A volte ci si innamora senza un vero motivo. Uno sguardo, una parola o un sorriso. Oppure un colore, un profumo, un immaginario. Nessuno sa perché, ma quando succede é già troppo tardi per non esserne coinvolti. Anzi, ci sentiamo euforici, belli, fortunati. Ecco: fortunati.
E io lo sono.

Mi sono innamorata tanti anni fa di questo compagno pieno di profumi, di colori e di storie. Il vino. Un matrimonio che oserei dire perfetto. Lui che mi stupisce reinventandosi ogni volta e io che sono pronta a mettere in gioco il passato senza paura di cambiare le mie convinzioni.

La cosa più bella però che possa succedere in questo rapporto fatto di tempo e bottiglie, é andare oltre ed ascoltare quei sognatori che hanno dato corpo a questo amore. I vignaioli. Mi piace chiamarli così. Quando parlano delle loro vigne, oppure quando ascoltano il rumore del mosto che fermenta nei tini, diventano vino anche loro. Ognuno di loro é una parte di storia, quella che rimane in disparte, fuori dai libri, così radicata nel territorio da non capire neanche cosa era prima. Posti dove da sempre i filari hanno riempito gli occhi addobbando colline, terrazze e pendici di vulcani, cambiando colore ad ogni stagione fino a nascondersi nell’inverno.

Ed é qui che comincia, sotto un apparente similitudine, quel mondo dove perdersi é l’obbligo di chi si innamora: la diversità. Come noi, che esseri curiosi, trasformiamo chi siamo in base a ciò che abbiamo assorbito dando spazio alle nostre menti. Così come ogni tralcio, che corre con le sue radici a cercare ciò che lo fa stare bene, attraversando strati di terra ognuno pieno di ciò che serve per donargli personalità. Ma non basta se tutto ciò non può condividerlo con quello che lo circonda. Il sole, il vento, il mare, la montagna, la pioggia, l’erba stessa: infinite variabili che ne regolano l’essere. Potrebbe, come molti, sentirsi arrogante, pieno com’è di infiniti saperi. Invece nel momento più intenso del suo percorso, si affida al suo custode e se ne rende complice, e lui come un vero maestro, lo renderà unico. Meravigliosamente unico. Diverso ogni anno nelle sue sfumature, nei suoi profumi e nei colori e in ogni dove. Persino rivoluzionario.

Già perché, negli ultimi anni, ha avuto la forza di farsi portavoce di una voglia di naturalità suggerita dalla terra che lo accoglie, quasi lei stessa non avesse troppa forza nel farsi ascoltare. Un movimento costante che ha coinvolto giovani e vecchi paladini, alla ricerca di antiche culture contadine. E io? Ancora più innamorata. Compagna gaudente di metodi ancestrali, rifermentati col fondo e macerazioni infinite. Meno male che quando l’ho incontrato diversi anni fa, ho voluto davvero capire chi era questa irresistibile presenza. Ha passato di tutto sin dall’inizio per diventare ciò che adesso rappresenta, almeno per me. È stato cibo, conquista, scambio, filosofia, guerra, storia, economia, scoperta e amicizia. Forse il suo aspetto piu bello, quello che ogni volta sorprende. Un incontro  tra diversi che trovano le parole per condividere il momento. Potrei scrivere di tutte le volte che ha reso le mie giornate indimenticabili solo al suo apparire. Oppure quando anche luoghi apparentemente bui sono diventati magici solo perché ha lasciato la sua impronta.

Vi racconterò ogni volta di un nuovo incontro, come fosse il primo, perché gli amori veri si rinnovano ad ogni sorso.