Altre utopie. Festival delle culture queer
"Altre utopie. Episodi dal sottobosco queer" è un festival organizzato dalla libreria Antigone che si svolgerà a Milano e Roma dal 6 al 12 ottobre.

"Altre utopie. Episodi dal sottobosco queer" è un festival organizzato dalla libreria Antigone che si svolgerà a Milano e Roma dal 6 al 12 ottobre.

“Ci sentiamo stanch*, un po’ impaurit*, e anche molto arrabbiat*”. Così inizia la presentazione del festival Altre utopie. Episodi dal sottobosco queer che si svolgerà a Milano e Roma, presso le due sedi della Libreria Antigone, dal 6 al 12 ottobre.

Le nostre vite, i nostri corpi e le nostre culture sono attaccati da più parti:
dai pro-vita e da vecchi e nuovi fascismi, dalle istituzioni che ci cancellano,
dalla violenza nelle sue diverse forme autoritarie che ci colpisce,
da un liberismo sempre più sfrenato che ci vuole consumator* solitar*, da una cultura della performance che trasforma anche la cura in merce. In un clima in cui alcuni settori che facevano o fanno parte del nostro movimento scelgono di allearsi con le destre o con i responsabili del genocidio in Palestina, mentre il capitalismo ci mostra la capacità di essere rainbow, green o nero in base alla convenienza del momento, abbiamo ancora più bisogno di spazi in cui riconoscerci come comunità, perché sentiamo e percepiamo una necessità di aprire dialoghi che partano dal desiderio, e non solo dal trauma, dalle storie, scritte e parlate, da quel sottobosco che è capace a resistere perché mai ha smesso di pensare, praticare e proliferare.Con gli strumenti a nostra disposizione, con l’aiuto delle comunità che ci sostengono, con la complicità de* compagn* e amic* con cui percorriamo strade, proponiamo Altre Utopie. Episodi dal sottobosco queer: una settimana di incontri e dibattiti a Milano e a Roma, per confrontarci su alcuni dei temi che riguardano le comunità lgbtqia+ oggi, quali l’invecchiamento, i diritti civili e le nostre (s)famiglie, le politiche di pinkwashing, il desiderio queer, e altri ancora.
Fuori dalla logica dell’evento, della vetrina, della prestazione, pensiamo ad un festival per continuare a farci domande, sperimentare, costruire legami e disaccordi, un momento di mutuo appoggio, di confronto, di rabbia condivisa e tenerezza radicale per costruire alleanze e conflitti, senza pretese di purezza, esaustività o infallibilità, ma con la voglia di ascoltarci davvero. Proveremo a farlo perché Antigone da sempre si è posta l’obiettivo di dare un contributo ai nostri percorsi culturali, sociali e politici, perché se l’editoria e la cultura indipendente evolvono lo fanno anche e soprattutto in reazione ai mutamenti sociali.
Altre Utopie perché rappresentiamo l’alterità anche dalla norma dell’immaginazione, perché il nostro sogno è la realtà, e non potremmo non volerlo condividere il più possibile, negli spazi che dal basso trovano energia per allargarsi, vivere ancora, con altr*, altrove, insieme.
Per presentare questo importante appuntamento, ho intervistato Mauro Muscio, fondatore della Libreria Antigone.
“Ci sentiamo stanch*, un po’ impaurit*, e anche molto arrabbiat*”. Inizia così l’appello alla costruzione di Altre utopie, festival letterario (politico?) della Libreria Antigone di Milano e Roma, in programma dal 6 al 12 ottobre. Perché dare forma a questi sentimenti tramite un festival letterario?
Più che un festival, e ancora più che un festival letterario, abbiamo pensato inizialmente soprattutto ad un momento/luogo per incontrare e far incontrare persone, militanti, attivist* e curios* delle comunità queer con cui tutto l’anno ci interfacciamo. Presentando spesso libri e organizzando dibattiti ci siamo accort* infatti che ci sono alcuni “grossi” nodi che attraversano le nostre realtà, alcune di queste nominate come tali, altre invece neanche nominate politicamente. Da qui l’idea di provare a costruire un contenitore per approfondire alcuni di questi temi. Per ragioni logistiche, organizzative e lavorative la scelta di quali argomenti e del taglio di discussione da dare a questi le abbiamo scelte internamente, ma l’obiettivo rimane far partecipare le persone per parlare, confliggere dialetticamente, discutere e confrontarsi.
