Guido Harari-Incontri è a Vicenza. Approfondimenti, nuove fantastiche immagini e una novità
Fino al 26 Luglio 2026 è allestita nella Basilica Palladiana di Vicenza l’esposizione "Guido Harari Incontri". Cinquant’anni di fotografie e racconti.

Fino al 26 Luglio 2026 è allestita nella Basilica Palladiana di Vicenza l’esposizione "Guido Harari Incontri". Cinquant’anni di fotografie e racconti.

Ricordo che fino al 26 Luglio 2026 è mirabilmente allestita nella Basilica Palladiana di Vicenza l’esposizione Guido Harari Incontri. Cinquant’anni di fotografie e racconti. Ho già raccontato del Progetto Espositivo, e delle caratteristiche dell’allestimento a cura degli architetti Giorgio e Giulio Simioni – TRE S Architettura+Ingeneria nell’articolo su ReWriters. Un testo che seguì la prima conferenza stampa di presentazione dell’Esposizione. Adesso è il momento di un altro racconto con nuove splendide immagini e una novità.
Amo la Fotografia di Guido Harari, e credo che questa esposizione riserverà grandi sorprese a molti estimatori del suo lavoro. Il percorso inizia con un riferimento a Light My Fire – Accendi il mio fuoco, capolavoro dei The Doors che pose le basi della rivoluzione culturale della fine degli anni Sessanta. Il 24 Aprile del 1967 uscì in America il secondo singolo dell’album di debutto dei The Doors. Una canzone giunta prima in classifica il 29 Luglio 1967, dove rimarrà per tre settimane, con quella che venne definita un’alchimia musicale del gruppo, resa esplosiva dall’interpretazione di James Douglas Morrison detto Jim (Melbourne, Stati Uniti d’America, 8 Dicembre 1943 – Parigi, Francia, 3 Luglio 1971). Frontman e leader carismatico della band dal 1965 al 1971, in grado di esprimere il desiderio di libertà della sua generazione.

La prima sala accoglie i visitatori con un’esplosione cromatica di pareti interamente tappezzate da locandine da cui rimbalza il suono, meglio definirlo un “sound”: quello del rock, la musica di un mondo idealizzato e da tanti desiderato. Wall Of Sound Gallery & Wall Of Sound Edition è anche il nome della Galleria ad Alba (To) dove collezionisti e appassionati di musica acquistano da tutto il mondo le immagini in edizioni numerate e firmate, libri, grafiche originali. Un nome in omaggio alla tecnica di produzione musicale utilizzata nelle registrazioni di musica Pop e Rock – Wall of Sound o Spector Sound – elaborata nei primi anni Sessanta dal produttore discografico, compositore e cantante Phil Spector, pseudonimo di Harvey Philip Spector (New York, USA, 26 Dicembre 1939 – French Camp, USA, 16 Gennaio 2021). Fu considerato una delle figure più influenti e rivoluzionarie della storia della musica. Wall Of Sound Gallery è il “muro del suono” visivo, ricreato nello spazio simbolico della camera dell’adolescente G. Harari, densa di immagini come lo è la Gallery.

Guido Harari, Wayne Shorter & Herbie Hancock, 1997 – Guido Harari Incontri. Cinquant’anni di fotografie e racconti. https://www.mostreinbasilica.it/mostre/harari/
G. Harari racconta che tutti subissero il fascino di quelle che possono essere definite “icone di una vita senza libretto d’istruzioni”: Beatles, Rolling Stones, Who, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Zappa, i Doors. Il giovane Guido tappezzava le pareti della sua camera per trattenere le emozioni attraverso le fotografie di fotografi come Astrid Kirchherr, Robert Whitaker, Gered Mankowitz, Jim Marshall, Art Kane, Cesare Monti, Gianni e Luca Greguoli, creatori di immagini di cui sentiva di essere già partecipe. Se fosse stato possibile fissare l’emozione stimolata da quella musica ed essere parte di coloro che avevano raccontato per immagini un’epoca con la libertà dello sguardo, il suo sogno sarebbe divenuto realtà. Lungo il percorso della vita, quel sogno, pur essendo mutato molte volte, rimarrà comunque sempre lo stesso: quello di poter raccontare e condividere una passione come «parte di una tribù in cammino».

