Gianni Grossi e Mario Paglino erano una coppia nella vita e nel lavoro. Famosi per la loro creatività nel mondo del design e della moda, in particolare nel progetto della bambola Barbie, hanno lasciato un segno profondo in chi li ha conosciuti. La loro storia si è interrotta tragicamente quando un’auto in contromano li ha travolti sull’autostrada Torino-Milano. L’Italia ha pianto due professionisti stimati, ma anche due persone legate da un amore autentico e duraturo.

Il caso dell’omelia

Alla cerimonia funebre, tenutasi nella basilica di San Giovanni Evangelista a Torino, era presente una foto del loro matrimonio civile: un’immagine che parlava con forza, all’ingresso della chiesa, del loro legame. Eppure, nell’omelia pronunciata da don Renzo Cozzi, non vi è stato alcun riferimento alla loro unione. Il sacerdote ha descritto Gianni e Mario come “grandi amici”, parlando del loro “volersi bene” e di una “profonda amicizia”, senza mai usare parole come “coppia” o “amore”.

La scelta del parroco ha indignato molti presenti. Amici, conoscenti e colleghi hanno espresso amarezza per un’omelia che, secondo loro, ha negato l’identità e la verità della coppia. Le reazioni non si sono fatte attendere, soprattutto perché Gianni e Mario non avevano mai nascosto il loro legame e vivevano apertamente la loro relazione.

Intervistato dopo le critiche, don Cozzi ha motivato la sua scelta con queste parole:

“Non volevo che il funerale di quei due si trasformasse in una celebrazione gay. La Chiesa non lo permette”

don Renzo Cozzi in un’intervista

Una frase che ha alimentato ancora di più la polemica. Se da un lato alcuni hanno compreso la volontà del parroco di attenersi alle direttive della Chiesa, molti altri hanno visto in quell’omissione un gesto di esclusione e di sviamento. In un momento in cui si sarebbe dovuto ricordare l’amore e la vita condivisa, si è preferito restare in una zona grigia fatta di reticenze e parole mancanti.

Quello trattato è un caso che ha riaperto un dibattito più ampio sul ruolo delle istituzioni religiose di fronte all’evidenza dell’amore tra persone dello stesso sesso. Al di là della dottrina, resta il bisogno umano di ricordare e salutare chi si è amato per ciò che è stato: non solo un amico, ma il compagno di una vita.

Vi consiglio inoltre una lettura che rispecchia il contenuto dell’articolo. Il libro in questione è Opus Gay. La chiesa cattolica e l’omosessualità di Ilaria Donatio e lo potete trovare qui nel caso foste interessati a maggior informazioni.

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