Quali saranno i temi affrontati durante i sei giorni? Vuoi anticiparci qualcosa del programma?
Certo! Ci saranno due momenti dedicati alle comunità trans* e ad alcuni argomenti particolarmente legati a quest*; uno di analisi dei fenomeni di radicalizzazione neofascista e terf, l’altro invece avrà una forma di autocoscienza per le comunità trans* mascoline/non binarie. Parleremo poi di invecchiamento e comunità queer, di scuola e ricerca, di pinkwashing, omonazionazionalismi (a partire dal genocidio in atto presso i territori palestinesi ad opera del colonialismo israeliano). Ci sarà un momento che avrà una taglio più letterario/editoriali e altri ancora. Il tema di fondo sarà il presupposto del festival: le forze politiche e culturali neofasciste e ultraliberiste stanno facendo il loro lavoro; e noi? Abbiamo strumenti intellettuali, pratiche, abbiamo una storia e un archivio che rischiano di perdersi o, ancora peggio forse, di diventare un museo, da osservare come qualcosa di lontano, con cui non dialogare. Forse invece dovremmo superare sia nostalgie sia lutti o musei e tornare a creare vere forme di reti resistenti, pensanti, capaci non di superare i conflitti interni, ma di renderli elementi di crescita collettiva e forme, almeno, di resistenza.
Nel breve racconto Quelli che si allontanano da Omelas, Ursula Le Guin dipinge il quadro di un paese utopico, felice e armonioso, la cui apparente perfezione rivela una logica sacrificale spietata. La letteratura fantascientifica, in casi come questo, ci pone interrogativi scomodi ma necessari sul nostro rapporto con l’immaginazione politica, con la costruzione di alternative al capitalismo, con l’interiorizzazione della violenza, e ci ammonisce sempre a non ricondurre le dinamiche di potere a visioni semplicistiche. Che ruolo ha oggi per te l’immaginazione politica, in un contesto di disillusione e realismo politico diffuso?
L’immaginazione ha un ruolo importantissimo; e forse dovremmo riscoprirlo perché in parte mi sembra che il razionalismo scientifico si sia imposto come unico quadro di impostazione mentale per la lettura dei fenomeni; non intendo ovviamente mettere in discussione il principio della razionalità di per se, ma sento il peso di un’ansia degli schemi entro cui muoverci, quando sappiamo invece che spesso, nella storia e nei processi di cambiamento, un ruolo fondamentale lo ha avuto l’irrazionale, il lancio nel vuoto, l’assalto al cielo appunto. Un conto è comprendere i fenomeni, con gli strumenti materialisti e scientifici, ricordando però che dietro agli aggettivi con cui qualifichiamo esistono rapporti di potere sempre, un altro è spegnere quella parte del cervello legata all’entusiasmo, alle sfere emotive, al non solo pensare ALTRO, ma immaginare noi stess* come altro, altre o altr*.
Il capitalismo, l’imperialismo, ma anche i vari domini di stampo eterocispatriarcale e abilisti si reggono su rapporti materiali, simbolici, psichici ed economici all’interno della non ridistribuzione del potere, e provare a scardinare vari pezzi di questo tragico quadro significa proporre di immaginare. La cultura, soprattutto se indipendente, risente certamente delle condizioni materiali in cui opera, ma per sua costituzione si lega e si genera in uno spazio “astratto” che vive di immaginazione, di fantasia, di uscite temporanee dal qui ed ora. In Occidente abbiamo paura dei fascismi e della guerra, in altre parti del mondo dittature e guerre non si fermano da decenni. Le politiche identitarie, utili in alcuni momenti e di fronte ad alcuni avversari, mostrano bene la loro efficacia quando ci rendiamo conto che l’avversario è un vero e proprio nemico e quando il potere lo leggiamo anche come verbo, quando cioè non possiamo fare/agire perché qualcun’ altrO ha potuto imporre qualcosa. La cultura indipendente rimane uno spazio in cui possiamo, e questo forse è già un buono slancio di partenza.