All’inizio degli anni Settanta G. Harari ha 17 anni. Il suo amore per la musica è strettamente collegato al fatto di ritenerla un elemento di unione, un linguaggio di relazione internazionale. Per accedere a quel mondo, di cui presto farà parte, fidandosi del suo istinto si muove con l’energia e il desiderio di ottenere i risultati che merita. Si infila dietro il palco con abilità e passione vera: quella necessaria per costruire una nuova modalità di vita. Avvolto dalla musica imparerà in fretta avvicinandosi a tutto ciò che le è strettamente collegato e le ruota attorno. Si presenterà direttamente nelle case discografiche, nelle sale d’incisione, ai produttori, ai promoter e agli artisti. Gli anni seguenti saranno vissuti partecipando a grandi tournée, con importanti collaborazioni e copertine di dischi. E’ l’apoteosi del palco, dove il volume è al massimo e si è a diretto contatto con il pubblico. Fotografa i concerti come se si trovasse in studio, indagando la fisicità dei soggetti per catturare elementi espressivi del loro carattere, e con questi entrare in possesso di particolari con cui sviluppare racconti più intimi ed esclusivi: i ritratti. In questi anni si muove in Italia e in Europa con Fabrizio De André, Pino Daniele, Peter Gabriel, Lou Reed, Frank Zappa, Santana, Angelo Branduardi, Joni Mitchell, Gianna Nannini, Duran Duran, Simple Minds.

Ai giornali propone “fototesti” e recensioni di dischi, ma sono le interviste ad appassionarlo maggiormente perché gli permettono di “fotografare” con una diversa modalità. Il dialogo gli consentirà un’ulteriore spazio di privilegio con cui approfondire la ricerca rendendola più completa, di scavo e che permetta di giungere alla definitiva caratterizzazione dell’opera fotografica rendendola distintiva. Con le prime fotografie scattate G. Harari si renderà conto di riuscire a trasferire nelle immagini dei musicisti, percezioni di una comunicazione non verbale. Ad affascinarlo fu soprattutto cogliere istanti durante la dimensione del viaggio, nelle lunghe attese in squallidi backstage, durante le prove estenuanti; un tempo in cui tutto appare sospeso, momenti nei quali del personaggio è possibile scorgere ancora la persona, prima che tutta la macchina organizzativa si muova e diventi spettacolo…circo. La missione del grande fotografo è questa, dalla superficie della carta deve emergere la profondità della donna, dell’uomo: l’umanità.

Guido Harari, Lina Wertmuller, 1997 – Guido Harari Incontri. Cinquant’anni di fotografie e racconti. https://www.mostreinbasilica.it/mostre/harari/
La scelta della giusta attrezzatura per ogni professionista è fondamentale. G. Harari sapendo esattamente cosa potrà essergli utile, acquista flash ispirandosi ad Anna-Lou Leibovitz (Waterbury, Stati Uniti, 2 Ottobre 1949). Si attrezzerà selezionando il materiale con cui allestire un piccolo studio portatile in qualsiasi luogo: in un albergo, un backstage, un palasport, anche sulla strada: considerata luogo d’eccellenza per ritrarre gli artisti in tournée. Da questi spazi d’azione nasceranno una serie di fotografie catturate all’improvviso, in pochi minuti e in circostanze particolari quando le luci, gli sfondi, le angolazioni di ripresa, in quei secondi di tempo a disposizione sono obbligate, poiché in quei luoghi non c’è la possibilità di poter “fare” meglio. Tuttavia, il fatto che la sua tecnica e il suo stile siano sempre stati subordinati all’azzardo e all’incoscienza, l’abilità acquisita gli ha permesso di ottenere il riconoscimento di aver creato opere importanti valorizzando immaginazione e imprevisto.

Guido Harari, Patti Smith, 1996 – Guido Harari Incontri. Cinquant’anni di fotografie e racconti. https://www.mostreinbasilica.it/mostre/harari/
G. Harari dimostrerà al mondo di saper fare il “lavoro duro”: inseguirà e fotograferà i musicisti del cuore. Le prime sale di posa a Milano diventeranno luoghi ideali per infinite sperimentazioni di luci e fondali. Dagli inseguimenti e dagli scatti nasceranno straordinarie fotografie, copertine di dischi e relazioni sempre più importanti che proietteranno all’attenzione del grande pubblico un Autore. Quest’uomo straordinario, stimolato e guidato dalla musica che amava, con la sua maestria ha potuto raggiungere, con la conoscenza dei primi artisti, successivi e infiniti nuovi contatti. Il costante studio, la ricerca e la sperimentazione, hanno strutturano le opere come espressioni della propria sensibilità. I ritratti sono nuovi elementi oltre la musica, che si inseriranno nello spazio di un fondamentale territorio da esplorare.

