Immaginate di aver voglia di riposo. Immaginate che la città rumorosa vi abbia sopraffatto. Immaginate che non ce la facciate più tra cantieri, traffico, città. Ecco, se tutto ciò vi appartiene, vi suggeriamo di prendere in considerazioni le nuove frontiere di intrattenimento culturale che, da NY, approdano finalmente a Roma. Stiamo parlando dei Silent Reading Party cui potrete partecipare da Forof, nell’ambito dei Caffè Culturali Contemporanei.

I Silent Reading Party

I Silent Reading Party sono iniziative insolite, potremmo dire al rovescio, in cui l’elemento distintivo è quello di fermarsi a pensare e a leggere. L’idea è nata da quattro amici di NY, che invece di sedersi al solito bar, circa un anno fa decisero di concedersi un momento di riflessione e dedicare del tempo alla lettura.

In realtà, possiamo rintracciare le radici di questo tipo di intrattenimento nei caffè culturali dei primi del Novecento, tra cui spicca il celebre Cabaret Voltaire, ma anche il Bal Tic Tac, un locale di matrice futurista che aprì a Roma subito dopo la Prima Guerra Mondiale. Questi spazi d’incontro erano frequentati dagli intellettuali dell’epoca, che vi si riunivano per scambiarsi idee, opinioni e visioni.

I Caffè Culturali Contemporanei di Forof, lo spazio guidato da Giovanna Caruso Fendi, hanno quindi la caratteristica del canone inverso: dopo aver ascoltato le poesie curate dalla Setta dei Poeti estinti, selezionate da Emilio Fabio Torsello e Mara Sabia, in tema con l’argomento prescelto per la serata, i partecipanti saranno chiamati a trovare il loro angolino, tra gli spazi della Basilica Ulpia, per dedicarsi alla lettura. Il libro è d’obbligo, se in tema con la serata, meglio ancora.

Godendo della possibilità di restare in silenzio negli ambienti antichi della Basilica Ulpia, la lettura avviene nella più totale concentrazione. Anche i telefoni tacciono, lasciati all’ingresso prima di avventurarsi in questo viaggio nel ventre della terra, nel cuore dei libri, nella storia a ritroso. In un mondo iperconnesso, nei Caffè Culturali Contemporanei vige invece la disconnessione.

Forof, tuttavia, apporta una significativa trasformazione al genere dei caffè novecenteschi e newyorchesi, inventando così una diversa attribuzione semantica al modello e ricontestualizzando i caffè culturali nel presente attraverso una formula innovativa, quasi un hapax intellettuale. Arricchisce il concetto non solo con il confronto diretto, ma anche con il brindisi.

Condividere le proprie riflessioni

Al termine della lettura, infatti, i partecipanti sono invitati a condividere le proprie riflessioni sulle letture appena ascoltate e selezionate dalla Setta dei Poeti estinti o scambiarsi opinioni sul tema centrale della serata, per poi concedersi un brindisi curato da Rimessa Roscioli. Se un tempo erano gli intellettuali futuristi a segnare la scena culturale nei caffè contemporanei, ora sarete voi, a distanza di cento anni dal Cabaret Voltaire, a prendere parola, esprimendo pensieri e riflessioni in un contesto confidenziale, evocando il senso per cui questi luoghi erano nati: favorire aggregazione e scambio.

L’evento consente, inoltre, di visitare la mostra Nimbus Limbus Omnibus dei Gelitin/Gelatin in esposizione fino al 30 giugno 2025, di cui abbiamo già parlato qui.

I due appuntamenti precedenti hanno esplorato i temi della libertà e del profumo, argomenti molto cari a Forof. Non dobbiamo infatti dimenticare che questo era un luogo simbolo di libertà. Nell’antica Roma, l’istituto della manumissio rappresentava una pratica diffusa che permetteva agli schiavi di essere affrancati dalla condizione servile, aprendo alla libertà attraverso lo stato intermedio di liberto. Questi rituali si svolgevano nell’Atrium Libertatis, ambiente rintracciabile all’interno della basilica Ulpia. In questi spazi, gli uomini e le donne di 2000 anni fa sperimentavano la riconquista della loro indipendenza e la possibilità di autodeterminarsi.

Questa stessa libertà di espressione, di narrazione, è quella che si può esperire nel partecipare ai Caffè Culturali Contemporanei. Il tema dell’evento in programma per il 28 marzo sarà la fragilità, in tutte le sue accezioni.

Gli spazi sotterranei della Basilica Ulpia ritrovano dunque la loro dimensione silenziosa, cui sono stati destinati dallo scorrere del tempo, offrendo spazio ai pensieri inespressi.

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