportata dal contorno problematico necessario, in un clima mutato verso il controllo dei rapporti dell’arte con la vita sociale che la circonda.

Agostino Arrivabene, La grande opera, 2016, olio su lino, Al. 150 × La. 250 cm.
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Ma i problemi della pittura, nelle sue parti fondamentali di Disegno, Invenzione e Colore che dal Cinquecento furono successivamente accostate dalla felice proliferazione di termini nuovi, in Agostino Arrivabene sono rimasti aperti rivelando nel tempo l’acquisizione di quella straordinaria capacità tecnica superiore che lo distingue nel panorama contemporaneo.

Agostino Arrivabene, Il rizoma di Pugin, 2016, olio su lino, Al. 135 x La. 200 cm.
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Elaborazioni sorte dallo studio accurato delle idee sull’arte a partire dall’esaltazione del potere intellettuale del disegno e, per suo tramite, della funzione artistica osservando per primi Leonardo di ser Piero da Vinci (Anchiano, Firenze, 15 Aprile 1452 – Amboise, 2 Maggio 1519) e Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo, 6 Marzo 1475 – Roma, 18 Febbraio 1564). E sarà proprio Leonardo, con il suo rifiuto verso l’avanzata dell’alleanza della pittura con la letteratura, ad affermare, già al tempo, che dire che la pittura “parla” non gli pareva un gran complimento rispetto all’importanza della vista.

Agostino Arrivabene, Il rizoma di Pugin. Particolare, 2016, olio su lino, Al. 135 x La. 200 cm. www.primomarellagallery.com

Rivolgendosi ai poeti sostenne la verità del misterioso e fondamentale linguaggio della natura con viaggi a sorpresa dai risvolti inquietanti.

O scrittore, con quali lettere scriverai tu con tal perfezione la intera figurazione, qual fa qui il disegno? Il quale tu per non avere notizia, scrivi confuso e lasci poca cognizione delle vere figure delle cose […].

Ma io ti ricordo che tu non t’impacci colle parole se non di parlare con orbi […] e non ti impacciare di cose appartenenti alli occhi col farle passare per gli orecchi, perché sarai superato di gran lunga dall’opera del pittore.

Agostino Arrivabene, Eaexit, 2016, olio su lino, Al. 250 × La. 200 cm.
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Dallo sguardo di queste altezze si è librata la pittura-invenzione di Agostino Arrivabene in cui il sogno, la visione, la memoria, la realtà, caratterizzano le forme in una dimensione mimetica ma attenta al proprio dinamismo e alla logica interna anche lungo la via scientifico-matematica della prospettiva. Sono opere di una propria esistenza che compongono il continuo orientarsi di un uomo con lo studio e la ricerca, in viaggi extramondani dove protagonisti e figure comprimarie, su ogni superficie, danno luogo ad una narrazione che si immilla in mille altre.

In questa nuova opportunità espositiva, che passa dall’innocenza all’esperienza e ad una possibile visione di eternità, è offerta la traccia di un percorso che procede per verità necessarie ed eterne. L’arte partecipa all’ordine metafisico del mondo ed entra a farne parte attraverso la forza autonoma della fantasia e della creatività che si affida all’ispirazione di una nascita, nata altrove e depositata sulla terra.

Arrivabene condivide gli studi relativi all’immaginazione di Jacob Bohme (Alt Seidenberg, Germania, 24 Aprile 1575 – Gorlitz, Germania, 17 Novembre 1624), filosofo, teologo, mistico luterano tedesco e William Blake (Londra, Inghilterra, 28 Novembre 1757 – Londra, Inghilterra, 12 Agosto 1827) poeta, pittore e incisore. E’ l’immaginazione che ci consente di percepire la vita oltre la fisicità in quanto facoltà indipendente, o meglio, immortale.

L’occhio interiore del Maestro si apre nella sfera immaginativa dove germina la creazione di luoghi dell’infinito mai finiti e che vivono dentro ognuno di noi, nati per essere liberati dove l’impossibile si fa vero. Nella spirale interiore di Agostino Arrivabene l’esperienza comprende e si completa nel pensiero creativo d’immaginazione, di energia istintiva, d’emozione dove i frammenti incompresi del sogno si ricompongono per illuminare l’oscurità.

La pubblicazione delle immagini fotografiche in questo articolo della Rivista Digitale ReWriters è stata autorizzata dalla Galleria Primo Marella Gallery e da Agostino Arrivabene.

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