Il mercato del lavoro per i giovani adulti e le giovani adulte in Italia è incerto: tra stage non pagati o pagati poco, colloqui impossibili e tanti curriculum inviati senza risposta, il futuro sembra difficile da prevedere, e allo stesso tempo ci si aspetta il peggio. In Italia, per un giovane adulto appena uscito dall’università, il mercato del lavoro sembra il girone più profondo dell’inferno, un incubo in cui però devi per forza entrare. Dall’altra parte, le cose non si mettono bene neanche per il nostro paese, vista la fuga di cervelli che non solo non smette, ma continua ad aumentare.

Giovani e lavoro: difficile accordo in Italia

Introdursi nel mercato del lavoro non è una cosa facile, soprattutto per la situazione in cui si ritrova quello italiano: ormai molti giovani esprimono le loro preoccupazioni sui social, mostrando il tipo di annunci con cui si ritrovano a fare i conti. Tra stage pagati poco, orari di lavoro oltre il normale e retribuzione non specificata, il mercato del lavoro sembra essere un labirinto in cui entri e difficilmente riesci ad uscirne vincitore.

Insomma, esci da anni di studi in università, tra esami difficili e tirocini stancanti, sperando di trovare un lavoro da cui partire per crescere professionalmente e riuscire a guadagnare in modo soddisfacente, e invece ti ritrovi tra scegliere lo stage in azienda che non paga o paga poco, e prenderti un lavoretto come camerier* o commess* che è forse anche peggio.

Sentirsi confusi e confuse è il minimo in questo caos generale. Secondo uno studio dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, “Il 68% [dei giovani] vive il processo con un senso di insicurezza e paura di non riuscire a ottenere un’opportunità. Questa condizione emotiva, spesso aggravata dalla mancanza di riscontri positivi, porta molti candidati a perdere fiducia nelle proprie capacità“. Dopo ricerche infinite, un numero enorme di curriculum inviati per stage e tirocini vari, il neolaureato e la neolaureata si ritrova a dubitare le proprie capacità, pensando di essere inadeguato/a con le esigenze del mercato.

Non risiede solo qui il problema, nessuno ci ha mai insegnato come valorizzare le nostre conoscenze: L’89% dei giovani non sa come valorizzare il proprio curriculum e affrontare un colloquio in modo efficace. I giovani e le giovani d’Italia non sono accompagnati/e durante il loro inserimento nel mondo del lavoro, risultando quasi non idonei alle richieste delle aziende. È ormai risaputo che le grandi e medie aziende utilizzano dei software per la selezione dei candidati che hanno inviato il curriculum: questo esclude a priori chi non sa come funzionano queste meccaniche insidiose.

In sintesi: i giovani si sentono inadeguati, sottovalutati, spaesati, e confusi. Una soluzione definitiva non sembra esserci, ma alcuni giovani intellettuali italiani hanno pensato di affrontare il problema alla radice: cambiare paese.

Il fenomeno della fuga di cervelli tra i giovani

Il mercato sta cambiando e si sta evolvendo in tutto il mondo, ma per alcuni giovani italiani il problema sembra essersi risolto proprio andandosene dall’Italia. Secondo lo studio “Giovani 2024: il bilancio di una generazione”, condotto dal Consiglio Nazionale dei Giovani e l’Agenzia Italiana per la Gioventù, l’Italia ha perso un quinto dei giovani in vent’anni, ovvero 3,5 milioni di italiani under 35, rendendo il nostro paese ultimo in Europa per incidenza dei giovani, un dato preoccupante. Nel 2021, 18 mila giovani laureati hanno optato per l’espatrio per cercare lavoro dopo aver concluso il loro percorso di studi: un incremento del 281% rispetto al 2011.

L’estero sembra essere la soluzione: stipendi più alti, orari di lavoro migliori, e soddisfazione generale e professionale più alta. Sembrerebbe normale, la migrazione dall’Italia c’è sempre stata ed è parte di ogni paese del mondo. Ma questo fenomeno nasce da una necessità per i giovani e le giovani d’Italia di avere migliori opportunità di lavoro, quindi, una vita migliore. Emigrare dall’Italia sembra quasi un obbligo, non un piacere. Così ne parla Alessandro Foti, ricercatore stanziatosi a Berlino dopo la sua laurea in biologia alla Sapienza, che ha scritto Stai fuori! Come il Belpaese spinge i giovani ad andare via proprio sulla base della sua esperienza. Foti descrive la pericolosità di questa situazione: i giovani italiani si sentono obbligati ad emigrare per trovare migliori opportunità, e in Italia non arrivano tanti giovani intellettuali stranieri come negli altri paesi. Quindi ci ritroviamo in una situazione di squilibrio intellettuale, che, spiega Foti, incide negativamente sull’innovazione e sullo sviluppo del nostro paese.

Cosa può fare l’Italia per i giovani

Cercare di far cambiare direzione a questo fenomeno sembra impossibile, ma da qualche parte si dovrà cominciare. Prima di tutto, bisogna aiutare la gioventù italiana, aiutarla prima nell’indirizzamento del percorso di studi, e poi nell’inserimento nel mondo del lavoro in tutte le sue parti: dal creare un curriculum adeguato, all’inserimento vero e proprio in un posto di lavoro che lo aiuti a crescere professionalmente.

Ma dei cambiamenti sono necessari anche alle radici: il sistema scolastico italiano è fermo al dopoguerra, rendendolo obsoleto, soprattutto guardando ai paesi europei più sviluppati, mettendo in difficoltà lo studente e la studentessa per lo studio delle materie.

I cambiamenti devono venire dal governo: fateci capire che tenete al paese e alla sua gioventù. Fateci amare il nostro paese senza sentirci obbligati ad andarcene per una possibilità di vita migliore.

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