Da un mese circa è disponibile il servizio di tracciamento digitale, introdotto dalla Commissione europea su invito degli Stati membri, per rilevare casi di positività al virus e risalire alle fonti di contagio.

Grazie all’interoperabilità tra le app di tracciamento dei contatti dei vari paesi europei, questo strumento si prospetta di grande portata, suscitando molte aspettative in termini di contenimento della diffusione del virus. E a ragione. Se combinato con un’efficace strategia di testing e con il tracciamento manuale, può contribuire a spezzare la catena di trasmissione delle infezioni a livello transfrontaliero.

I primi paesi che hanno collegato le proprie app di tracciamento al gateway sono state: la Germania con corona-warnapp, l’Irlanda con COVID tracker  e l’Italia con Immuni. Altri paesi, che hanno introdotto sistemi di tracciamento nazionali, stanno seguendo l’esempio dei  tre pionieri (una panoramica dei paesi europei che hanno aderito al servizio, in continuo aggiornamento, è disponibile qui).

Le app dei singoli paesi, basate su sistemi decentrati (quelli in cui i dati sono calcolati nell’app dell’utente e non dal server centrale del sistema sanitario nazionale) sono capaci di interagire tra di loro. Il funzionamento del sistema è semplice ed efficace: in caso di spostamenti transfrontalieri (che la Commissione europea ha tuttavia limitato ai casi di necessità e urgenza), gli utenti che hanno installato l’app del proprio paese e si recano in un altro che ha un altro sistema di tracciamento, in virtù del principio di interoperabilità, possono beneficiare delle stesse funzionalità del sistema sia nel proprio paese che all’estero. È sufficiente quindi un’unica applicazione per sapere se si è venuti in contatto con qualcuno risultato positivo al virus.

Il tracciamento, la cui partecipazione è volontaria, è basato su una tecnologia di prossimità Bluetooth; in esso 21 app sono attualmente interoperabili.

Essendo i dati sanitari sensibili, i criteri di sicurezza per il loro utilizzo sono rigorosi e solo dopo aver rispettato un protocollo che prevede diversi test e controlli le app nazionali, previo aggiornamento, possono esser collegate al sistema. Inoltre le informazioni raccolte dal server del sistema europeo sono ridotte al minimo, anonimizzate e conservate solo per il tempo strettamente necessario a risalire alle infezioni (massimo 14 giorni): i dati raccolti sono quelli aggregati che, non consentendo l’identificazione, non possono essere considerati personali in base al Regolamento sulla Protezione dei Dati Personali, GDPR.

Un bel passo avanti nell’identificazione dei contagi, che prevede lo sfruttamento di tecnologie sofisticate in un’ottica di coordinamento inter-statale. Ma non è tutto. Per sostenere gli Stati e sfruttarne al meglio il potenziale, oltre a prevedere l’obbligatorio inserimento del sistema di tracciamento europeo nei piani di prevenzione e risposta alle crisi sanitarie dei singoli Stati, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) stabilirà un proprio sistema automatico di tracciamento usando le tecnologie delle app sviluppate dagli Stati, incorporato nella sua rete di sorveglianza epidemiologica.

 Determinante per l’efficacia del sistema è il lavoro di squadra che deve coinvolgere l’ECDC, la Commissione europea e i singoli paesi, sui quali grava la responsabilità di sensibilizzare e ottenere la fiducia dei propri cittadini. Quante più saranno le persone che con una semplice e rapida procedura si muniranno dell’ app di tracciamento, tanto più alte saranno le possibilità di rallentare una corsa dei contagi che, alla luce dei numeri odierni, sembra inarrestabile.

English version

Covid -19: The European “gateway” on contact tracing is live

Since the last month, the digital tracking service,introduced by the European Commission at the invitation of the Member States to detect cases of positivity to the virus and trace the sources of contagion, is available.

Thanks to the interoperability between the contact tracing apps of the various European countries, this tool promises to raise many expectations in terms of containing the spread of the virus. And with good reason. When combined with an effective testing strategy and manual tracking, it can help to break the chain of cross-border transmission of infections.

The first countries that connected their tracking apps to the gateway were: Germany with the corona-warn-app, Ireland with the COVID tracker and Italy with Immuni. Other countries, who have developed their national tracking systems, are following the example of the three pioneers (an overview of the European countries that have joined the service, continuously updated, is available here).

The individual countries’apps, based on decentralized systems, are capable of interacting with each other. The operation of the system is simple and effective: in the case of cross-border travel (which the European Commission has however limited to cases of necessity and urgency), users who have installed the app in their own country and go to another one that has another tracing system, thanks to interoperability can benefit from the same system functions both in their own country and abroad. Therefore, a single application warning if you have come into contact with someone who tested positive for the virus is enough.

The tracking system, whose participation is voluntary, is based on a proximity Bluetooth technology ; within it 21 apps based on decentralized systems (those in which the data are calculated in the user’s app and not by the server of the national health system) are currently interoperable.

Since health data is “sensitive”, the security criteria for their use are rigorous and only after having complied with a protocol that provides for various tests and checks can national apps be connected to the system after being updated.

Furthermore, the information collected by the server of the European system is reduced to a minimum, anonymized and stored only for the time strictly necessary to trace the infections (maximum 14 days): the statistical data on the use of the tracking apps collected are aggregated and , as they do not allow identification, they cannot be considered “personal” according to the Personal Data Protection Regulation, GDPR.

In short, a good step forward in the identification of infections, which involves the exploitation of sophisticated technologies in an inter-state coordination perspective. But that is not all. In order to support States and make the most of it, in addition to providing for the mandatory inclusion of the European tracking system in the prevention and response plans to health crises of individual States, the European Center for Disease Prevention and Control (ECDC) will establish its own automatic tracking system using state-developed app technologies, incorporating them into its Epidemiological Surveillance Network.

It is a teamwork that must involve the ECDC, the European Commission and the Member States which have the responsibility of raising awareness and gaining the trust of their citizens. The more people who, with a simple and quick procedure, download the tracking app, the greater the chances of slowing down the race of infections that, looking at today’s numbers, seems unrestrainable.