Guido Harari Incontri. Cinquant’anni di fotografie e racconti. https://www.mostreinbasilica.it/mostre/harari/
Nel 1983, l’esposizione intitolata Rockshots (con la sonorizzazione di Peter Gabriel e David Sylvian) è il bilancio dei primi dieci anni di attività come fotografo musicale, in un tempo immediatamente prima del definitivo distacco da quell’unico contesto ormai divenuto riduttivo. Rockshots partì dal Mulino Feyles di Torino, andò a Milano nell’ex Chiesa di San Carpoforo, infine a Barcellona (Spagna) nello spazio della CaixaForum. La mostra lo porterà a riflettere e a chiedere a se stesso dove andare: Londra o New York? L’Italia, a quel tempo, pur mantenendosi comunque all’apice della scena musicale europea, come lo erano Francia, Germania e Scandinavia, dimostrò essere il luogo ideale in cui poter realizzare i propri sogni. Infatti, negli anni novanta, dopo anni di lavoro da freelance, l’agenzia Contrasto gli permetterà di eliminare definitivamente l’esclusiva etichetta di Fotografo Rock. Un traguardo raggiunto e uno stato di equilibrio mantenuto fino al 2000 anno in cui con la diffusione delle comunicazioni WiFi sarà sottratto spazio alle immagini stampate.

Guido Harari, Renzo Piano, 1998 – Guido Harari Incontri. Cinquant’anni di fotografie e racconti. https://www.mostreinbasilica.it/mostre/harari/
G. Harari ritiene che se non si sia curiosi dell’altra/dell’altro, e non predisposti a riconoscerla/riconoscerlo come parte di sé, non ci potranno essere né tecniche né stili che possano giovare alla buona riuscita della fotografia. Per ottenere un buon risultato sarà necessario esporsi in prima persona e sollecitare i soggetti a fare lo stesso, per “carpire” quelle fondamentali rivelazioni di cui non vi è mai stata consapevolezza. Il giusto tempo d’impegno per realizzare una buona fotografia, sarà l’accettazione implicita di questa sfida. Per fotografare una Celebrity, racconta di dover liberare la mente da tutto l’immaginario depositato nel tempo e di doversi documentare accuratamente per capire fino a che punto potrà spingersi senza forzature. Il Fotografo crea un clima, uno stato d’animo fino a ottenere un ambiente perfetto dove la fotografia (dice…) praticamente nasca da sola. Durante il tempo di uno shooting il livello di concentrazione è massimo ed emozionante, nel silenzio si libera l’energia di corpi in relazione, momenti in cui l’incontro è scambio sinergico, un’azione combinata in contemporaneità per ottenere il miglior risultato. Nello spazio quasi privo di suono sta per nascere una nuova immagine in momenti di graduale abbandono del peso dell’esterno, mentre la concentrazione si affina nella reciprocità dello scambio ininterrotto, e diretto alla ricerca di magici momenti dove cogliere opportunità.

Guido Harari Incontri. Cinquant’anni di fotografie e racconti. https://www.mostreinbasilica.it/mostre/harari/
Italians – Italiani
All’affacciarsi dell’anno Duemila l’immagine dell’Italia si stava opacizzando sempre più. G. Harari sentì la responsabilità di fotografare con un criterio preciso, fare quasi una sorta di censimento dei personaggi eccellenti che in ogni ambito avessero contribuito a rendere celebre la Repubblica Italiana nel mondo. Creò un Progetto di memoria storica per valorizzare volti di umanità d’eccellenza, dal quale elaborare la possibilità di mettere dentro l’obiettivo storie come lascito, una propria eredità donata al futuro. Giuseppe Severgnini, detto Beppe, gli prospettò il lancio di una trasmissione televisiva intitolata Italians. La proposta, immediatamente colta, divenne un work in progress attraverso cui coinvolgere esponenti delle nuove generazioni. A Vicenza troverete un’ampia selezione di immagini scattate in trent’anni di attività di un Progetto tutt’ora aperto.
Il sentimento dello sguardo. I fotografi
Uno spazio è dedicato alle fotografie di fotografi. Di loro G. Harari ha voluto cogliere soprattutto gli sguardi potenti come fasci di luce capaci di aiutarci ad attraversare il buio che ci sta divorando. Mantenendo equilibri diversi ha ottenuto risultati che hanno reso possibile arrivare a ritrarre l’ambiente oscuro e magico delle loro visioni. Un esempio: la camera oscura di Mario Giacomelli, nel tentativo di catturare tutto il possibile del suo processo creativo.

