Arriviamo alla zeta partendo dalla A, perchè di certo non tutti sanno che cosa sia l’abilismo, che per altro si trova anche nel Manifesto ReWriters. Ci aiuta il video che Giorgia Meneghesso ha realizzato per Aware – Bellezza Resistente, un collettivo affine al Movimento Culturale ReWriters, impegnato per la trasformazione culturale attraverso la promozione dell’inclusione e della pluralità progettando nuovi modi di relazionarsi, lavorare, divertirsi, vivere (aware in inglese significa essere consapevoli, in giapponese significa partecipare alla bellezza sfuggente delle cose, una bellezza orizzontale capace di rigenerarsi attraverso l’incontro e l’esperienza).

Cantante e insegnante, Giorgia Meneghesso ha alle spalle una lunga attività live supportata dallo studio di diverse tecniche vocali come il voicecraft e il mix singing. Tra i diversi progetti come protagonista (dalle cover band ai coro gospel), spicca il lavoro sulla rivisitazione in chiave acustica di differenti generi musicali, dal rock, al pop, al jazz, in formazione duo con diversi chitarristi. Ma Meneghesso è anche la rappresentante regionale di As.It.O.I, Associazione Italiana Osteogenesi Imperfetta, con cui svolge attività di informazione sulla conoscenza della patologia, attivista sul contrasto all’abilismo. Oggi ha unito queste due strade, e usa l’arte e la musica come strumento di sensibilizzazione, collaborando con diverse associazioni a livello internazionale (Oife, Care4Bones).

Proprio in nome dell’intersezionalità, della non-conformità, di una società nuova, basata sulle parole-chiave di Aware che sono inclusività, eterogeneità, appartenenza, partecipazione, accoglienza, apertura, impegno, cura, attivismo, empatia e intreccio, arriva la possibilità di fare esperienza di nuovi modi di entrare in relazione con l’altro.

Stiamo parlando del weekend di Capodanno (31 dicembre-2 gennaio): nell’ecovillaggio umbro Centro Panta Rei (PG), via a musica: arte, laboratori, workshop e moduli esperienziali per riscoprire nuove possibilità di futuro, finalmente lente, umane e sostenibili. Il claim dice: Sarai statə felice del tuo 2021? Avrai amato abbastanza? Noi ci auguriamo di sì. Ci vediamo lì dove si tirano le somme, Capodanno è vicino.

Tra futuro e passato, conta il presente – dice Antonella Sartorelli, attivista del collettivo Aware e tra le ideatrici del concept dell’evento di Capodanno – essere capaci oggi di mescolare la tradizione con il futuro, ingaggiando battaglie per l’affermazione delle più elementari forme di aggregazione. C’è il tentativo di riavvicinarsi. Raccontare un modo di prefigurare e lavorare al cambiamento prima che accada. Nella precarietà del presente vogliamo affermare che sì, esistono futuri ecologici critici e liberi”.

Fondamentale, adesso, in quest’epoca buia di pandemia che ha spezzato e diviso le persone, gli amici, i gruppi, le società, mettendo ancora di più gli uni contro gli altri, alimentando paura, dubbio, diffidenza, disagio, senso di persecuzione e di instabilità.

Occorre prenotarsi, proprio nel rispetto del protocollo anti-Covid, anche perchè il programma fa gola a molti e molte: ci saranno artisti internazionali come Damiano Della Torre (già musicista di Joe Cocker, Miriam Makeba, PFM e Tom Jones), Stèv e Isabella Fabbri, oltre a nuove promesse del panorama pop italiano come Le Nora. Ma ovviamente anche workshop non convenzionali, dai laboratori di manipolazione dell’argilla cruda e del cuoio, alle attività di distensione corporea, come sedute di yoga integrale e incontri di pratiche corporali basate sulla danza.

Il contrasto all’abilismo – dicono dal collettivo – è uno dei nostri punti fermi. Il Festival sarà uno spazio aperto e libero dove accogliere diventi il modo naturale di incontrare. Dove si ascolta e si dà voce. Dove ti viene da ballare anche se pensi di non saperlo fare. Perché non c’è giudizio, ma rispetto. Perché trovi curiosità per la tua storia. Perché c’è un po’ quel di tutto che fa sentire insieme. Per noi è importante promuovere un intreccio generazionale tra persone di diversa estrazione, età, esperienze, abilità, al fine di aprire un tavolo di lavoro collettivo sulle possibilità di un futuro realmente collettivo”.

La location che è stata scelta è molto significativa, un ambiente naturale ispirato ai principi della bioedilizia e dell’autosufficienza energetica. Il Centro Panta Rei, infatti, è un villaggio ecologico che si espande su 162 ettari, nato dal recupero di strutture zootecniche abbandonate, un luogo circolare in cui la sapienza dell’edilizia primitiva si mescola alle possibilità dell’ingegneria moderna.

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