Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, ospita in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino: Dorothea Lange per celebrare i 130 anni dalla nascita della fotografa americana.

I suoi scatti sono diventati icone universali per rappresentare la crisi degli anni ’30, raccontando attraverso la fotografia sociale la forza di adottare il genere documentaristico per raccontare la realtà, così da sensibilizzare l’opinione pubblica.

Il suo impegno per la Farm Security Administration (FSA) ha definito gli standard della fotografia dei reportage.

Dorothea Lange, gli anni Venti e Trenta

Il mito americano degli anni Venti incarna i nuovi modelli di vita e economici, che vengono esportati in tutto il mondo, perché rappresentano: libertà, emancipazione e benessere per poi arrivare alla crisi del 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street.

Gli anni Trenta sono rappresentati dalle contraddizioni tra tradizione e modernità, sopra tutto per lo spostamento degli artisti dal vecchio continente che avevano portato le Avanguardie.

Si mischiano le arti americane e le avanguardie europee consolidando la pittura di Gorky e Pollock.

Ogni periodo forte come la Grande Depressione e la ricostruzione dell’assetto economico di un paese, porta necessariamente a un ripiegamento dell’arte su temi territoriali, un ritorno alle radici intimiste dell’arte americana. L’attenzione si sofferma sulle esigenze della popolazione,sui modi e gli scenari della vita americana.

Si raccontano la povertà, le difficoltà di vivere in territori e città
che diventano un luogo da incubo

Questo è stato il racconto fotografico di Dorothea Lange, dove le figure umane vengono immortale come soggetti sopraffatti dalla società moderna in scenari silenziosi, dove il bianco e nerro annienta ogni suono, rumore dove tutto diventa malinconia e solitudine dell’America che con grande fatica stenta a uscire dalla Grande Depressione di cui parlavamo prima.

I suoi scatti documentano l’assurdità delle discriminazioni e leggi razziali, facendo in modo che le persone hanno lasciato tutto per spostarsi.

Le persone che avevano cercato rifugio dalla persecuzione negli Stati Uniti videro le proprie speranze deluse dalle quote d’immigrazione e dai requisiti per ottenere un visto.

Come accade anche ai nostri tempi con i migranti e rifugiati che scappano dalle guerre, che mai come in questo periodo ci riguardano da vicino e sono sempre più spesso davanti ai nostri occhi, perché ognuno di noi può diventare un documentarista di immagini video o fotografiche, grazie alla tecnologia e alla diffusione sul web.

Ma Dorothea aveva una marcia in più anche senza l’aiuto del web: riusciva attraverso i suoi scatti a raccontare il quotidiano catturandone i risvolti emotivi degli esseri umani che incontrava.

Ho avuto la fortuna di vedere questo percorso espositivo e compiere il viaggio.

Il libro che vi propongo parla di lei e dei suoi scatti semplicemente con il titolo di : Dorothea Lange edito da Dario Cimorelli Editore e curato da Monica Poggi e Walter Guardagnini.

La scrittura che diventa immagine e la riflessione su tutti quelli che consideriamo migranti.

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