Guido Harari, Vasco Rossi, 1990 – Guido Harari Incontri. Cinquant’anni di fotografie e racconti. https://www.mostreinbasilica.it/mostre/harari/
La straordinaria Architettura dell’Esposizione
Desidero infine ricollegarmi alle opere esposte menzionando, perché non lo si dimentichi, lo studio del progetto di allestimento. Un grande plauso va agli architetti Giorgio e Giulio Simioni di TRE S Architettura+Ingeneria per essere riusciti a creare uno spazio, dentro Lo Spazio autorevole della bellissima Basilica Palladiana di Vicenza. Inoltre, per coloro che desiderassero un accompagnamento “speciale” durante la visita, è prevista la possibilità di avvalersi di un audio-guida con la bella voce narrante dello stesso Guido Harari. Lascio traccia anche del giorno in cui G. Harari ci ha accompagnato personalmente alla visita dell’esposizione, arricchendo il percorso con coinvolgenti storie di approfondimento delle meravigliose fotografie esposte. Sala dopo sala si giunge inevitabilmente all’ultima dove l’istinto è per una standing ovation finale. Si! Perché la scelta di sospendere quelle magnifiche immagini accuratamente fissate al soffitto della Basilica, porta lo sguardo, il pensiero, l’emozione, in alto. Lo stimolo è esattamente quello che si prova a un concerto nel momento in cui esplode istintivo e irrefrenabile l’applauso lungo e caloroso per le amate Celebrity. In questo caso per le opere del Maestro Guido Harari esposte in un geniale percorso dal potente coinvolgimento emozionale.

Un’ultima informazione
Fino al 30 Giugno 2026 alla Rotonda Foschini di Ferrara saranno esposte le fotografie di Guido Harari dedicate a Vasco Rossi nell’esposizione intitolata – VASCO! VASCO! VASCO! https://www.teatrocomunaleferrara.it/vasco-vasco-vasco/
Dalle parole di Guido Harari: «Le fotografie di questa mostra sono tratte da cinque sessions in studio (settembre 1985, febbraio marzo 1987, maggio 1990), due realizzate tra Zocca e Bologna (marzo 1987), una in sala d’incisione (febbraio 1998) e diversi concerti tra il 1985 e il 2007: un’enormità considerata la proverbiale idiosincrasia di Vasco per la macchina fotografica. In linea con certi rituali discografici, molte di queste immagini furono create per la copertina e la promozione di “C’è chi dice no” (ma davvero Vasco si è lasciato impomatare i capelli e truccare come una glam star?) o improvvisate sul momento, come gli scatti in giro per la campagna di Zocca. Ma quando il look si fa approssimativo o il contesto improbabile, per Vasco il rischio della noia si fa alto. Allora meglio puntare l’obiettivo sull’iconica “troncia”, sullo sguardo affilato, e dimenticare il resto. Sia che lo si colga lontano dai riflettori e dal suo stesso mito, sia che lo si osservi su un palco, capace come pochi di “suonare” il suo pubblico, di Vasco colpiscono sempre gli occhi. Sono loro a parlare per lui, senza mediazioni, come certe sue massime fulminanti. Me ne scrisse una sul muro dello studio a coronamento di una delle nostre maratone fotografiche: “Il cielo? il cielo lasciamolo ai passeri».
Immagine in evidenza: Guido Harari – Credit Riccardo Piccirillo
La pubblicazione delle immagini di questo articolo scritto per ReWriters, la testata giornalistica digitale di advocacy sulla sostenibilità sociale fondata da Eugenia Romanelli, è stata autorizzata da Guido Harari.
GUIDO HARARI INCONTRI – 50 ANNI DI FOTOGRAFIE E RACCONTI
VICENZA BASILICA PALLADIANA – Piazza dei Signori
Fino al 26 Luglio 2026
Organizzazione Comune di Vicenza e Musei civici di Vicenza
In collaborazione con Rjma Progetti culturali e con Wall Of Sound Gallery.
Sponsor: Trivellato, Consorzio tutela formaggio Asiago, Oikos Architetture d’ingresso, La meccanica.
In collaborazione con New Conversations – Vicenza Jazz.
Catalogo: Rizzoli Lizard
Partner tecnici: Epson, Bernè, Ciquadro, Creation, Lavezzo studios, Fioroni.
Media partner: Radio Monte Carlo
Giorni e orari di apertura:
Da Martedì a Domenica – Ore 10:00 – 18:00
Ultimo ingresso: 30 minuti prima della chiusura
Lunedì chiuso
Aperture straordinarie: 2 giugno.
Ingresso: intero 12 euro, ridotto 10 euro (audioguida inclusa)
FB Guido Harari – Incontri
IG mostraguidoharari
fb e ig Mostre in Basilica
Caverna Magica Informazioni:
Per info e prenotazioni al set della Caverna Magica www.cavernamagicaharari.com
